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fiOrdivaniLLa

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latte&miele

Più bianco del latte, più dolce del miele.

Painting of the week


Nighthawks E. Hopper
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"Io sono matto, tu sei matta."
"Come fai a sapere che sono matta?"
domandò Alice
"Devi esserlo" rispose il gatto "altrimenti non saresti qui".

> Alice nel paese delle meraviglie
January 01

A te, che sei volata in cielo ...

cerco spesso di sopprimere certe forti emozioni negative ma soffrire in silenzio a volte non basta, il silenzio diventa un grido acuto, insopportabile, un dolore incontenibile.

A te che amavi questa canzone, che amavi questo cantante, prima ancora che cantante poeta.
A te che piaceva perderti tra le sue parole, tra le sue musiche. Ti piaceva cantarle o canticchiarle, a Thea. Trascriverle, dedicarle.
Che tu possa sentirla fin lassù e che possa comprendere, guardandomi dentro, quanto alle volte sia doloroso e faticoso accettare tu sia dovuta volare via.

la tua musica ...

     

il tuo testo …

Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.
Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.
Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.
Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c'è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.
E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.
T'ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.
Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso



December 29

#1 ?

Come si fa a gridare al mondo?

December 27

eccezione o regola?

Esiste l'eccezione? Può darsi. Ma io ormai perseguo l'abitudine di universalizzare ciò che è la "frequenza" di un comportamento.
December 07

Semplicemente a te,

migliore amico che abbia mai avuto.
[dai miei pensieri... ]

Mi mancavi davvero tantissimo quella mattina. Il giorno seguente ti scrissi quanto segue...
[...] Mi mancavano quegli abbracci immensi che solo tu fino ad oggi hai saputo (e sai) darmi nei momenti di sconsolazione e di sconforto, senza chiedere per come o perché poiché era già tutto lì, in un abbraccio.
Mi mancavano le nostre risate a crepapelle fino ad avere i lacrimoni agli occhi, senza più riuscire a contenerci. Io che soffocavo le risa emettendo strani sibili, acuti e prolungati, provenienti da un "faticoso" lavoro di organi come laringe, ventricolo e muscolo vocale e glottide... il tutto modulando la voce in un modo assai strano e davvero divertente... e a te questo "suono" faceva ridere da morire e a tua volta cercando di sopprimere la tua risata, che altrimenti sarebbe esplosa in un grido ebbro di euforica gioia e divertimento insieme, facevi smorfie involontarie e facce comiche paragonabili alla spassosa stranezza del mio "suono".

Mi mancavano le battute stupide, anche quelle fatte nei momenti apparentemente meno opportuni, quelli inopportuni per gli
altri, mica per noi. Raramente per noi ci sono momenti inopportuni, soprattutto per ironizzare o alleggerire cose o situazioni altrimenti drammatiche. Quando sto con te non vi è nulla - o quasi - di "tragico"... semmai tutto diviene tragico e insieme comico, tragi-comico. Persino della morte di qualcuno riusciamo senza cattiveria a parlarne con un filo di ilarità. Senza remore.
Poi mancavano i nostri sguardi d'intesa, quelli mi mancano sempre (come tutto di te d'altronde) ché non li ho ritrovati mai in nessun'altro. Mai. Giuro. In nessun'altro.  Occhi sorridenti, occhi compassionevoli, occhi comprensivi, arrabbiati, gioiosi... ma sempre d'intesa.

- "[...] è proprio vero tutto quello che hai detto e anche sulla "morte", quella nostra 'capacità', non è cattiveria ma una cosa fra noi, un nostro saper fare. Inoltre l'intesa, proprio così. L'Intesa, fine. Complicità. E come hai detto, lo sguardo... capiamo, ci capiamo e stiamo zitti, rimaniamo in silenzio. perché tanto non è necessario aggiungere altro. Capiamo e all'occorrenza ridiamo. Capiamo e all'occorrenza diventiamo seri. Capiamo e all'occorrenza ... [...]"

Con te la vita diventa come un bellissimo gioco, con le sue difficoltà e ostacoli da abbattere e saltare. La vita, con te, è come un sorriso a trentatre denti, ovvero il massimo e ancora +1.

Mi mancavano quella mattina e mi manca sempre. Ma cerco di non pensarci, altrimenti sentirei troppo la tua quotidiana assenza materiale.
Ti voglio bene e ti amo, come tu solo sai.



November 04

Autumn

Quanto mi mancava osservare i colori dell'autunno. Sembra passato un secolo dall'ultima volta, invece è soltanto il tempo soggettivo quello che tende ad essere percettibilmente diverso, lungo oppure breve, noioso oppure esilarante, fisso oppure in movimento. La soggettività appartiene al singolo, non alla comunità.
E' passato semplicemente un anno dall'ultimo autunno e non so cos'è che mi da la sensazione che sia trascorso molto più tempo. Ci sono momenti - lunghi o meno lunghi - in cui sia gli occhi della mente che quelli del cuore, non ne vogliono sapere di osservare il mondo. Lo guardano con indifferenza, apatia, superficialità. In quei momenti l'universo intero non avrà allora una buona definizione dell'immagine a colori, bensì in bianco e nero. Per tutto quel tempo i nostri occhi si perdono i colori più belli – e al contempo si perderà per strada anche qualche persona … ma nessuno sconforto per questo, me lo sono ripromessa. Perché sicuramente chi si è perso è qualcuno che non ha saputo aspettare, che non ha avuto voglia di tenerti la mano accompagnandoti nel viaggio più tortuoso e difficile della tua vita.

Quando il mondo non è un’immagine a colori, anche il cuore stesso ci rimette; esso non è più in grado di fare da recettore delle emozioni, pare un pezzo di vetro, di ghiaccio… o una pietra. Qualcosa che, insomma, non avverte altro che freddezza e solo questa è capace di restituire.

La stagione autunnale è arrivata da poco più di trenta giorni ormai, ma soltanto ieri sono rimasta incantata e affascinata dai suoi colori. Significa forse che prima di allora non vi erano colori così incantevolmente belli, così seducenti? Oh no, non è questo. Significa soltanto che qualcosa in me si è schiuso o si sta schiudendo, o magari si è trattato di un bellissimo momento di presa di coscienza. E’ come guardare a lungo un quadro ma senza mai contemplarlo, senza osservarlo, senza indugiare dinanzi ad esso. Ecco, questo non è osservare, questo è fissare. Fissare evoca immobilità, fissità, non-azione.

Al contrario ieri mi è capitato qualcosa di straordinario; sono riuscita ad osservarlo di nuovo “il quadro” – il mondo. Ho nuovamente visto e ricordato cosa e quanto è capace di nascondersi dietro ad una mera immagine, racchiusa in una (significativa) cornice. Significativa e importante, sì, perché è la cornice innanzitutto che fa dell’immagine un oggetto e di questo oggetto un’opera. La cornice trasforma l’immagine in quadro.

Avevo dimenticato gli splendidi vialoni alberati in pieno autunno, i viali camuffati di foglie fresche e vivide
non ancora avvizzite, con i tipici colori autunnali…
Tornavo a casa così, serena, in tarda mattinata. Con gli occhi illuminati dai
tanti colori. Quelli che si vedono solo col cuore e con la mente.

[...] la tua Leggenda Personale. [...] è quello che hai sempre desiderato fare. Tutti, all'inizio della gioventù, sanno qual è la propria Leggenda Personale. In quel periodo della vita tutto è chiaro, tutto è possibile, e gli uomini non hanno paura di sognare e di desiderare tutto quello che vorrebbero veder fare nella vita. Ma poi, a mano a mano che il tempo passa, una misteriosa forza comincia a tentare di dimostrare come sia impossibile realizzare la Leggenda Personale. [...] Sono le forze che sembrano negative, ma che in realtà ti insegnano a realizzare la tua Leggenda Personale. Preparano il tuo spirito e la tua volontà. Perché esiste una grande verità su questo pianeta: chiunque tu sia o qualunque cosa tu faccia, quando desideri una cosa con volontà, è perché questo desiderio è nato nell'anima dell'Universo. Quella cosa rappresenta la tua missione sulla terra. [...]
l'Anima del Mondo è alimentata dalla felicità degli uomini. O dall'infelicità, dall'invidia, dalla gelosia. Realizzare la propria Leggenda Personale è il solo dovere degli uomini. Tutto è una sola cosa. E quando desideri qualcosa, tutto l'Universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio.



“Non si vede bene che col cuore..l'essenziale è invisibile agli occhi... Troppo spesso la prima impressione è proprio quella giusta..non c'è niente da fare lui ha sempre ragione se decide che è così, è così...”


October 24

il tempo

Il tempo scorre inesorabilmente e questa è una delle cose che più mi fa paura, perché su questo mi sento tremendamente impotente.
L'impotenza è la peggiore di tutte le cosapevolezze.
September 20

distance . . .

se le distanze fisiche e materiali si potessero annullare... molte cose cambierebbero.

September 15

la pioggia, il mare.

.. il cielo è nero inchiostro, le nuvole assenti perché disperse nel
buio od occupate a mandare già acqua a catinelle... In cielo più
nessuna stella. La luce dei lampioni rischiara piccoli tratti di strada
e questa luce, nel riflesso delle pozzanghere, ...sembra la luna sopra al
mare che, la sera tardi, riflette sulla superficie dell'acqua che è una
meraviglia.. Mi piace immaginarla così, la luce di questi lampioni.
Come la luna di notte riflessa nel mare.

Dolcemente‘notte...

  

August 31

Artur Rimbaud - da 'Lo sposo infernale'...

questo scritto mi tiene attaccato allo scorrere delle parole, una dopo l'altra. E' talmente scorrevole che mi rapisce, mi tira dentro nel suo vortice di emozioni, pensieri, dialoghi in cui ci coinvolge appieno nella lettura, come se stesse parlando con noi, con lui, con sé, un monologo interiore e chissà cos'altro.

È un demonio, sapete, non è mica un uomo.

Questo racconto suggerisce un distacco dai beni materiali.. al rapporto tra l' "esterno", dove non si può dire sia delineato un confine netto tra "luce" e "ombra/oscurità", e il "come se", giocato su un confine fatto di sfumature, ma anche, per altri versi, di ben precise differenze .

Bello, e quasi struggente nel suo essere così profondo.

_

"Sono schiava dello Sposo infernale, quello che ha dannato le vergini folli. Proprio lui, quel demonio. Non è uno spettro, non è un fantasma. Ma io che ho perso il senno, io che sono dannata e morta per il mondo, - non mi uccideranno!
- Come descriverlo! Non so più neanche parlare. Sono in lutto, piango, ho paura. Un po' di refrigerio, Signore, se non vi dispiace, sì, se non vi dispiace! "
"Sono vedova... - Ero vedova... - ma sì, sono stata molto seria, un tempo, e non ero nata per diventare scheletro!... Lui, quasi un bambino... Le sue delicatezze misteriose mi avevano incantata. Ho dimenticato, per seguirlo, tutto il mio dovere umano.
Che vita! La vita vera è assente. Noi non siamo al mondo. E dove va lui, vado io, è indispensabile. E spesso va in collera contro di me, me, pover'anima. Demonio! - È un demonio, sapete, non è mica un uomo.
Molte notti, quando il suo demonio mi ghermiva, rotolavamo insieme, lottavo con lui! - Di notte, spesso, si appostava ubriaco per le strade o nelle case, per spaventarmi a morte...
A volte parla della morte che fa pentire, degli infelici che sicuramente esistono, delle partenze che straziano il cuore. Nelle bettole in cui ci ubriacavamo, piangevamo considerando quelli che ci stavano attorno, bestiame della miseria. Rialzava gli ubriachi nei vicoli oscuri. Aveva la pietà d'una madre cattiva per i bambini piccoli...
Io lo seguivo, è indispensabile!"
"Vedevo tutto l'addobbo di cui, mentalmente, si circondava: gli attribuivo armi, un altro aspetto. Vedevo tutto ciò che lo riguardava da vicino, come avrebbe voluto crearlo per sé. Quando mi sembrava che avesse lo spirito inerte, lo seguivo, io, in azioni strane e complicate, lontano, buone o cattive: ma ero sicura di non penetrare mai nel suo mondo. Accanto a quel caro corpo addormentato, quante ore della notte ho vegliato, chiedendomi perché volesse tanto evadere dalla realtà. Nessun uomo formulò mai un desiderio simile.
Riconoscevo, - senza temere per lui, - che poteva rappresentare un pericolo grave per la società.
Ha forse qualche segreto per cambiare la vita? No, mi rispondevo, lo cerca soltanto.
Insomma, la sua carità è stregata, e io ne sono prigioniera..
E purtroppo! dipendevo sul serio da lui. Ma che voleva con la mia esistenza scialba e vile? Non mi rendeva migliore, anche se non mi faceva morire!
Tristemente stizzita, a volte gli dissi: 'Ti capisco'.
Scrollava le spalle."
"Così, poiché il mio affanno si rinnovava di continuo, e mi ritrovavo più smarrita ai miei stessi occhi, - come a tutti quegli occhi che avessero voluto guardarmi, se non fossi stata condannata per sempre a essere dimenticata da tutti! - avevo fame della sua bontà, sempre di più. Con i sui baci e i suoi amplessi amici, era veramente un cielo fosco quello in cui entravo, e dove avrei voluto che mi lasciassero, povera, sorda, muta, cieca.
Ormai mi stavo abituando. Vedevo noi due come bravi ragazzi, liberi di vagabondare nel Paradiso della Tristezza. Ci mettevamo d'accordo. Lavoravamo insieme, molto commossi. Ma dopo una carezza penetrante mi diceva: "Come ti sembrerà strano, quando io non ci sarò più, tutto quello che hai passato. Quando non avrai più le mie braccia sotto la nuca, né il mio cuore per il tuo riposo, né questa bocca sopra i tuoi occhi. Poiché un giorno io me ne andrò, molto lontano... E poi devo aiutare altri: è il mio dovere. Anche se non è troppo augurabile... cara anima..."
Di colpo mi sentivo, partito Lui, in preda alla vertigine, precipitare nell'ombra più atroce: la morte. Gli facevo promettere di non abbandonarmi mai. L'avrà fatta venti volte, questa promessa d'amante. Leggerezza, come quando gli dicevo: 'Ti capisco'.
"Ah! di lui non sono mai stata gelosa. No, non credo che mi abbandonerà. Che farebbe? Non ha conoscenti, non lavorerà mai, vuol vivere sonnambulo. La sua bontà e la sua carità, potrebbero dargli diritto al mondo reale? Ogni tanto dimentico la miseria in cui sono caduta: mi renderà forte, viaggeremo, andremo a caccia nei deserti, dormiremo sui selciati delle città sconosciute, senza cure, senza dolori. Oppure mi sveglierò, e le leggi e i costumi saranno mutati - grazie al suo potere magico, - e il mondo, pur rimanendo lo stesso, mi abbandonerà ai miei desideri, alle gioie, alle indolenze.
Oh! la vita d'avventure che esiste nei libri per bambini, a me, che ho sofferto così tanto, per ricompensa, la darai? Non può. Ignoro il suo ideale. Mi ha detto di avere rimpianti, speranze: tutte cose che non devono riguardare me.
Parla con Dio? Forse dovrei rivolgermi a Dio. Sono nel profondo dell'abisso, e non so più pregare. Se mi spiegasse le sue tristezze, le capirei meglio delle sue canzonature? Si infuria contro di me, passa ore ed ore a farmi vergognare di tutto quel che al mondo poteva starmi a cuore, e se piango si indigna. "Vedi quel giovanotto elegante che entra in quella bella casa serena: si chiama Duval, Dufour, Armand, Maurice, che ne so? Una donna si è consacrata all'amore di quell'iniquo imbecille: è morta, e adesso è certamente una santa, in cielo. Tu mi farai morire, come lui ha fatto morire quella donna. È la nostra sorte, noi cuori caritatevoli..."
Certi giorni ogni uomo gli pareva che agisse in balia di deliri grotteschi: allora rideva spaventosamente, a lungo. Poi... riprendeva i suoi modi di giovane madre. Se fosse meno selvatico, saremmo salvi! Ma anche la sua dolcezza è mortale. E io gli sono sottomessa..."

August 23

Princìpi (prìncipi?)

Ogni tanto bisogna ricordare che alcuni dei più significativi – ed essenziali – principi, derivano dalle generazioni più antiche di filosofi e letterati. Un principio fondamentale della tossicologia per esempio, enunciato da Paracelso qualcosa come 500 anni fa, dice: “è la dose che fa il veleno".
Ed io, banalmente, mi domando: la dose fa il veleno anche di sentimenti come la Passione?

[e dell’amore?]



August 22

La casa di Asterione (ovvero il mito del Minotauro) - di J.L. Borges

Fonte: Comedonchisciotte.org

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Nel racconto di Borges risalente al 1949, l'autore affronta il mito di Asterione, meglio noto come il Minotauro, rinchiuso nel Labirinto di Dedalo e infine ucciso dall'eroe Teseo. Quella di Borges è una riflessione sulla diversità, le apparenze e le finzioni: una chiave per interpretare la realtà.

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So che mi accusano di superbia, e forse di misantropia, o di pazzia. Tali accuse (che punirò al momento giusto) sono ridicole. E vero che non esco di casa, ma è anche vero che le porte (il cui numero è infinito)* restano aperte giorno e notte agli uomini e agli animali. Entri chi vuole. Non troverà qui lussi donneschi ne' la splendida pompa dei palazzi, ma la quiete e la solitudine.
E troverà una casa come non ce n'è altre sulla faccia della terra. (Mente chi afferma che in Egitto ce n'è una simile.) Perfino i miei calunniatori ammettono che nella casa non c'è un solo mobile. Un'altra menzogna ridicola è che io, Asterione, sia un prigioniero. Dovrò ripetere che non c'è una porta chiusa, e aggiungere che non c'è una sola serratura? D'altronde, una volta al calare del sole percorsi le strade; e se prima di notte tornai, fu per il timore che m'infondevano i volti della folla, volti scoloriti e spianati, come una mano aperta. Il sole era già tramontato, ma il pianto accorato d'un bambino e le rozze preghiere del gregge dissero che mi avevano riconosciuto. La gente pregava, fuggiva, si prosternava; alcuni si arrampicavano sullo stilobate del tempio delle Fiaccole, altri ammucchiavano pietre. Qualcuno, credo, cercò rifugio nel mare. Non per nulla mia madre fu una regina; non posso confondermi col volgo, anche se la mia modestia lo vuole.
La verità è che sono unico. Non m'interessa ciò che un uomo può trasmettere ad altri uomini; come il filosofo, penso che nulla può essere comunicato attraverso l'arte della scrittura. Le fastidiose e volgari minuzie non hanno ricetto nel mio spirito, che è atto solo al grande; non ho mai potuto ricordare la differenza che distingue una lettera dall'altra. Un'impazienza generosa non ha consentito che imparassi a leggere. A volte me ne dolgo, perché le notti e i giorni sono lunghi.
Certo, non mi mancano distrazioni. Come il montone che s'avventa, corro pei corridoi di pietra fino a cadere al suolo in preda alla vertigine. Mi acquatto all'ombra di una cisterna e all'angolo d'un corridoio e giuoco a rimpiattino. Ci sono terrazze dalle quali mi lascio cadere, finché resto insanguinato. In qualunque momento posso giocare a fare l'addormentato, con gli occhi chiusi e il respiro pesante (a volte m'addormento davvero; a volte, quando riapro gli occhi, il colore del giorno è cambiato). Ma, fra tanti giuochi, preferisco quello di un altro Asterione. Immagino ch'egli venga a farmi visita e che io gli mostri la casa. Con grandi inchini, gli dico: "Adesso torniamo all'angolo di prima," o: "Adesso sbocchiamo in un altro cortile," o: "Lo dicevo io che ti sarebbe piaciuto il canale dell'acqua," oppure: "Ora ti faccio vedere una cisterna che s'è riempita di sabbia," o anche: "Vedrai come si biforca la cantina." A volte mi sbaglio, e ci mettiamo a ridere entrambi.
Ma non ho soltanto immaginato giuochi; ho anche meditato sulla casa. Tutte le parti della casa si ripetono, qualunque luogo di essa e un altro luogo. Non ci sono una cisterna, un cortile, una fontana, una stalla; sono infinite le stalle, le fontane, i cortili, le cisterne. La casa è grande come il mondo. Tuttavia, a forza di percorrere cortili con una cisterna e polverosi corridoi di pietra grigia, raggiunsi la strada e vidi il tempio delle Fiaccole e il mare. Non compresi, finché una visione notturna mi rivelò che anche i mari e i templi sono infiniti. Tutto esiste molte volte, infinite volte; soltanto due cose al mondo sembrano esistere una sola volta: in alto, l'intricato sole; in basso, Asterione. Forse fui io a creare le stelle e il sole e questa enorme casa, ma non me ne ricordo.
Ogni nove anni entrano nella casa nove uomini, perché io li liberi da ogni male. Odo i loro passi o la loro voce in fondo ai corridoi di pietra e corro lietamente incontro ad essi. La cerimonia dura pochi minuti. Cadono uno dopo l'altro; senza che io mi macchi le mani di sangue. Dove sono caduti restano, e i cadaveri aiutano a distinguere un corridoio dagli altri. Ignoro chi siano, ma so che uno di essi profetizzò, sul punto di morire, che un giorno sarebbe giunto il mio redentore. Da allora la solitudine non mi duole, perché so che il mio redentore vive e un giorno sorgerà dalla polvere. Se il mio udito potesse percepire tutti i rumori del mondo, io sentirei i suoi passi. Mi portasse a un luogo con meno corridoi e meno porte! Come sarà il mio redentore? Sarà forse un toro con volto d'uomo? O sarà come me?
Il sole della mattina brillò sulla spada di bronzo. Non restava più traccia di sangue.
"Lo crederesti, Arianna?" disse Teseo. "Il Minotauro non s'è quasi difeso."

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Il racconto è tratto dall' "Aleph" di J. L. Borges, Ed. Feltrinelli.
Nota:
[*] L'originale dice quattordici, ma non mancano motivi per inferire che, in bocca di Asterione, questo aggettivo numerale vale infiniti.

July 18

La forza del vento

Stamattina tempo stranissimo, con luci stranissime e sensazioni altrettanto strane per me, essendo io molto meteoropatica.

Luci particolari, stralci di raggi di un fioco sole trapassano qua e là tra le nuvole, formando qua un arco di luce, là un'ombra.

Nubi gigantesche affollano il cielo, il forte vento forma qua e là mulinelli che portano a volteggiare foglie e cartacce in una spirale senza sosta, una breve ma animata danza la cui musica protagonista è il soffio impetuoso del vento... e quando sono ormai a mezz'aria, liberi da movimenti rapidi e vorticosi, ondeggianti e dondolanti ricadono a terra come piume, tornando ad essere oggetti inanimati di sempre.
July 08

Dimenticanza o rimozione?

Parlavo con una persona ieri, una persona con cui ho condiviso l'infanzia, avendo fatto l'asilo insieme. Mi parlava di quando eravamo piccole, di quanto spesso andavamo io e le altre amichette a casa sua a giocare. Mi sono sentita piccina piccina in quel momento, quasi stupida, in senso lato. Era una di quelle situazione in cui ti ritrovi a pensare di doverti giustificare dal fatto che "lui/lei si ricorda e tu no", ché sembra quasi di trasmettere un pensiero simile a "non è contato niente per me e quindi me ne sono dimenticata". Sembra. Ovviamente non è sempre così.
Succede invece che talvolta si dimentica perché si vuole dimenticare. Ora, a parte questa singolare situazione in cui può darsi sia realmente una dimenticanza dovuta al passare del tempo, stamattina mentre pattinavo per la solita (per chi ormai mi conosce e sa) simil campagna mi sono ritrovata a riflettere su situazioni analoghe.

Intanto, prendendo la situazione qui sopra come spunto, mi domando: se è vero che ci sono situazioni in cui può darsi che le cause di dimenticanza siano dovute al passare del tempo, allora come mai l'altra persona lo ricorda benissimo? Sono d'aiuto le fotografie, quello sicuramente. Cosa che lei mi ha accennato di avere sin dai tempi dell'asilo, appunto. Io no, non le ho quelle fotografie. Foto a parte. Si potrebbe banalmente dire che una persona ha più memoria di
un'altra. Ma è troppo scontato, troppo sciocca come spiegazione o almeno non è quella che io ricerco.

Piuttosto mi domando se una persona dimentica - pensa di dimenticare - perché vuole dimenticare. E allora la dimenticanza-da-scarsa-memoria si trasforma molto più "semplicemente" in rimozione. Cos'è la rimozione? Freud, nella psicanalisi, chiama rimosso il processo di costituzione dell'inconscio che diviene deposito di rappresentazioni legate a una pulsione o a un desiderio, il cui soddisfacimento sarebbe in contrasto con altre esigenze psichiche. Più semplicemente, come meglio preferisco esprimere tutto ciò, è il processo per cui vengono resi inconsci idee, impulsi, ricordi, ecc., che costituirebbero altrimenti fonte di angoscia e senso di colpa; è un meccanismo di difesa contro il loro emergere. E anche in psicologia - che solitamente ha un approccio diverso con l'individuo, vine detto di rimozione un meccanismo psichico che allontana dalla coscienza desideri, pensieri o residui mnestici considerati inaccettabili e insostenibili dall'Io e la cui presenza provocherebbe dispiacere o, di nuovo come detto prima, angoscia.

Infine la mia domanda provocatoria è questa. La maggior parte dei nostri(vostri) vissuti, sono stati dimenticati per la cessata stimolazione involontaria del pensiero, oppure per una cessata stimolazione volontaria del pensiero? Ovvero, "tu" hai dimenticato perché il passare del tempo ti ha portato naturalmente
a rendere meno nitidi i ricordi, rendendoli più evanescenti, oppure è stata la tua volontà a volerlo? E se è vera quest'ultima, perché? - domanda retorica.


un saluto e buona giornata a tutti i lettori.

July 06

#a qualcuno (saprà lui/lei chi?)

ti "apri" con una persona e poi, questa, sparisce. Nemmeno a dirsi "inaspettatamente" poi, perché oramai - molti lo sanno - io mi aspetto un po' tutto da tutti. Cinismo? Sarà. Ma poco importa. Fatto sta che il mio diffidare delle persone aumenta sempre di più e, insieme, si consolida il mio disprezzo per la falsità, anche minima, anche quelle piccole bugie a fin di bene. A a fin di bene per chi scusa!? Fatemi il piacere.
Molte frasi-fatte son diventate solo una convenzione, prive di qualsiasi contenuto e significato, spesso - a ben vedere - senza alcuna connotazione, solo denotazioni convenzionali.




Cambiando "riferimento", "destinatario", anche se rimarrà in entrambi i casi a voi oscuro, ma rimanendo sempre più o meno in tema...

Che stile di vita è quello che si fonda sulle menzogne?
Che tipo di vita sceglie uno/a che, pur pensando di non far del male a nessuno - ma che coscientemente sa bene che non è così - continua a mentire agli altri e persino a se stessa/o?

Eppure a qualche domanda saprei anche rispondere, ma prevarrebbe la rabbia. Non mi rimane che astenermi e riflettere  (e rispondermi) in silenzio.
July 04

E' ancora tempo

E' da molto tempo che non scrivo più qui di me. Di me né delle mie riflessioni, dei miei pensieri, delle mie giornate e "avventure".
Se c'è un perché? Non me lo sono chiesto fino ad ora.  Stanotte poco prima di addormentarmi, d'istinto mi è venuto da scendere dal letto per scrivere un post proprio da mettere qui, ma dalla troppa stanchezza ho dovuto rimandare.. Pensavo me ne sarei dimenticata.. invece eccomi qui.
Se c'è un perché quindi chiedevo.. Sì, un perché c'è, anche se ancora non troppo certo. Non avevo più desiderio che la gente mi leggesse. Perché leggermi significa leggermi dentro. Quando io scrivo, le mie parole sono letteralmente il riflesso della mia anima. Ed è questo ciò di cui non avevo più voglia (voglia o semplicemente paura?), che la "gente", o amici più intimi, sapessero troppo di me, dei miei continui cambi di umore, delle disavventure, ire, gioie e felicità, dolori e angosce.



E ora, intanto, mi chiedo... Che cosa scaturisce un pensiero?
e' vero che la parola "pensiero" può essere utilizzata in riferimento a molti altri verbi...
come ricordare, decidere, immaginare, fantasticare, creare, valutare, credere, ragionare...
Ma è di per sé, le parole connesse al pensiero si usano quando nel vissuto soggettivo di una persona
"c'è qualcosa in più" rispetto a ciò che deriva direttamente dai processi sensoriali.
Un qualcosa in più che può riferirsi al presente, al passato, al futuro..
Ma che cosa muove IL pensiero?


Credo che ricomincerò a scrivere. Sicuramente dopo che avrò dato imminente esame in Economia della cultura mi dedicherò di nuovo moltissimo al mio blog di cucina ma cercherò di ritagliarmi del tempo per tornare a scrivere anche in questo spazio che a lungo mi ha consentito di liberarmi da molte angosce, mi è stato caro e di grande aiuto. Uno spazio troppo prezioso, per me, per buttarlo ora nel dimenticatoio.

A presto..
 
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La vera arte è l'arte antica, intesa come techne, ossia un'arte capace non di rendere il raffigurato più bello di quello che è in realtà, ma che in grado di coglierne e raffigurarne l'essenza. Per questo Aristotele spiega che si gode e si prova piacere anche nel vedere raffigurato ciò che è doloroso e brutto, drammatico o spregevole, perché il piacere che si prova non è infatti vista nel senso di un piacere fine a se stesso ma è d'ordine conoscitivo.
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