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November 04 AutumnQuanto mi mancava osservare i colori dell'autunno. Sembra passato un secolo dall'ultima volta, invece è soltanto il tempo soggettivo quello che tende ad essere percettibilmente diverso, lungo oppure breve, noioso oppure esilarante, fisso oppure in movimento. La soggettività appartiene al singolo, non alla comunità. Quando il mondo non è un’immagine a colori, anche il cuore stesso ci rimette; esso non è più in grado di fare da recettore delle emozioni, pare un pezzo di vetro, di ghiaccio… o una pietra. Qualcosa che, insomma, non avverte altro che freddezza e solo questa è capace di restituire. La stagione autunnale è arrivata da poco più di trenta giorni ormai, ma soltanto ieri sono rimasta incantata e affascinata dai suoi colori. Significa forse che prima di allora non vi erano colori così incantevolmente belli, così seducenti? Oh no, non è questo. Significa soltanto che qualcosa in me si è schiuso o si sta schiudendo, o magari si è trattato di un bellissimo momento di presa di coscienza. E’ come guardare a lungo un quadro ma senza mai contemplarlo, senza osservarlo, senza indugiare dinanzi ad esso. Ecco, questo non è osservare, questo è fissare. Fissare evoca immobilità, fissità, non-azione. Al contrario ieri mi è capitato qualcosa di straordinario; sono riuscita ad osservarlo di nuovo “il quadro” – il mondo. Ho nuovamente visto e ricordato cosa e quanto è capace di nascondersi dietro ad una mera immagine, racchiusa in una (significativa) cornice. Significativa e importante, sì, perché è la cornice innanzitutto che fa dell’immagine un oggetto e di questo oggetto un’opera. La cornice trasforma l’immagine in quadro.
October 24 il tempo Il tempo scorre inesorabilmente e questa è una delle cose che più mi fa paura, perché su questo mi sento tremendamente impotente. L'impotenza è la peggiore di tutte le cosapevolezze. September 20 distance . . . se le distanze fisiche e materiali si potessero annullare... molte cose cambierebbero. September 15 la pioggia, il mare... il cielo è nero inchiostro, le nuvole assenti perché disperse nel Dolcemente‘notte...
August 31 Artur Rimbaud - da 'Lo sposo infernale'... questo scritto mi tiene attaccato allo scorrere delle parole, una dopo
l'altra. E' talmente scorrevole che mi rapisce, mi tira dentro nel suo
vortice di emozioni, pensieri, dialoghi in cui ci coinvolge appieno
nella lettura, come se stesse parlando con noi, con lui, con sé, un
monologo interiore e chissà cos'altro. È un demonio, sapete, non è mica un uomo. Questo racconto suggerisce un distacco dai beni materiali.. al rapporto tra l' "esterno", dove non si può dire sia delineato un confine netto tra "luce" e "ombra/oscurità", e il "come se", giocato su un confine fatto di sfumature, ma anche, per altri versi, di ben precise differenze . Bello, e quasi struggente nel suo essere così profondo. _ "Sono schiava dello Sposo infernale, quello che ha dannato le vergini folli. Proprio lui, quel demonio. Non è uno spettro, non è un fantasma. Ma io che ho perso il senno, io che sono dannata e morta per il mondo, - non mi uccideranno! - Come descriverlo! Non so più neanche parlare. Sono in lutto, piango, ho paura. Un po' di refrigerio, Signore, se non vi dispiace, sì, se non vi dispiace! " "Sono vedova... - Ero vedova... - ma sì, sono stata molto seria, un tempo, e non ero nata per diventare scheletro!... Lui, quasi un bambino... Le sue delicatezze misteriose mi avevano incantata. Ho dimenticato, per seguirlo, tutto il mio dovere umano. Che vita! La vita vera è assente. Noi non siamo al mondo. E dove va lui, vado io, è indispensabile. E spesso va in collera contro di me, me, pover'anima. Demonio! - È un demonio, sapete, non è mica un uomo. Molte notti, quando il suo demonio mi ghermiva, rotolavamo insieme, lottavo con lui! - Di notte, spesso, si appostava ubriaco per le strade o nelle case, per spaventarmi a morte... A volte parla della morte che fa pentire, degli infelici che sicuramente esistono, delle partenze che straziano il cuore. Nelle bettole in cui ci ubriacavamo, piangevamo considerando quelli che ci stavano attorno, bestiame della miseria. Rialzava gli ubriachi nei vicoli oscuri. Aveva la pietà d'una madre cattiva per i bambini piccoli... Io lo seguivo, è indispensabile!" "Vedevo tutto l'addobbo di cui, mentalmente, si circondava: gli attribuivo armi, un altro aspetto. Vedevo tutto ciò che lo riguardava da vicino, come avrebbe voluto crearlo per sé. Quando mi sembrava che avesse lo spirito inerte, lo seguivo, io, in azioni strane e complicate, lontano, buone o cattive: ma ero sicura di non penetrare mai nel suo mondo. Accanto a quel caro corpo addormentato, quante ore della notte ho vegliato, chiedendomi perché volesse tanto evadere dalla realtà. Nessun uomo formulò mai un desiderio simile. Riconoscevo, - senza temere per lui, - che poteva rappresentare un pericolo grave per la società. Ha forse qualche segreto per cambiare la vita? No, mi rispondevo, lo cerca soltanto. Insomma, la sua carità è stregata, e io ne sono prigioniera.. E purtroppo! dipendevo sul serio da lui. Ma che voleva con la mia esistenza scialba e vile? Non mi rendeva migliore, anche se non mi faceva morire! Tristemente stizzita, a volte gli dissi: 'Ti capisco'. Scrollava le spalle." "Così, poiché il mio affanno si rinnovava di continuo, e mi ritrovavo più smarrita ai miei stessi occhi, - come a tutti quegli occhi che avessero voluto guardarmi, se non fossi stata condannata per sempre a essere dimenticata da tutti! - avevo fame della sua bontà, sempre di più. Con i sui baci e i suoi amplessi amici, era veramente un cielo fosco quello in cui entravo, e dove avrei voluto che mi lasciassero, povera, sorda, muta, cieca. Ormai mi stavo abituando. Vedevo noi due come bravi ragazzi, liberi di vagabondare nel Paradiso della Tristezza. Ci mettevamo d'accordo. Lavoravamo insieme, molto commossi. Ma dopo una carezza penetrante mi diceva: "Come ti sembrerà strano, quando io non ci sarò più, tutto quello che hai passato. Quando non avrai più le mie braccia sotto la nuca, né il mio cuore per il tuo riposo, né questa bocca sopra i tuoi occhi. Poiché un giorno io me ne andrò, molto lontano... E poi devo aiutare altri: è il mio dovere. Anche se non è troppo augurabile... cara anima..." Di colpo mi sentivo, partito Lui, in preda alla vertigine, precipitare nell'ombra più atroce: la morte. Gli facevo promettere di non abbandonarmi mai. L'avrà fatta venti volte, questa promessa d'amante. Leggerezza, come quando gli dicevo: 'Ti capisco'. "Ah! di lui non sono mai stata gelosa. No, non credo che mi abbandonerà. Che farebbe? Non ha conoscenti, non lavorerà mai, vuol vivere sonnambulo. La sua bontà e la sua carità, potrebbero dargli diritto al mondo reale? Ogni tanto dimentico la miseria in cui sono caduta: mi renderà forte, viaggeremo, andremo a caccia nei deserti, dormiremo sui selciati delle città sconosciute, senza cure, senza dolori. Oppure mi sveglierò, e le leggi e i costumi saranno mutati - grazie al suo potere magico, - e il mondo, pur rimanendo lo stesso, mi abbandonerà ai miei desideri, alle gioie, alle indolenze. Oh! la vita d'avventure che esiste nei libri per bambini, a me, che ho sofferto così tanto, per ricompensa, la darai? Non può. Ignoro il suo ideale. Mi ha detto di avere rimpianti, speranze: tutte cose che non devono riguardare me. Parla con Dio? Forse dovrei rivolgermi a Dio. Sono nel profondo dell'abisso, e non so più pregare. Se mi spiegasse le sue tristezze, le capirei meglio delle sue canzonature? Si infuria contro di me, passa ore ed ore a farmi vergognare di tutto quel che al mondo poteva starmi a cuore, e se piango si indigna. "Vedi quel giovanotto elegante che entra in quella bella casa serena: si chiama Duval, Dufour, Armand, Maurice, che ne so? Una donna si è consacrata all'amore di quell'iniquo imbecille: è morta, e adesso è certamente una santa, in cielo. Tu mi farai morire, come lui ha fatto morire quella donna. È la nostra sorte, noi cuori caritatevoli..." Certi giorni ogni uomo gli pareva che agisse in balia di deliri grotteschi: allora rideva spaventosamente, a lungo. Poi... riprendeva i suoi modi di giovane madre. Se fosse meno selvatico, saremmo salvi! Ma anche la sua dolcezza è mortale. E io gli sono sottomessa..." August 23 Princìpi (prìncipi?)Ogni tanto bisogna ricordare che alcuni dei più significativi – ed essenziali – principi, derivano dalle generazioni più antiche di filosofi e letterati. Un principio fondamentale della tossicologia per esempio, enunciato da Paracelso qualcosa come 500 anni fa, dice: “è la dose che fa il veleno". [e dell’amore?] August 22 La casa di Asterione (ovvero il mito del Minotauro) - di J.L. BorgesFonte: Comedonchisciotte.org
/*/ Il racconto è tratto dall' "Aleph" di J. L. Borges, Ed. Feltrinelli. July 18 La forza del vento Stamattina tempo stranissimo, con luci stranissime e sensazioni altrettanto strane per me, essendo io molto meteoropatica. Luci particolari, stralci di raggi di un fioco sole trapassano qua e là tra le nuvole, formando qua un arco di luce, là un'ombra. Nubi gigantesche affollano il cielo, il forte vento forma qua e là mulinelli che portano a volteggiare foglie e cartacce in una spirale senza sosta, una breve ma animata danza la cui musica protagonista è il soffio impetuoso del vento... e quando sono ormai a mezz'aria, liberi da movimenti rapidi e vorticosi, ondeggianti e dondolanti ricadono a terra come piume, tornando ad essere oggetti inanimati di sempre. July 08 Dimenticanza o rimozione? Parlavo con una persona ieri, una persona con cui ho condiviso l'infanzia, avendo fatto l'asilo insieme. Mi parlava di quando eravamo piccole, di quanto spesso andavamo io e le altre amichette a casa sua a giocare. Mi sono sentita piccina piccina in quel momento, quasi stupida, in senso lato. Era una di quelle situazione in cui ti ritrovi a pensare di doverti giustificare dal fatto che "lui/lei si ricorda e tu no", ché sembra quasi di trasmettere un pensiero simile a "non è contato niente per me e quindi me ne sono dimenticata". Sembra. Ovviamente non è sempre così. Succede invece che talvolta si dimentica perché si vuole dimenticare. Ora, a parte questa singolare situazione in cui può darsi sia realmente una dimenticanza dovuta al passare del tempo, stamattina mentre pattinavo per la solita (per chi ormai mi conosce e sa) simil campagna mi sono ritrovata a riflettere su situazioni analoghe. Intanto, prendendo la situazione qui sopra come spunto, mi domando: se è vero che ci sono situazioni in cui può darsi che le cause di dimenticanza siano dovute al passare del tempo, allora come mai l'altra persona lo ricorda benissimo? Sono d'aiuto le fotografie, quello sicuramente. Cosa che lei mi ha accennato di avere sin dai tempi dell'asilo, appunto. Io no, non le ho quelle fotografie. Foto a parte. Si potrebbe banalmente dire che una persona ha più memoria di un'altra. Ma è troppo scontato, troppo sciocca come spiegazione o almeno non è quella che io ricerco. Piuttosto mi domando se una persona dimentica - pensa di dimenticare - perché vuole dimenticare. E allora la dimenticanza-da-scarsa-memoria si trasforma molto più "semplicemente" in rimozione. Cos'è la rimozione? Freud, nella psicanalisi, chiama rimosso il processo di costituzione dell'inconscio che diviene deposito di rappresentazioni legate a una pulsione o a un desiderio, il cui soddisfacimento sarebbe in contrasto con altre esigenze psichiche. Più semplicemente, come meglio preferisco esprimere tutto ciò, è il processo per cui vengono resi inconsci idee, impulsi, ricordi, ecc., che costituirebbero altrimenti fonte di angoscia e senso di colpa; è un meccanismo di difesa contro il loro emergere. E anche in psicologia - che solitamente ha un approccio diverso con l'individuo, vine detto di rimozione un meccanismo psichico che allontana dalla coscienza desideri, pensieri o residui mnestici considerati inaccettabili e insostenibili dall'Io e la cui presenza provocherebbe dispiacere o, di nuovo come detto prima, angoscia. Infine la mia domanda provocatoria è questa. La maggior parte dei nostri(vostri) vissuti, sono stati dimenticati per la cessata stimolazione involontaria del pensiero, oppure per una cessata stimolazione volontaria del pensiero? Ovvero, "tu" hai dimenticato perché il passare del tempo ti ha portato naturalmente a rendere meno nitidi i ricordi, rendendoli più evanescenti, oppure è stata la tua volontà a volerlo? E se è vera quest'ultima, perché? - domanda retorica. un saluto e buona giornata a tutti i lettori. July 06 #a qualcuno (saprà lui/lei chi?) ti "apri" con una persona e poi, questa, sparisce. Nemmeno a dirsi "inaspettatamente" poi, perché oramai - molti lo sanno - io mi aspetto un po' tutto da tutti. Cinismo? Sarà. Ma poco importa. Fatto sta che il mio diffidare delle persone aumenta sempre di più e, insieme, si consolida il mio disprezzo per la falsità, anche minima, anche quelle piccole bugie a fin di bene. A a fin di bene per chi scusa!? Fatemi il piacere. Molte frasi-fatte son diventate solo una convenzione, prive di qualsiasi contenuto e significato, spesso - a ben vedere - senza alcuna connotazione, solo denotazioni convenzionali. Cambiando "riferimento", "destinatario", anche se rimarrà in entrambi i casi a voi oscuro, ma rimanendo sempre più o meno in tema... Che stile di vita è quello che si fonda sulle menzogne? Che tipo di vita sceglie uno/a che, pur pensando di non far del male a nessuno - ma che coscientemente sa bene che non è così - continua a mentire agli altri e persino a se stessa/o? Eppure a qualche domanda saprei anche rispondere, ma prevarrebbe la rabbia. Non mi rimane che astenermi e riflettere (e rispondermi) in silenzio. July 04 E' ancora tempo E' da molto tempo che non scrivo più qui di me. Di me né delle mie riflessioni, dei miei pensieri, delle mie giornate e "avventure". Se c'è un perché? Non me lo sono chiesto fino ad ora. Stanotte poco prima di addormentarmi, d'istinto mi è venuto da scendere dal letto per scrivere un post proprio da mettere qui, ma dalla troppa stanchezza ho dovuto rimandare.. Pensavo me ne sarei dimenticata.. invece eccomi qui. Se c'è un perché quindi chiedevo.. Sì, un perché c'è, anche se ancora non troppo certo. Non avevo più desiderio che la gente mi leggesse. Perché leggermi significa leggermi dentro. Quando io scrivo, le mie parole sono letteralmente il riflesso della mia anima. Ed è questo ciò di cui non avevo più voglia (voglia o semplicemente paura?), che la "gente", o amici più intimi, sapessero troppo di me, dei miei continui cambi di umore, delle disavventure, ire, gioie e felicità, dolori e angosce. E ora, intanto, mi chiedo... Che cosa scaturisce un pensiero? e' vero che la parola "pensiero" può essere utilizzata in riferimento a molti altri verbi... come ricordare, decidere, immaginare, fantasticare, creare, valutare, credere, ragionare... Ma è di per sé, le parole connesse al pensiero si usano quando nel vissuto soggettivo di una persona "c'è qualcosa in più" rispetto a ciò che deriva direttamente dai processi sensoriali. Un qualcosa in più che può riferirsi al presente, al passato, al futuro.. Ma che cosa muove IL pensiero? Credo che ricomincerò a scrivere. Sicuramente dopo che avrò dato imminente esame in Economia della cultura mi dedicherò di nuovo moltissimo al mio blog di cucina ma cercherò di ritagliarmi del tempo per tornare a scrivere anche in questo spazio che a lungo mi ha consentito di liberarmi da molte angosce, mi è stato caro e di grande aiuto. Uno spazio troppo prezioso, per me, per buttarlo ora nel dimenticatoio. A presto.. July 03 Parole nel ventoParole nel vento - Stadio Dove sono adesso dimmi,quelle parole d'amore dove sono quei baci e quel tuo modo d'amare così disperato e dolce, tenue come la neve così naturale in tutto, così violento e lieve. E dove va a finire dimmi, l'amore quando non c'è più se tu conosci il posto vado, magari vieni anche tu che ci riprendiamo indietro, quello che abbiamo buttato, perché non posso pensare, che è stato un sogno mancato, e che erano solo... Parole nel vento un lampo un momento un sogno di gloria, la nostra vittoria. Su questo mare piatto di una vita tranquilla, che noi non cercavamo, ma che poi ci attorciglia. Modella i pensieri, amore di ieri, dove sei, dove sei. E come sono adesso dimmi, come stanno le tue mani sono lisce come allora, quando nel buio mi sfioravi. Quando c'era da scoprire, ogni giorno qualcosa quando mi dicevi senti, che buon profumo di rosa ma forse erano solo... Parole nel vento un lampo un momento un sogno di gloria, la nostra vittoria. Su questo mare piatto di una vita tranquilla, che noi non cercavamo, ma che poi ci attorciglia. Modella i pensieri, amore di ieri, dove sei, dove sei. June 15 Un mattino da raccontare post scritto domenica 14 giugno questo mattino è stato meraviglioso... per questo ci tengo raccontarlo. La sveglia (biologica) mi ha fatto aprire gli occhi alle ore 5.00, all’incirca. Mi sono alzata con l’illuminazione di un nuovo tipo di biscotti. Allora ho preso il mio diarietto dove appunto le mie creazioni e ho iniziato a scrivere e appuntare. Poi vi farò sapere se è venuto bene… è abbastanza originale, particolare, da abbinare… ai formaggi! o almeno questa è l’idea. Formaggi non leggeri, ma piuttosto gustosi, saporiti, “spessi”. Sono biscotti alla noce moscata ed essenza di arancia, ricoperti di granelli di zucchero di canna e un mix di pepi e cacao amaro. Ho preparato l’impasto e messo in frigo a far riprendere consistenza al burro… Lo avrei ripreso poi nel pomeriggio: nel frattempo ho preparato la colazione a mia mamma per quando si sarebbe svegliata.. crema di nocciole al cioccolato fondente, pane tostato, yogurt al lampone (fatto da me), una coppetta di pop-corn dolci glassati al caramello e un piattino di burro da spalmare sul pane. Mi sono cambiata, lavata, vestita… e sono uscita in rollerblade. Avevo intenzione di andare fino all’Azienda Agricola di Bollate per prendere il latte crudo.. e così ho fatto. Armata di zainetto, bottiglia in vetro, mp3… Ho impiegato un’oretta.. e dopotutto ne è valsa la pena. Infatti è stato un tragitto meraviglioso quello che ho fatto per arrivare all’azienda, fino ad oggi raggiunta sempre in macchina. Che paesaggi… e che quiete a quell’ora! ..mi sembrava davvero di essere in campagna, mancavano soltanto le vallate, i recinti di case agricole, pecore al pascolo (e poi magari Heidi e Peter :D)… era bello davvero. Quanto più mi avvicinavo alla cascina, tanto più l’odore di stalle, di fieno, di mucche e cavalli riempiva l’aria circostante. E non aspettatevi che vi dica ‘che puzza’, perché a me infonde una sensazione di benessere ineguagliabile. Il percorso è stato a tratti pista ciclabile - marciapiede pedonale – strada e persino un ponte. Quasi tutte le strade costeggiavano caseggiati con immensi giardini verdi, tantissimi campi di pannocchie, di grano, per ora ancora in fase di maturazione. Infatti la semina dei chicchi di mais – future pannocchie – viene solitamente fatta nel mese di maggio: a inizio mese scorso, passando sempre per quelle strade in macchina, vedevo i contadini che col loro grosso “carro” (non mi viene in mente il nome della macchina apposita che usano per seminare nei campi) inseminavano e inseminavano… avanti e indietro per tutto il campo già dalle 6.00 della mattina. ‘na faticaccia. Un mese dopo la semina i chicchi si possono osservare già i germogli – ed è quello che ho potuto vedere io stamattina - Si vedono spuntare dalla terra delle piccole piantine che arrivano poco sopra al ginocchio. Sono di un verde tale che mette gioia solo a guardarlo… illumina gli occhi… e il colore brillante assieme alla tenerezza dell’ancora giovane piantina fanno quasi sorridere e gioire insieme. Durante l’estate la crescita delle piantine di mais avviene a dismisura… Dopo circa tre/quattro mesi le piante raggiungono quasi il metro e mezzo di altezza. Infine, ad ottobre, avviene la spannocchiatura… e la cosa curiosa è che questa viene fatta quando le piante sono ormai diventate secche, quando assumono cioè un colore giallognolo, più sull’ocra, color ocra chiarissimo. Perché è allora che ci si intrufola fra le piante secche per staccare le pannocchie mature. Ricordo che tanti anni fa una bambina andava insieme ai suoi piccoli amici a rubare le pannocchie in questi campi… dico rubare perché è ovvio che non si potrebbe. Questa bimba, come del resto tutti gli altri bambini, non sapevano nemmeno cosa ne avrebbero fatto con quelle pannocchione giallissime… ma il gusto di andare a prendere qualcosa in proprietà private, riempire sacchetti di plastica del supermercato e fuggire a più non posso con il cuore in gola che batte all’impazzata, la paura di essere visti… e tornare a casa col fiatone della corsa e gridare ‘mamma mamma guarda che cos’ho qui!!’ col sorriso stampato in faccia… ecco, tutto questo non ha prezzo. Quella bimba ero io. Più avanti, oltre i campi e le piantine di mais, v’erano poi delle case e ognuna di esse aveva come delle aie, dei cortili antistanti le case che separano le stesse dalla strada con un piccolo giardino. Le mura relativamente alte dei giardini diventavano quasi inesistenti poiché travestite da piante rampicanti Jasminum, stracolme dei loro profumatissimi fiori. Ed è di lì, che passando veloce con i miei pattini, sfioravo meravigliosi gelsomini in fiore, di cui mi inebriavo dell’intenso e intrigante profumo, quasi pungente, forte e quasi estatico. A seguire, qua e là piante di glicine la cui profumazione era sottile ed evanescente; infatti quei glicini – o finti grappoli d’uva ? – erano di un colore violetto sbiadito, poiché evidentemente giunto oramai al termine della sua fioritura, nonostante la pianta rimanga fronzuta fino ad autunno inoltrato. Il percorso a ritroso non è stato una noiosa ripetizione, ma anzi, occasione di ulteriore meraviglia e piacere. May 17 Quando si dice che si "parla solo perché si ha la bocca"Troppo spesso le persone parlano di qualcosa di cui non conoscono nemmeno il significato. Così come parlano di Amore, senza averne mai neppure provato la consistenza materiale, il suo odore, la sua forma. |
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