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September 29 No.Anoressia (?)28 settembre 2007
Il fotografo: «Questa è censura, Milano è cattiva e razzista»
«Via la modella anoressica». Giunta spaccata
Moratti: via tutti i manifesti di Toscani. La
Maiolo: «Non dobbiamo fare i bigottoni». Terzi: «Immagini che non
servono proprio a nessuno»
AUTHORITY - Sul fronte opposto l'assessore allo Sport
Giovanni Terzi, che ritiene corretta la decisione del sindaco. «Sono
contrario a queste forme di pubblicità e le considero inutili perché
non servono alle anoressiche che vedono in quel manifesto un modello di
bellezza e non servono nemmeno a chi anoressica non è». Per questo
l'assessore chiede che, come avvenuto in Francia, sulla vicenda si
pronunci l'authority di garanzia, in modo che siano rimossi anche i
manifesti negli spazi non pubblici. «In questo caso - ha aggiunto Terzi
- la censura sarebbe utile perché permetterebbe comunque di parlare del
problema dell'anoressia e toglierebbe inutili immagini scioccanti».
«CITTA' CATTIVA» - Di «censura», ma in tutt'altro
tono, parla anche lo stesso Toscani, definendo Milano «una città che ha
paura, cattiva e razzista». «Hanno paura di perdere il consenso, il
loro potere - ha detto il fotografo in un'intervista a Radio 105
Classic -. Moriranno eleganti a Milano. Moriranno magri, anoressici, ma
eleganti. È una città che non ha più la generosità di una volta. Che
non ha più né la fantasia, né la capacità artistica di una volta. È una
città seduta, una città cattiva. Una città razzista che non riesce a
risolvere i problemi moderni come tutte le grandi città. Ci conoscono
per le borse e le scarpe che sono prodotti da terzo mondo. Non ci
conoscono per prodotti dell'ingegno». Il Corriere della Sera Non ho parole. Cioè, ne ho ma ora non ho tempo per scrivere, solo che... è tutto quanto una schifezza. Tutto. Toscani in primis ora come ora. September 27 Ingmar BergmanIngmar Bergman. Fantastico. Ci sono alcuni film, generalmente, che guardi e non hai altre parole che "Bello" "Bellissimo" "Si, carino" "ah si .. bravissimi gli attori! Che figo poi quello...!"; altri film invece hanno in sé ben altro che una semplice e banale "bellezza". Hanno trama, hanno storia, hanno senso, hanno una loro psicologia, hanno profondità. Non c'è bisogno che emozionino certi film, ad emozionare è la loro ricchezza.
Ultimamente ho riscoperto questo grande regista, Bergman, che ho sempre apprezzato ma mai considerato quanto ora. Registi come questi mi piacciono in molto molto particolare, non solo perché i loro film mi piacciono "tanto", ma proprio mi appassionano; anche perché, questo tipo di film li ho sempre considerati 'pallosi', lunghi, lenti. Aggettivi che si addicono a film per cui il tempo speso a guardarli "non ti passa più". Beh, Ho cambiato idea. Più che altro ho cambiato ottica, punto di vista.
Ingmar Bergman l'ho sempre stimato come personaggio, perché è ricco, nel senso di 'completo', poiché vanta di una vasta filmografia e teatrografia, da cui molti furono i successi internazionali. Fu regista cinematofrafico, regista televisivo, di sola sceneggiatura, regista teatrale... e non è finita qui: ha scritto anche libri, tra cui "Fanny e Alexander. Un romanzo" da cui il film "Fanny e Alexander". E' la storia di un ragazzo che, erede di una tradizione teatrale, impara ad evadere ed interpretare il mondo attraverso l'immaginazione e la magia. Che rifiuta il rito della morte e i precetti religiosi, fino a constatare l'assenza di Dio. Perché in un mondo dove Dio è morto, anche l' "invenzione" del ragazzo appartiene a quel mondo dell'irrazionale e dell'illusione che per Bergman è la sola speranza di salvezza (e in proposito, intendo in proposito all'illusione, sogno & realtà, irrazionalià e via dicendo, ci tengo a citare una celebre frase di Bergman, tratta dal libro La Lanterna magica - un'autobiografia - che dice .. "In realtà io vivo continuamente nella mia infanzia: giro negli appartamenti nella penombra, passeggio per le vie silenziose di Uppsala, e mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l'enorme betulla a due tronchi, mi sposto con la velocità a secondi, e abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realtà").
Tra i tanti film mi ha colpito molto molto Un mondo di marionette (1980), non so in quanti lo hanno visto ma credo che da parte di molti sentirei dire "non è il mio genere".. e potrei in parte comprendere questa affermazione, anche io ero di questa idea tempo fa. Ma da quando cerco di andare oltre, da quanto cerco di trascendere la semplice parvenza del film, delle immagini (mucchi di fotogrammi).. "oltre", e quindi cercarne l'essenza, l'analisi (le cerco certo e le leggo.. non me le invento io le analisi dei film), i motivi che spingono il regista/autore a narrare una determinata storia.. Allora non ce n'è, mi piace qualunque film abbia, in questo senso, un significato. Questo film, Un mondo di marionette, narra la storia di una follia, di un uomo distrutto dal non-senso e dalla psicosi. Un certo Peter commette un assassinio e la vicenda, durante tutto il film, procede raccontata secondo un particolare modo, come se fosse una ricerca, una "ispezione criminologica investigativa": il film è diviso in "capitoli", si succede nel tempo senza seguire un'evoluzione temporale, cronologica; ogni capitoletto diciamo che è annunciato da una didascalia... procede con salti in avanti e indietro nella temporalità della fabula (cioè dell'intera storia).. per esempio "Venti ore dopo l'assassinio lo psichiatra....", "due ore prima...", "quattro settimane dopo..."
Il tizio è un ricco borghese, benvoluto da tutti.. Comincia però a manifestare dei segni di depressione e "azzeramento" emozionale (cosa terribile secondo me). Il rapporto con la moglie è un rapporto "aperto", con avventurette extraconiugali consapevoli da parte di entrambi. Peter dichiara al suo psichiatra – che è l’amante più assiduo della moglie, e amico di Peter! mamma che puttanaio.. scusate il termine... -, di essere felice di questo rapporto, soprattutto dal punto di vista sessuale. Ma da un periodo è ossessionato da desideri omicidi nei confronti della moglie, e attribuisce questi deliri, ad una disfunzione ormonale. “Persone come te – gli risponde lo psichiatra – non credono all’esistenza dell’anima. Quindi non capisco la tua visita.” Credendo che Peter sia uscito, lo psichiatra chiama al telefono la moglie di Peter, Katarina, e la invita ad andarlo a trovare. Quando arriva decide di non concedersi, di non fare l’amore, perché ama oramai solo Peter. Quest’ultimo – che ha assistito alla dichiarazione d’amore della moglie – rimane assolutamente indifferente, spento. La sensazione di un totale vuoto spirituale e mentale, di una stanchezza assoluta, muove la disperazione (nell’etimo: dis-speranza) di tutta l’investigazione di questo film. La freddezza della “forma” in cui viene narrato questo film affina il senso di tetra, desertica, assenza di luce, di desiderio, che dilania questo mondo di benestanti malesseri. Questo film di Bergman si può dire sia uno dei più duri che tratta la "morte del desiderio".
September 25 Mettere in moto i classici - Un'operazione dada-warburghianaGioconda di Warhol - o più in generale quella riproposta da tanti artisti - , la Gioconda del MotorShow di quest'anno.. "Bella scoperta", come campagna pubblicitaria... Insomma ormai non è una novità, la Gioconda di Loeonardo è stata rivisitata da Warhol, Magritte, Dalì, Botero... sovrapponendosi all'originale, quasi soffocandolo. Possono essere considerate come opere nuove, una rivisitazione (forse anche pregevole), una reinterpretazione, un esercizio di stile. questo è uno spot del canale internazionale dedicato alle news, France 24.
E, come se non bastasse, sul sito di Repubblica compariva un omaggio al Dadaismo, con tanto di Monna Lisa... baffuta... in memory of .. Duchamp!
Infine, Gioconda a parte,
![]() spiritoso... Interessante ^_- "La Ricerca della Felicità""Fu in quel
momento che cominciai a pensare a Thomas Jefferson e alla Dichiarazione
di Indipendenza... quando parla del nostro diritto "alla vita, libertà e ricerca della felicità". E ricordo d'aver pensato: "Come sapeva di dover usare la parola... 'ricerca'?" Perché la felicità è qualcosa che possiamo solo inseguire e che spesso non riusciremo mai a raggiungere, qualunque cosa facciamo. Come faceva a saperlo?" Voi come interpretate questo frammento del film? Io non credo che la felicità si debba inseguire, la felicità è qualcosa che ci si crea, che si trova nelle cose, anche in quelle più piccole. La felicità non è un animale feroce e fuggente che corre va nel tempo e che vai inseguendo. La felicità è un faro sempre acceso che aspetta solo di essere trovato da chi lo vuole veramente. September 23 buongiornobuongiUorno!Ed eccomi già qui! Mi sono svegliata, lavata e preparata... tra un po' devo andare a casa di mio padre poiché oggi c'è il battesimo del mio fratellino Joshua (ha un anno e mezzo circa). Si lo so.. ho dormito poco più di tre ore ma nessuno si spaventi! Per me è quasi normale ^_^ Sinceramente sono tornata per vedere se avevo fatto errori nel post di questa notte... bene, sono di fretta e furia e benché lo abbia guardato e riguardato con altrettanta frettolosità non mi è comunque parso ce ne fossero. Un saluto a tutti auguri Silvia :*La tua festa. Amici tuoi e di Fra a parte, c'eravamo noi. Noi quattro, te, io, Fra e Vane. Legate da un legame passato e fondamentalmente anche presente. E' stata una bella serata, è stato bellissimo ritrovarvi così, tutte insieme, davvero. Ogni volta ci ripromettiamo di non lasciar passare tanto tempo per rivederci nuovamente.. ma poi finisce sempre che passa un anno o qualcosa meno, ma pur sempre tanto, troppo tempo (e non maleditemi nel leggere questo, specifico appunto che mi riferisco al il mio rapporto con il vostro e noi al vostro con me e tra di voi. E' colpa mia se con qualcuno perdo sempre i contatti, lo so, e vi chiedo scusa con sincerità)! E a me non va.. non va così. Perché se c'è una cosa che ho imparato nella vita è che se alcune persone appartenenti in qualche modo al passato permangono continuando a far parte del proprio presente, un motivo valido dovrà pur esserci. E quel motivo probabilmente è che quelle persone valgono molto più di qualunque altra conoscenza. Vi voglio bene care vecchie amiche. September 21 il Piccolo Principe non abbandona la mia mente.Piccolo Principe: Che cosa vuol dire 'addomesticare'?" Volpe: "E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire 'creare dei legami'..." PP: "Creare dei legami?" V: "Certo. Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro' per te unica al mondo". PP: "Comincio a capire…C'e' un fiore... credo che mi abbia addomesticato..." V: "E' possibile, capita di tutto sulla Terra..." PP: "Oh! non e' sulla Terra". N: La volpe sembro' perplessa: V: "Su un altro pianeta?" PP: "Si". V: "Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?" PP: "No". V: "Questo mi interessa. E delle galline?" PP: "No". V: "Non c'e' niente di perfetto" N: sospiro' la volpe. Ma la volpe ritorno' alla sua idea: V: "La mia vita e' monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio'. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara' illuminata. Conoscero' un rumore di passi che sara' diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu' in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi fara' pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano..." September 16 Antiche Religioni.ccStudiando sono venuta a conoscenza di un'interessantissima questione che, ammetto, non sapevo. Vedete cosa significa Conoscere? Vuol dire poter poi prender parte ad un'idea o comunque potersi permettere di criticare o fare delle considerazioni proprie su una determinata cosa. Che bello è Sapere. Leggevo alcuni scritti - per merito della materia che sto studiando, Estetica - che riguardano le differenze tra monoteismo e politeismo. Sono arrivata a leggere alcuni passi di un saggio di Freud sullo scritto “L’uomo Mosè e la religione monoteistica” e successivamente qualcosa riguardo la Bibbia, in particolar modo sulla distinzione mosaica. Attraverso questa "distinzione mosaica" in pratica, con i suoi due comandamenti "non avrai altro dio fuori di me" e "non ti farai alcuna immagine scolpita" (ovviamente l'immagine di cui parla è quella di dio), si mette a punto una netta distinzione tra politeismo egizio (o anche idolatria; e il perché dell’uso di questo surrogato deriva da una serie di teorie e studi che non mi dilungherò a spiegare qui, giusto perché non è lo scopo di questa riflessione) e monoteismo ebraico (la religione ebraica risalente a Mosè).. ma... ...in realtà, il monoteismo, ossia la negazione dell’esistenza di altri dèi, non fu proprio l’intenzione dell’Antico Testamento! Non nel suo insieme almeno. Infatti la comunità confessa: “Tutti gli altri popoli camminino pure ognuno nel nome del suo dio, noi cammineremo nel nome del Signore Dio nostro, in eterno, sempre”. Quindi. Per determinate ragioni morali ciò che anticamente fu scritto con chiare intenzioni e idee, venne poi frainteso o peggio, volontariamente inteso per ciò che “loro” ritenevano più conveniente, per dare forza e maggiore potenza e credibilità alla Chiesa e per far si che questa in qualche modo si distinguesse. Inteso anche per ciò che “loro” ritenevano più conveniente in vista magari di un possibile vantaggio da poterne trarre. In un contesto di ricerca di una “Nuova identità nazionale”ecco che allora il prodotto finale che ne consegue è il monoteismo. Questa nuova conoscenza ha influito positivamente sulle mie idee, ha rafforzato la mia opposizione/intolleranza (anche se opposizione è un termine un po’ eccessivo ma io lascerei questo, giusto per intenderci) alla Chiesa. E quando dico chiesa la intendo in quanto “Chiesa con tutto il suo marciume politico e spesso fittizio-religioso che ci sta dietro e che la sostiene”. Intendo quel “dietro alle quinte”, quel piedistallo che la sorregge e l’innalza. September 14 Inquadrature/ Le "Allegorie" di Garcin e i frammenti di YamamotoOggi sono stata ad un’interessante mostra fotografica, una mostra piuttosto modesta ma gratificante. La mostra espone a Milano presso la Galleria Carla Sozzani in corso Como, precisamente – per chi ha familiarità – all’interno del più che conosciuto “10 corso Como”, resterà aperta al pubblico fino al 28 ottobre.
Recentemente Garcin ha iniziato a fotografare anche la moglie. La coppia viene quindi messa al centro della riflessione dell’artista. Anche in questo caso le fotografie sono caratterizzate da una forte ironia. Le allegorie riflettono: la difficoltà di comunicare, di vivere a due, di capire se stessi e i propri desideri, così come la volontà di liberarsi dagli schemi imposti dalla società. Viene messa in luce l’impotenza davanti alle difficoltà quotidiane e il bisogno di ognuno di sentirsi realizzato, importante, sereno. Il teatro racchiuso nelle fotografie di Garcin mette in scena una marionetta esistenziale nella quale ognuno di noi può riconoscersi.
“Masao è un superbo fotografo. L’altra installazione è quella dell'artista giapponese Masao Yamamoto; le fotografie fanno parte di due raccolte: "Nakazora" e "A box of Ku". Il termine buddista “nakazora” definisce lo spazio fra il cielo e la terra, il centro della volta celeste (lo zenit), ma anche il vuoto. “Ku”, da cui il titolo “A box of Ku”, è un carattere cinese che ha diversi significati: “cielo”, ma anche “vuoto, assenza”. Se intesa come parola buddista, il suo significato è: “fenomeno che non assume una forma concreta”, e anche “ciò che non si può conoscere” e quindi descrivere.
Qui di seguito la mia amica BondMic all'interno del "cubo" presente al centro della sala (che nessuno aveva capito bisognasse entrarci dentro:) September 10 "Ceci n'est a pipe"; "I due misteri"![]() Questa non è una pipa - 1948
![]() I due misteri - 1966
Questa riproduzione in alto è o non è una pipa? Come possiamo adeguare la conoscenza alla realtà e mediarla attraverso la rappresentazione? Magritte con questa opera mette bene in luce il problema della referenzialità semantica.
Parola e cosa. Significato e significante.
Effettivamente la figura che noi osserviamo è una pipa; ma se volessimo fumarla? Non si potrebbe. Se volessimo pulirla? Non si potrebbe. E se volessimo.. Non si potrebbe fare nulla. Essa rappresenta la pipa, ma non la “cosicità” della pipa stessa, la sua fisicità (messaggio tra parentesi per le mie amiche e compagne di corso: Pinotti 4ever, mi manca!!).
Infatti non solo il nome, ma soprattutto l’immagine, hanno ben poco a che fare con una vera pipa. In effetti rappresentano il segno della pipa e tutto ciò che possono fare è richiamarla alla mente (si 'gioca' sull'associazione cosa-parola).. tant'è che se si chiude per un attimo gli occhi, talvolta sembra di sentire l’odore delle cose rappresentate, ad esempio - in questo caso - potrebbe sembrare, chiudendo gli occhi, di sentire l'odore di tabacco da pipa! September 02 Soggetto e feticismo.La lunga lotta tra il soggetto e il feticismo perdurata per secoli e
iniziata con la nascita del capitalismo moderno, sembra definitivamente
conclusa con l'evidente trionfo del secondo, del feticismo intendo.
Infatti tracce di questo possiamo trovarle ovunque: non solo nel
dominio della merce ma anche nell'opera d'arte.. o come nelle
"semplici" (nel senso che sono le più 'frequenti') relazioni fra gli
esseri, che sono bene o male fondate in modo ossessivo sulle apparenze.
Così sembra.
Ma quando si ha a che fare con le riflessioni critiche e teoriche,
invece, possiamo esser certi di una cosa: che non c'è niente di
definitivamente concluso; che il pensiero può ancora sfasare ogni
apparente realtà, o quasi; e arrivare a mettere persino in dubbio le
cose che sembrano essere più fermamente vere. E' che con la riflessione
non si può mai esser certi di essere arrivati ad una solida, ferma e
permanente conclusione. Mai.fiOr. |
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