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August 31 Artur Rimbaud - da 'Lo sposo infernale'... questo scritto mi tiene attaccato allo scorrere delle parole, una dopo
l'altra. E' talmente scorrevole che mi rapisce, mi tira dentro nel suo
vortice di emozioni, pensieri, dialoghi in cui ci coinvolge appieno
nella lettura, come se stesse parlando con noi, con lui, con sé, un
monologo interiore e chissà cos'altro. È un demonio, sapete, non è mica un uomo. Questo racconto suggerisce un distacco dai beni materiali.. al rapporto tra l' "esterno", dove non si può dire sia delineato un confine netto tra "luce" e "ombra/oscurità", e il "come se", giocato su un confine fatto di sfumature, ma anche, per altri versi, di ben precise differenze . Bello, e quasi struggente nel suo essere così profondo. _ "Sono schiava dello Sposo infernale, quello che ha dannato le vergini folli. Proprio lui, quel demonio. Non è uno spettro, non è un fantasma. Ma io che ho perso il senno, io che sono dannata e morta per il mondo, - non mi uccideranno! - Come descriverlo! Non so più neanche parlare. Sono in lutto, piango, ho paura. Un po' di refrigerio, Signore, se non vi dispiace, sì, se non vi dispiace! " "Sono vedova... - Ero vedova... - ma sì, sono stata molto seria, un tempo, e non ero nata per diventare scheletro!... Lui, quasi un bambino... Le sue delicatezze misteriose mi avevano incantata. Ho dimenticato, per seguirlo, tutto il mio dovere umano. Che vita! La vita vera è assente. Noi non siamo al mondo. E dove va lui, vado io, è indispensabile. E spesso va in collera contro di me, me, pover'anima. Demonio! - È un demonio, sapete, non è mica un uomo. Molte notti, quando il suo demonio mi ghermiva, rotolavamo insieme, lottavo con lui! - Di notte, spesso, si appostava ubriaco per le strade o nelle case, per spaventarmi a morte... A volte parla della morte che fa pentire, degli infelici che sicuramente esistono, delle partenze che straziano il cuore. Nelle bettole in cui ci ubriacavamo, piangevamo considerando quelli che ci stavano attorno, bestiame della miseria. Rialzava gli ubriachi nei vicoli oscuri. Aveva la pietà d'una madre cattiva per i bambini piccoli... Io lo seguivo, è indispensabile!" "Vedevo tutto l'addobbo di cui, mentalmente, si circondava: gli attribuivo armi, un altro aspetto. Vedevo tutto ciò che lo riguardava da vicino, come avrebbe voluto crearlo per sé. Quando mi sembrava che avesse lo spirito inerte, lo seguivo, io, in azioni strane e complicate, lontano, buone o cattive: ma ero sicura di non penetrare mai nel suo mondo. Accanto a quel caro corpo addormentato, quante ore della notte ho vegliato, chiedendomi perché volesse tanto evadere dalla realtà. Nessun uomo formulò mai un desiderio simile. Riconoscevo, - senza temere per lui, - che poteva rappresentare un pericolo grave per la società. Ha forse qualche segreto per cambiare la vita? No, mi rispondevo, lo cerca soltanto. Insomma, la sua carità è stregata, e io ne sono prigioniera.. E purtroppo! dipendevo sul serio da lui. Ma che voleva con la mia esistenza scialba e vile? Non mi rendeva migliore, anche se non mi faceva morire! Tristemente stizzita, a volte gli dissi: 'Ti capisco'. Scrollava le spalle." "Così, poiché il mio affanno si rinnovava di continuo, e mi ritrovavo più smarrita ai miei stessi occhi, - come a tutti quegli occhi che avessero voluto guardarmi, se non fossi stata condannata per sempre a essere dimenticata da tutti! - avevo fame della sua bontà, sempre di più. Con i sui baci e i suoi amplessi amici, era veramente un cielo fosco quello in cui entravo, e dove avrei voluto che mi lasciassero, povera, sorda, muta, cieca. Ormai mi stavo abituando. Vedevo noi due come bravi ragazzi, liberi di vagabondare nel Paradiso della Tristezza. Ci mettevamo d'accordo. Lavoravamo insieme, molto commossi. Ma dopo una carezza penetrante mi diceva: "Come ti sembrerà strano, quando io non ci sarò più, tutto quello che hai passato. Quando non avrai più le mie braccia sotto la nuca, né il mio cuore per il tuo riposo, né questa bocca sopra i tuoi occhi. Poiché un giorno io me ne andrò, molto lontano... E poi devo aiutare altri: è il mio dovere. Anche se non è troppo augurabile... cara anima..." Di colpo mi sentivo, partito Lui, in preda alla vertigine, precipitare nell'ombra più atroce: la morte. Gli facevo promettere di non abbandonarmi mai. L'avrà fatta venti volte, questa promessa d'amante. Leggerezza, come quando gli dicevo: 'Ti capisco'. "Ah! di lui non sono mai stata gelosa. No, non credo che mi abbandonerà. Che farebbe? Non ha conoscenti, non lavorerà mai, vuol vivere sonnambulo. La sua bontà e la sua carità, potrebbero dargli diritto al mondo reale? Ogni tanto dimentico la miseria in cui sono caduta: mi renderà forte, viaggeremo, andremo a caccia nei deserti, dormiremo sui selciati delle città sconosciute, senza cure, senza dolori. Oppure mi sveglierò, e le leggi e i costumi saranno mutati - grazie al suo potere magico, - e il mondo, pur rimanendo lo stesso, mi abbandonerà ai miei desideri, alle gioie, alle indolenze. Oh! la vita d'avventure che esiste nei libri per bambini, a me, che ho sofferto così tanto, per ricompensa, la darai? Non può. Ignoro il suo ideale. Mi ha detto di avere rimpianti, speranze: tutte cose che non devono riguardare me. Parla con Dio? Forse dovrei rivolgermi a Dio. Sono nel profondo dell'abisso, e non so più pregare. Se mi spiegasse le sue tristezze, le capirei meglio delle sue canzonature? Si infuria contro di me, passa ore ed ore a farmi vergognare di tutto quel che al mondo poteva starmi a cuore, e se piango si indigna. "Vedi quel giovanotto elegante che entra in quella bella casa serena: si chiama Duval, Dufour, Armand, Maurice, che ne so? Una donna si è consacrata all'amore di quell'iniquo imbecille: è morta, e adesso è certamente una santa, in cielo. Tu mi farai morire, come lui ha fatto morire quella donna. È la nostra sorte, noi cuori caritatevoli..." Certi giorni ogni uomo gli pareva che agisse in balia di deliri grotteschi: allora rideva spaventosamente, a lungo. Poi... riprendeva i suoi modi di giovane madre. Se fosse meno selvatico, saremmo salvi! Ma anche la sua dolcezza è mortale. E io gli sono sottomessa..." August 23 Princìpi (prìncipi?)Ogni tanto bisogna ricordare che alcuni dei più significativi – ed essenziali – principi, derivano dalle generazioni più antiche di filosofi e letterati. Un principio fondamentale della tossicologia per esempio, enunciato da Paracelso qualcosa come 500 anni fa, dice: “è la dose che fa il veleno". [e dell’amore?] August 22 La casa di Asterione (ovvero il mito del Minotauro) - di J.L. BorgesFonte: Comedonchisciotte.org
/*/ Il racconto è tratto dall' "Aleph" di J. L. Borges, Ed. Feltrinelli. |
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