|
|
August 26 Oh, piccolo principe, ho capito a poco a poco la tua piccola vita malinconica. Per molto tempo tu non avevi avuto per distrazione che la dolcezza dei tramonti. Ho appreso questo nuovo particolare il quarto giorno, al mattino, quando mi hai detto: "Mi piacciono tanto i tramonti. Andiamo a vedere un tramonto..." "Ma bisogna aspettare..." "Aspettare che?" "Che il sole tramonti..." Da prima hai avuto un'aria molto sorpresa, e poi hai riso di te stesso e mi hai detto: "Mi credo sempre a casa mia!..." Infatti. Quando agli Stati Uniti e' mezzogiorno tutto il mondo sa che il sole tramonta sulla Francia. Basterebbe poter andare in Francia in un minuto per assistere al tramonto. Sfortunatamente la Francia è troppo lontana. Ma sul tuo piccolo pianeta ti bastava spostare la tua sedia di qualche passo. E guardavi il crepuscolo tutte le volte che volevi...
"Un giorno ho visto il sole tramontare quarantatré volte!" E piu' tardi hai soggiunto: "Sai... quando si è molto tristi si amano i tramonti..." "Il giorno delle quarantatré volte eri tanto triste?" Ma il piccolo principe non rispose.
 August 24 Volevo menzionare un libro - che ho scoperto per caso facendo delle piccole ricerche sull'autore dello stesso - dal titolo "Il mago dei numeri". Voglio recensirlo brevemente perché trovo che libri di questo genere ce ne siano ben pochi. Inizialmente libro di matematica per bambini, Il mago dei numeri (Einaudi, 1997) è diventato un fortunato best-seller per adulti.
Roberto è uno dei tanti ragazzi per i quali la matematica è un incubo incomprensibile; uno di quei ragazzi ai quali la matematica provoca incubi notturni. I compiti che gli assegna il prof. Mandibola non gli vanno a genio: se due pasticcieri in sei ore fanno 444 ciambelle, quanto tempo impiegano cinque pasticcieri per farne 88?. "Un modo da deficienti per passare il tempo", è il giudizio di Roberto.
Una notte gli appare in sogno un curioso ometto rosso che gli propone strani giochi di prestigio con i numeri... "Mi dispiace per il tuo prof., ma con la matematica quella roba non c'entra [...] la matematica, caro mio, è un'altra cosa", lo rassicura il mago che gli è apparso in sogno.
Qual è, allora, la vera matematica che può trasformare un incubo in un sogno piacevole? Ed è in questo punto precisamente che il libro mi stupisce positivamente: Enzensberger, propone un modo semplice e accattivante di insegnare i 'numeri'. Per prima cosa, trasforma il linguaggio usuale: i numeri naturali diventano numeri normali, i numeri primi numeri principi, i numeri irrazionali numeri irragionevoli, l'elevamento a potenza... saltellare, il fattoriale bum!, le radici... rape. Per spiegare i numeri infinitamente piccoli utilizza la divisione del chewing gum, per le combinazioni le strette di mano, per i numeri di Fibonacci la moltiplicazione delle lepri. Il triangolo di Tartaglia è ottenuto disponendo grossi cubi luminosi uno sull'altro. Una volta messi a posto i cubi, il mago, battendo le mani, fa illuminare, di volta in volta, i numeri pari, i numeri dispari, i numeri di Fibonacci, e, con effetti psichedelici, i numeri divisibili per tre, quattro, cinque, triangoli dalle strane caratteristiche ... S e m p l i c e m e n t e una trovata geniale.
E così, di notte in notte, Roberto scopre che la matematica non è affatto quella cosa noiosa e persino crudele che si studia a scuola, ma piuttosto un’avventura entusiasmante.
Un libro per tutti, dai ragazzi ai professori.
August 22 "Il vero atto della scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vedere con occhi nuovi", una delle tante asserzioni-pensiero di Proust che come scriveva in un passaggio dal tono wittgensteiniano: "In fondo, tutta la mia filosofia mira, come ogni filosofia vera, a giustificare, a ricostruire quel che è" ossia, preciso io, quel che 'già c'è'. Una vera filosofia non cerca di scoprire il nuovo, forse quello è più il campo della scienza (o piuttosto della filosofia analitica). Cerca invece di indagare nelle cose che già ci sono, che già Sono, scoprirle, riscoprirle e provarne meraviglia; ciò detto, penso allora che che in fondo il nuovo lo si trova nel vecchio. Se è vero che la filosofia - così come anche la psicanalisi - "non inventa nulla" ma scopre quel che già c'è, allora in quello scoprire, in quell'avventura, in quella nuova esperienza, c'è già del nuovo.
August 20
Lione
è stata una città che mi ha molto affascinato. Bella, romantica, soprattutto la
Città Vecchia, ricca di cose da vedere, tra cattedrali, musei, negozi
caratteristici… bella soprattutto per la città in sé, che mi vien quasi da
definire… “dolce. La
città è attraversata da due fiumi, il Rodano e la Saona, attraversati a loro
volta da numerosi ponti e passerelle, tra cui la famosa "passerelle du
Palais de Justice"; la città è sovrastata da due colline importanti, La
Croix-Rousse e Fourvière. In direzione di Fourvière, ai piedi della collina,
dalla famosa piazza Sain Jean, dove è situata la Cathédrale Saint Jean - con a
fronte la statua del significativo momento del battesimo di San Giovanni - ci
si trova catapultati d’improvviso nel Medioevo e nel Rinascimento, ossia nel
bellissimo centro storico, la Vecchia Lione. A partire da Saint Jean, l'antica
cattedrale, ci si trova immersi in stradine strette, cortili, piccole vie colme
di negozi, pasticcerie tipiche, profumi, gente del posto, entrate ai musei, tra
cui il Museo internazionale delle miniature cinematografiche... che riportano
indietro nel tempo, forse in quel medioevo in cui ancora Lione era un
importante centro culturale cristiano e nel VI secolo d.C. vi fiorì Sidonio
Apollinare, alto funzionario dell'Impero romano, poeta, epistolografo, vescovo
e santo, che acquisì fama nella sua epoca per la sua posizione pubblica le sue
alte conoscenze. A farci tornare ai giorni nostri sono i numerosi Lionesi ed i
pochi turisti affollano le strade del centro. Non ho trovato che questa città
fosse invasa da turisti, almeno non molti italiani... e questo la rendeva a
miei occhi ancora più accogliente, romantica, unica. Proprio
per questa sua magnificenza, 500 ettari di Lione sono stati classificati
dall'UNESCO nel 1998 patrimonio mondiale dell'umanità. Si tratta della più
grande superficie al mondo ad avere questo privilegio. La città è membro
dell'organizzazione delle città del patrimonio mondiale. Sopra
al centro storico appare imponente la Basilica di Fourvière (sulla collina per
l'appunto di Fourvière) raggiungibile con una funicolare ma che noi abbiamo
raggiunto a piedi per lunghe scalinate, sentieri e viuzze. Dall’alto della
collina, affianco alla Cattedrale, il panorama è mozzafiato. La vista lionese
dalla Basilica è un vero splendore.... visibile la zona di Croix-Rousse, Les
Traboules de Lyon e altro… Una
delle maggiori attrazioni di Lione è il Parc
de la Tête d'Or, il parco più grande di Lione e uno dei più grandi
d’Europa; copre una superficie di 105 ettari ed ha 7 ingressi. Si visita
gratuitamente il giardino zoologico, il giardino botanico, un romantico roseto,
un laghetto al centro e magnifici prati.
Nelle
lunghe camminate per Lione... : il teatro antico di Fourvière e l'anfiteatro
antico gallo-romano, dove si svolgono regolarmente concerti; il quartiere della
Croix-Rousse, punto in cui si trova l'anfiteatro delle tre Gallie; il quartiere
storico rinascimentale della vecchia Lione, il quartiere a mio parere più
bello. Il municipio di Lione sulla place des Terreaux, la place Bellecour,
quarta piazza più grande di Francia, con una statua equestre di Luigi XIV e
nella piazza presente anche una gigantesca ruota panoramica (su cui però non
c'era nessuno e questa continuava comunque a girare ^_^); la place des
Terreaux, L'opera, restaurata da Jean Nouvel e, come ho già detto, il più
grande parco della città: il Parc de la Tête d'Or.. visitato mentre si
scendevano stradine di ritorno da Fourvière.
Ho
lasciato questa città con molto dispiacere, mi ero in così poco tempo già
affezionata. Successivamente
siamo andati a Montpellièr, che invece non mi è affatto piaciuta. Molto diversa
dalla prima, è stata una parte della Francia che mi ha sconvolto, mi ha
lasciato con l’amaro in bocca. Ma come tutti gli Stati, mi son detta, anche la
Francia avrà pur le sue città più e meno belle. Così come anche Girona, non mi
ha particolarmente colpito se non alcune (poche) caratteristiche che sicuramente
la distinguono da molte altre città: intanto Girona è l'ultima provincia della
Catalogna prima del confine con la Francia quindi è già per questo abbastanza
singolare sia come tradizioni, che come costruzioni e quant’altro. È molto affascinante
il centro storico, il “Barri Vell”, dove si trovano i monumenti più importanti.
Sempre in questa zona è possibile fare la passeggiata cosiddetta “della
muraglia”, da dove si può osservare e godere del panorama più suggestivo della
città: infatti lungo il fiume Onyar si estende una schiera di caratteristiche
case color pastello.
Giunti
finalmente a Barcellona, meta tanto attesa e prestabilita, abbiamo trascorso il
resto della vacanza: penso di aver camminato più a Barcellona in quella
settimana che nell’intero anno 2008 (si fa per dire; dato impossibile visto che
faccio due ore di palestra più un’ora e mezza di corsa al giorno, a parte questo
periodo di vacanze: ). Sta di fatto che abbiamo girato mezza città a piedi, modo
migliore per visitare una città secondo me (nei limiti ovviamente).
Appena
arrivata a Barcellona – era notte – il primo incontro è stata con la tanto conosciuta
Sagrada Familia. D’accordo, il fatto che sia in continua costruzione da oltre
un decennio è forse il fondamento principale della sua attrazione… e d’accordo,
è così grande e maestosa che quasi intimidisce. D’accordo. Ma non mi ha
particolarmente colpito, sarà perché ci passavo davanti giornalmente almeno tre
o quattro volte! l’innescato disinteresse credo sia normale dopotutto, un atteggiamento
comune. Non penso che gli americani ogni volta ce passano dalla Statua della
Libertà continuino ad emozionarsi.
Una delle tante
particolarità della Sagrada, al di là dello stile architettonico, è che c’è anche
un "quadrato magico" dove le somme di tutte le cifre presenti dà come
risultato 33, gli anni di Cristo. Non sono state realizzate da Gaudì, ma da un altro scultore che ha imposto il
suo stile, squadrato, spigoloso, così differente dal sinuoso stile di Gaudì. All'interno,
stanno andando avanti i lavori, e la parte in costruzione è "la
foresta", un complesso intrico di colonne che deve dare l'idea della
foresta, appunto, anche per il modo in cui la luce filtra attraverso. Detto
questo (poco rispetto a quanto meriterebbe) sulla Sagrada, a Barcellona ho
visitato la maggior parte delle grandi opere di quel genio quale è Gaudì. Con la
sua mostruosa e sinuosa architettura è stato capace di stupirmi e meravigliarmi.
Un’architettura riconoscibile tra mille, con quei tetti e quelle balconate
ondulate e immancabilmente surrealistiche e oniriche; e quelle decorazioni,
quei mosaici…che costellavano soffitti, panchine e muri... un vero spettacolo.
Per
la "Passeig de Gràcia", la via del quartiere Eixample, gli architetti
si son sbizzarriti a dar sfogo al loro genio. Qui, passeggiando, si
incontrano i bellissimi e famosi palazzi Casa
Battlò e Casa Milà. Quest’ultima
chiamata anche “La Pedrera”, con ringhiere di ferro battuto dalle forme
intricate, è uno stupefacente esempio di come Gaudì odiasse ogni linea retta ("Non esistono in natura" diceva
sempre)… e pare che la repulsione per le linee rette fosse destinata anche
nella realizzazione degli interni. Incredibile è anche –
e soprattutto – Parc Guell, un gigantesco parco semi urbanizzato, dove la natura
e una piccola parte di decorosa e artistica urbanizzazione s’incontrano.
E il Museo Picasso…
ospitato nella bellissima medievale casa signorile a Carrer de Montcada nella
parte vecchia della città. iIl museo espone molte delle opere di Picasso donate
da lui stesso e poi successivamente dalla sua vedova. Anche se questo di
Barcellona non è uno dei musei più importanti a lui dedicati, è stato comunque interessante
e sorprendente per me vederlo dal vivo per la prima volta, che avere davanti
agli occhi i suoi dipinti assieme anche ad alcuni di Dalì, Velazques e altri…
quasi mi toglieva il fiato dall’emozione.
L’edificio è stato più
volte ristrutturato e ampliato, per dare una degna collocazione alle opere e
trovare spazi per le mostre temporanee e, per coincidenza e per fortuna,
proprio in questo periodo al Museo è stata allestita un’esposizione temporanea dedicata
completamente a alla serie di opere ispirata al dipinto di Velázquez Las
meninas.
Interessanti anche la
Fondazione Mirò e tanto altro ma che non starò qua a raccontare.
Qui, alcune
descrizioni, inviate in primo luogo ad un’amica e poi trasformate in appunti di
viaggio che naturalmente tralascerò per la maggior parte.
Durante la seconda tratta del nostro itinerario, da Lyòn a Montpellièr, abbiamo
costeggiato le Alpi francesi… quelle belle montagne più importanti d’Europa.
Pioveva e c’era qualche grossa nube che sovrastava il cielo ma c’era anche il
sole, semi-celato da qualche nube grigio-azzurra. La luce le attraversava e le
squarciava quelle nubi, basse a metà montagna e qualcuna invece più alta del
sole. Tanto che sembrava un hot dog, le cui nuvole erano pane e nel mezzo sole
e cime di montagna la farcitura. Bellissimo quel simil panino luminoso nel cielo.
Una cosa che mi ha
molto colpito del viaggio itinerante è stato notare la grande variazione di
paesaggi, colori, culture, tipicità, abitudini e contatti con la gente. Da un luogo
all’altro si respirava un clima totalmente diverso, la cultura di ogni luogo
trasmette davvero una percezione differente e questo lo trovo semplicemente
fantastico. È come assaporare su una lunghissima tavolata un piatto diverso
tipico di ogni regione. O come osservare dalla nostra latitudine la luna, noi la
vediamo guardando verso Sud, verso l'equatore. La vediamo sorgere a sinistra e
tramontare a destra. La "gobba" è comunque sempre dalla parte del
sole, gobba a levante luna calante, gobba a ponente luna crescente. Ma mentre
noi da qui la guardiamo verso nord, quindi la vediamo sorgere da destra e
tramontare a sinistra, dall’altra parte
del mondo la si vede come sorgere e tramontare alla rovescia, dal basso
verso l’alto.
Tutto questo
è molto estremistico, ma mi serve solo per sostenere come da un posto all’altro
le cose cambiano quasi per ogni evento.
August 10 Domani sarò a Lione; giorni dopo giungerò a Nizza e successivamente a Montpellier. Infine trascorrerò un'altra settimana a Barcellona. Sono veramente contenta di questo itinerario, io che amo viaggiare, che amo vedere, visitare, assaporare le culture dei diversi paesi, interessarmi all'arte propria di una città, godere dell'ospitalità (o no) straniera, relazionarmi e in un certo senso misurarmi con persone "diverse" dalle solite con cui ho a che fare nella quotidianità. E perché no, relazionarmi anche con la città stessa, perché anche quella è relazione, la relazione tra il soggetto e la città che viene vissuta e che quindi ti trasmette e inevitabilmente "tu" soggetto ricevi e percepisci e ne fai esperienza: e non è forse anche questa relazione e, dunque, comunicazione?
Ho deciso di partire per Barcellona dunque, disinteressata a sole-mare-spiaggia-ragazzi e con la voglia, invece, di visitare luoghi (come sempre). Ho sete di sapere e Barcellona non l'ho mai
vista e dovevo al più presto colmare questa mancanza! Voglio vedere le più belle
opere di Gaudì, respirare aria delle avanguardie, del modernismo, andare a Parc
Guell, alla Cattedrale, la Sagrada Familia, ancora in costruzione da un
decennio... e visitare il quartiere Gotico, "il Barrio Gotico", situato su Las Rambla.. sviluppato dai Greci e dai Romani, fatto da un labirinto di stradine e
da stupendi monumenti gotici. Di sera passeggiare lungo tutta la Rambla, un lungo vialone
pedonale, famosa in tutto il mondo per il suo spettacolo di luci e movimento che
offre e dove vi si trovano suonatori ambulanti, monumenti, un susseguirsi di
cafè, pub, ristoranti, locali... sicuramente bellissima più di sera che di
pomeriggio. E' il cuore pulsante di Barcellona. Non mancherò di vedere il
Museo Picasso e la Fondazione Mirò, un meraviglioso edificio che si trova su una
collina... dove potrò tra le tante opere osservare dal vivo finalmente la
scultura Donna Uccello (Dona i ocell :), che fa parte della serie di opere
"Costellazioni", dove appare più volte la figura dell’uccello in volo, messo in
relazione alla donna-madre-terra, elementi che mettono in comunicazione la terra
con il cielo.. e l’uccello è una figura ricorrente nella sua pittura e
simboleggia l’ascesa alla dimensione del mistero attraverso un’immagine poetica
e magica.
Insomma insomma. Come posso amare, incuriosirmi e percepire l'emozione di tutto questo e ciononostante non aver ancora visitato
Barcellona? Nel frattempo, mi congedo (anche se sembra l'abbia fatto già da un po') lasciando questo video che oggi mi ha fatto ricordare una persona. Sarà, ovviamente, perché è connotativamente legato a questa, visto considerato che è uno dei suoi gruppi preferiti.
Un saluto a tutti, a presto
|