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    July 30

    dai commenti del post precedente "Giuditta e Oloferne"

    Ci tengo a riportarli qui tali e quali perché credo siano A) interessanti e B) un'occasione buona per rendere partecipe chiunque mi legga della mostra a Firenze...


    commento di SIMO
    DELL'OPERA E DELLA TECNICA MATURA DI CARAVAGGIO HAI GIA' DETTO BENE TU IN MODO SINTETICO MA ESAUSTIVO.....

    SAI INVECE UNA COSA? IN QUEST'OPERA NON MI CONVINCE IL SANGUE.....SPIEGO MEGLIO, SE GUARDI BENE E' POCO REALISTICO, SONO DELLE LINEE ROSSE DRITTE CHE SEMBRANO SCORRERE PIU' SULLA TELA CHE SUL CORPO DI OLOFERNE....MOLTO PROBABILMENTE LE HA DIPINTE SOLO IN UN SECONDO MOMENTO, VISTO CHE ERA SOLITO DIPINGERE SENZA BOZZETTI E RIMANEGGIARE + VOLTE I LAVORI....PERO' E' STRANA QUESTA IMPRECISIONE SE SI PENSA AL VIRTUOSISMO DELLA SUA TECNICA NELLE NATURE MORTE, OPPURE ALL'ABILITA' CON CUI DISEGNAVA LE BOTTIGLIE DI VETRO, I LORO RIFLESSI E L'ACQUA.

    TU CHE PENSI?


    risposta di fiOr (io)
    Accipicchia. E' vero!! NON L'AVEVO NOTATO! Il sangue è terribilmente irreale, è assurdo! Pessimo! Sembra intessuto da un ragno, una specie di ragnatela obliqua, nulla più! E' davvero osceno quel sangue, dio mio... me l'hai fatto notare, ti ringrazio di cuore! E' quasi diritto... questo ecco, mi fa pensare che forse voleva dare l'idea dello schizzo, il sangue che schizza fuori per la brutalità dello sgozzamento... Ad ogni modo da l'idea di essere incoerente con il resto dell'opera (e con la sua tecnica in generale). E' vero che non faceva bozzetti prima di fare un quadro...  in proposito cito una mostra a Firenze, a Palazzo Strozzi: IMPRESSIONISMO - DIPINGERE LA LUCE. Le tecniche nascoste di Monet, Renoir e Van Gogh. Dal 11 luglio al 28 settembre 2008. Dev'essere davvero interessante, anche se non so francamente se riuscirò ad andarci, mi piacerebbe molto però. Ecco, di contro a quanto detto di Caravaggio, questi artisti partivano dal bozzetto eseguito en plein air alla rifinitura in atelier, nello studio dell'artista. Ma se è vero che l'impressionismo proponeva un uso più libero di luce e colore per rendere l'impressione immediata e soggettiva della realtà... con queste scoperte (che spiegherò meglio tra poco) allora non è poi così tanto vero che questi impressionismi erano tanto 'immediati', spontanei.
    La mostra si propone di esporre capolavori di Monet, Manet, Gauguin, Caillebotte, Berthe Morisot, Renoir e altri... tutti  esaminati attraverso il raffronto con disegni preparatori, fotografie delle tele agli ultravioletti e infrarossi, con la possibilità quindi di osservare le tele impressioniste analizzandone le tracce lasciate da pennelli, matite e spatole, per meglio comprendere come lavorassero gli artisti e come abbiano creato le loro opere
    Questo rivela come gli impressionisti furono degli innovatori non solo nello stile ma anche nella tecnica pittorica. C'è dunque da domandarsi su ogni singola opera, se è stata realizzata in maniera veramente spontanea.
    L'obiettivo di molti impressionisti era cogliere l'impressione di un preciso istante e tradurla sulla tela in modo del tutto spontaneo, naturale. Ma in realtà non si sa quanto questi pittori fossero poi così tanto istintivi.
    C'è sempre qualcosa da scoprire insomma.


    July 27

    Dialogo tra la terra e la luna. L'Ironia di Leopardi.

    Terra. Cara Luna, io so che tu puoi parlare e rispondere; per essere una persona; secondo che ho inteso molte volte da' poeti: oltre che i nostri fanciulli dicono che tu veramente hai bocca, naso e occhi, come ognuno di loro; e che lo veggono essi cogli occhi propri; che in quell'età ragionevolmente debbono essere acutissimi. Quanto a me, non dubito che tu non sappi che io sono né più né meno una persona; tanto che, quando era più giovane, feci molti figliuoli: sicché non ti maraviglierai di sentirmi parlare. Dunque, Luna mia bella, con tutto che io ti sono stata vicina per tanti secoli, che non mi ricordo il numero, io non ti ho fatto mai parola insino adesso, perché le faccende mi hanno tenuta occupata in modo, che non mi avanzava tempo da chiacchierare. Ma oggi che i miei negozi sono ridotti a poca cosa, anzi posso dire che vanno co' loro piedi; io non so che mi fare, e scoppio di noia: però fo conto, in avvenire, di favellarti spesso, e darmi molto pensiero dei fatti tuoi; quando non abbia a essere con tua molestia.

    Luna. Non dubitare di cotesto. Così la fortuna mi salvi da ogni altro incomodo, come io sono sicura che tu non me ne darai. Se ti pare di favellarmi, favellami a tuo piacere; che quantunque amica del silenzio, come credo che tu sappi, io t'ascolterò e ti risponderò volentieri, per farti servigio.

    Terra. Senti tu questo suono piacevolissimo che fanno i corpi celesti coi loro moti?

    Luna. A dirti il vero, io non sento nulla.

    Terra. Né pur io sento nulla, fuorché lo strepito del vento che va da' miei poli all'equatore, e dall'equatore ai poli, e non mostra saper niente di musica. Ma Pitagora dice che le sfere celesti fanno un certo suono così dolce ch'è una maraviglia; e che anche tu vi hai la tua parte, e sei l'ottava corda di questa lira universale: ma che io sono assordata dal suono stesso, e però non l'odo.

    Luna. Anch'io senza fallo sono assordata; e, come ho detto, non l'odo: e non so di essere una corda.

    Terra. Dunque mutiamo proposito. Dimmi: sei tu popolata veramente, come affermano e giurano mille filosofi antichi e moderni, da Orfeo sino al De la Lande? Ma io per quanto mi sforzi di allungare queste mie corna, che gli uomini chiamano monti e picchi; colla punta delle quali ti vengo mirando, a uso di lumacone; non arrivo a scoprire in te nessun abitante: se bene odo che un cotal Davide Fabricio, che vedeva meglio di Linceo, ne scoperse una volta certi, che spandevano un bucato al sole.

    Luna. Delle tue corna io non so che dire. Fatto sta che io sono abitata.

    Terra. Di che colore sono cotesti uomini?

    Luna. Che uomini?

    Terra. Quelli che tu contieni. Non dici tu d'essere abitata?

    Luna. Sì, e per questo?

    Terra. E per questo non saranno già tutte bestie gli abitatori tuoi.

    Luna. Né bestie né uomini; che io non so che razze di creature si sieno né gli uni né l'altre. E già di parecchie cose che tu mi sei venuta accennando, in proposito, a quel che io stimo, degli uomini, io non ho compreso un'acca.

    Terra. Ma che sorte di popoli sono coteste?

    Luna. Moltissime e diversissime, che tu non conosci, come io non conosco le tue.

    Terra. Cotesto mi riesce strano in modo, che se io non l'udissi da te medesima, io non lo crederei per nessuna cosa del mondo. Fosti tu mai conquistata da niuno de' tuoi?

    Luna. No, che io sappia. E come? e perché?

    Terra. Per ambizione, per cupidigia dell'altrui, colle arti politiche, colle armi.

    Luna. Io non so che voglia dire armi, ambizione, arti politiche, in somma niente di quel che tu dici.

    Terra. Ma certo, se tu non conosci le armi, conosci pure la guerra: perché, poco dianzi, un fisico di quaggiù, con certi cannocchiali, che sono instrumenti fatti per vedere molto lontano, ha scoperto costì una bella fortezza, co' suoi bastioni diritti; che è segno che le tue genti usano, se non altro, gli assedi e le battaglie murali.

    Luna. Perdona, monna Terra, se io ti rispondo un poco più liberamente che forse non converrebbe a una tua suddita o fantesca, come io sono. Ma in vero che tu mi riesci peggio che vanerella a pensare che tutte le cose di qualunque parte del mondo sieno conformi alle tue; come se la natura non avesse avuto altra intenzione che di copiarti puntualmente da per tutto. Io dico di essere abitata, e tu da questo conchiudi che gli abitatori miei debbono essere uomini. Ti avverto che non sono; e tu consentendo che sieno altre creature, non dubiti che non abbiano le stesse qualità e gli stessi casi de' tuoi popoli; e mi alleghi i cannocchiali di non so che fisico. Ma se cotesti cannocchiali non veggono meglio in altre cose, io crederò che abbiano la buona vista de' tuoi fanciulli; che scuoprono in me gli occhi, la bocca, il naso, che io non so dove me gli abbia.

    Terra. Dunque non sarà né anche vero che le tue province sono fornite di strade larghe e nette; e che tu sei coltivata; cose che dalla parte della Germania, pigliando un cannocchiale, si veggono chiaramente.

    Luna. Se io sono coltivata, io non me ne accorgo, e le mie strade io non le veggo

    Terra. Cara Luna, tu hai a sapere che io sono di grossa pasta e di cervello tondo; e non è maraviglia che gli uomini m'ingannino facilmente. Ma io ti so dire che se i tuoi non si curano di conquistarti, tu non fosti però sempre senza pericolo: perché in diversi tempi, molte persone di quaggiù si posero in animo di conquistarti esse; e a quest'effetto fecero molte preparazioni. Se non che, salite in luoghi altissimi, e levandosi sulle punte de' piedi, e stendendo le braccia, non ti poterono arrivare. Oltre a questo, già da non pochi anni, io veggo spiare minutamente ogni tuo sito, ricavare le carte de' tuoi paesi, misurare le altezze di cotesti monti, de' quali sappiamo anche i nomi. Queste cose, per la buona volontà ch'io ti porto, mi è paruto bene di avvisartele, acciò che tu non manchi di provvederti per ogni caso. Ora, venendo ad altro, come sei molestata da' cani che ti abbaiano contro? Che pensi di quelli che ti mostrano altrui nel pozzo? Sei tu femmina o maschio? perché anticamente ne fu varia opinione. È vero o no che gli Arcadi vennero al mondo prima di te? che le tue donne, o altrimenti che io le debba chiamare, sono ovipare; e che uno delle loro uova cadde quaggiù non so quando? che tu sei traforata a guisa dei paternostri, come crede un fisico moderno? che sei fatta, come affermano alcuni Inglesi, di cacio fresco? che Maometto un giorno, o una notte che fosse, ti spartì per mezzo, come un cocomero; e che un buon tocco del tuo corpo gli sdrucciolò dentro alla manica? Come stai volentieri in cima dei minareti? Che ti pare della festa del bairam?

    Luna. Va pure avanti; che mentre seguiti così, non ho cagione di risponderti, e di mancare al silenzio mio solito. Se hai caro d'intrattenerti in ciance, e non trovi altre materie che queste; in cambio di voltarti a me, che non ti posso intendere, sarà meglio che ti facci fabbricare dagli uomini un altro pianeta da girartisi intorno, che sia composto e abitato alla tua maniera. Tu non sai parlare altro che d'uomini e di cani e di cose simili, delle quali ho tanta notizia, quanta di quel sole grande grande, intorno al quale odo che giri il nostro sole.

    Terra. Veramente, più che io propongo, nel favellarti, di astenermi da toccare le cose proprie, meno mi vien fatto. Ma da ora innanzi ci avrò più cura. Dimmi: sei tu che ti pigli spasso a tirarmi l'acqua del mare in alto, e poi lasciarla cadere?

    Luna. Può essere. Ma posto che io ti faccia cotesto o qualunque altro effetto, io non mi avveggo di fartelo: come tu similmente, per quello che io penso, non ti accorgi di molti effetti che fai qui; che debbono essere tanto maggiori de' miei, quanto tu mi vinci di grandezza e di forza.

    Terra. Di cotesti effetti veramente io non so altro se non che di tanto in tanto io levo a te la luce del sole, e a me la tua; come ancora, che io ti fo gran lume nelle tue notti, che in parte lo veggo alcune volte. Ma io mi dimenticava una cosa che importa più d'ogni altra. Io vorrei sapere se veramente, secondo che scrive l'Ariosto, tutto quello che ciascun uomo va perdendo; come a dire la gioventù, la bellezza, la sanità, le fatiche e spese che si mettono nei buoni studi per essere onorati dagli altri, nell'indirizzare i fanciulli ai buoni costumi, nel fare o promuovere le instituzioni utili; tutto sale e si raguna costà: di modo che vi si trovano tutte le cose umane; fuori della pazzia, che non si parte dagli uomini. In caso che questo sia vero, io fo conto che tu debba essere così piena, che non ti avanzi più luogo; specialmente che, negli ultimi tempi, gli uomini hanno perduto moltissime cose (verbigrazia l'amor patrio, la virtù, la magnanimità, la rettitudine), non già solo in parte, e l'uno o l'altro di loro, come per l'addietro, ma tutti e interamente. E certo che se elle non sono costì, non credo si possano trovare in altro luogo. Però vorrei che noi facessimo insieme una convenzione, per la quale tu mi rendessi di presente, e poi di mano in mano, tutte queste cose; donde io penso che tu medesima abbi caro di essere sgomberata, massime del senno, il quale intendo che occupa costì un grandissimo spazio; ed io ti farei pagare dagli uomini tutti gli anni una buona somma di danari.

    Luna. Tu ritorni agli uomini; e, con tutto che la pazzia, come affermi, non si parta da' tuoi confini, vuoi farmi impazzire a ogni modo, e levare il giudizio a me, cercando quello di coloro; il quale io non so dove si sia, né se vada o resti in nessuna parte del mondo; so bene che qui non si trova; come non ci si trovano le altre cose che tu chiedi.

    Terra. Almeno mi saprai tu dire se costì sono in uso i vizi, i misfatti, gl'infortuni, i dolori, la vecchiezza, in conclusione i mali? intendi tu questi nomi?

    Luna. Oh cotesti sì che gl'intendo; e non solo i nomi, ma le cose significate, le conosco a maraviglia: perché ne sono tutta piena, in vece di quelle altre che tu credevi.

    Terra. Quali prevalgono ne' tuoi popoli, i pregi o i difetti?

    Luna. I difetti di gran lunga.

    Terra. Di quali hai maggior copia, di beni o di mali?

    Luna. Di mali senza comparazione.

    Terra. E generalmente gli abitatori tuoi sono felici o infelici?

    Luna. Tanto infelici, che io non mi scambierei col più fortunato di loro.

    Terra. Il medesimo è qui. Di modo che io mi maraviglio come essendomi sì diversa nelle altre cose, in questa mi sei conforme.

    Luna. Anche nella figura, e nell'aggirarmi, e nell'essere illustrata dal sole io ti sono conforme; e non è maggior maraviglia quella che questa: perché il male è cosa comune a tutti i pianeti dell'universo, o almeno di questo mondo solare, come la rotondità e le altre condizioni che ho detto, né più né meno. E se tu potessi levare tanto alto la voce, che fossi udita da Urano o da Saturno, o da qualunque altro pianeta del nostro mondo; e gl'interrogassi se in loro abbia luogo l'infelicità, e se i beni prevagliano o cedano ai mali; ciascuno ti risponderebbe come ho fatto io. Dico questo per aver dimandato delle medesime cose Venere e Mercurio, ai quali pianeti di quando in quando io mi trovo più vicina di te; come anche ne ho chiesto ad alcune comete che mi sono passate dappresso: e tutti mi hanno risposto come ho detto. E penso che il sole medesimo, e ciascuna stella risponderebbero altrettanto.

    Terra. Con tutto cotesto io spero bene: e oggi massimamente, gli uomini mi promettono per l'avvenire molte felicità.

    Luna. Spera a tuo senno: e io ti prometto che potrai sperare in eterno.

    Terra. Sai che è? questi uomini e queste bestie si mettono a romore: perché dalla parte della quale io ti favello, è notte, come tu vedi, o piuttosto non vedi; sicché tutti dormivano; e allo strepito che noi facciamo parlando, si destano con gran paura.

    Luna. Ma qui da questa parte, come tu vedi, è giorno.

    Terra. Ora io non voglio essere causa di spaventare la mia gente, e di rompere loro il sonno, che è il maggior bene che abbiano. Però ci riparleremo in altro tempo. Addio dunque; buon giorno.

    Luna. Addio; buona notte.


    *-   -*     *-    -*     *-    -*    *-    -*

    con le Operette Leopardi opera grandi irrisioni e rivoluzioni, contro i concetti e le ideologie del suo tempo, ne è un eclatante esempio questo Dialogo della terra e della luna; contiene un invito al lettore per un "capovolgimento", con lo scopo di svelare le false credenze degli uomini:
    - contro il geocentrismo (antiche teorie che ponevano la terra al centro dell’universo);
    - contro l’antropocentrismo (credenze filosofiche che pongono l'uomo come centro e fine ultimo dell’universo). Ma l’universo non è stato creato per e in funzione dell’uomo!

    Insomma... "banalmente" Terra e Luna potrebbero parlare ma non trovano 1 punto d’incontro perché ciò di cui parlano viaggia su 2 binari paralleli... ma l'ironia nasce proprio da questo, dall'incontro tra due matrici opposte, diverse; nasce dall'incontro di due matrici che seguono percorsi diversi. l’ironia rende poveri presunzioni e presupposti incontrovertibili che l’uomo sostiene.

    Nel dialogo la Terra fa domande che non sono di curiosità, ma prevedono già l’esistenza di qualcosa. Ad es. quando la luna afferma di essere sì abitata e allora la terra le chiede: "Che colore sono gli uomini?" E la Luna risponde “quali uomini?” - e la terra dice -“quelli da cui dici di essere abitata” ... ma in fin dei conti, sulla luna non ci sono uomini… perciò le risposte della Luna rendono vane le domande della Terra; non comunicano.

    Infine, "meraviglia", trovano un punto di incontro, l'unico punto d’incontro. L'esistenza dei mali, dei dolori. La Terra infatti le chiede se è a conoscenza almeno di questi, dei dolori, dei misfatti, della vecchiaia, degli infortuni... e lei risponde... Oh cotesti sì che gl'intendo; e non solo i nomi, ma le cose significate, le conosco a maraviglia: perché ne sono tutta piena, in vece di quelle altre che tu credevi.
    Terra. Quali prevalgono ne' tuoi popoli, i pregi o i difetti?
    Luna. I difetti di gran lunga.
    Terra. Di quali hai maggior copia, di beni o di mali?
    Luna. Di mali senza comparazione.
    Terra. E generalmente gli abitatori tuoi sono felici o infelici?
    Luna. Tanto infelici, che io non mi scambierei col più fortunato di loro.
    Terra. Il medesimo è qui. Di modo che io mi maraviglio come essendomi sì diversa nelle altre cose, in questa mi sei conforme.





    July 22

    ED, ovvero Emily Dickison

    Destatevi nove muse, cantatemi una melodia divina,
    dipanate il sacro nastro, e legate il mio Valentino!

    Oh la Terra fu creata per amanti, damigelle, e spasimanti disperati,
    per sospiri, e dolci sussurri, e unità fatte di due,
    tutte le cose si vanno corteggiando, in terra, o mare, o aria,
    Dio non ha fatto celibe nessuno eccetto te nel suo mondo così bello!
    La sposa, e poi lo sposo, i due, e poi l'uno,
    Adamo, ed Eva, sua consorte, la luna, e poi il sole;
    la vita fornisce la norma, chi obbedisce sarà felice,
    chi non serve il sovrano, sia appeso all'albero fatale.
    Il superbo cerca l'umile, il grande cerca il piccolo,
    nessuno non trova chi ha cercato, su questa terrestre sfera;
    L'ape fa la corte al fiore, il fiore risponde al suo appello,
    ed essi celebrano nozze gioiose, i cui invitati sono cento foglie;
    il vento corteggia i rami, i rami si fanno conquistare,
    e il padre affettuoso cerca la fanciulla per il figlio.
    La tempesta si aggira sulla riva mormorando un dolente canto,
    il frangente con occhio pensoso, volge lo sguardo alla luna,
    i loro spiriti si fondono, si scambiano solenni giuramenti,
    mai più canterà lui dolente, e lei scaccerà la sua tristezza.
    Il verme corteggia il mortale, la morte reclama una sposa viva,
    la notte al giorno è sposata, l'aurora al vespro;
    la Terra è un'allegra damigella, e il Cielo un cavaliere tanto sincero,
    e la Terra è alquanto civettuola, e a lui sembra vano implorare.
    Ora l'applicazione pratica, al lettore dell'elenco,
    per portarti sulla retta via, e mettere in riga la tua anima;
    tu sei un assolo umano, un essere freddo, e solitario,
    non avrai una dolce compagna, raccoglierai ciò che hai seminato.
    Non hai mai ore silenti, e minuti sempre troppo lunghi,
    e un sacco di tristi pensieri, e lamenti invece di canti?
    C'è Sarah, ed Eliza, ed Emeline così bella,
    e Harriet, e Susan, e quella con la chioma arricciata!
    I tuoi occhi sono tristemente accecati, eppure puoi ancora vedere
    sei vere, e avvenenti fanciulle sedute sull'albero;
    accostati a quell'albero con prudenza, poi arrampicati ardito,
    e cogli colei che ami di più, non curarti dello spazio, né del tempo!
    Poi portala tra le fronde del bosco, e costruisci per lei un pergolato,
    e dalle ciò che chiede, gioielli, o uccelli, o fiori;
    e porta il piffero, e la tromba, e batti sul tamburo -
    e da' il Buongiorno al mondo, e avviati alla gloria casalinga!


    Il Valentine è diviso in tre parti: un classico proemio con l'invocazione alle muse, un lungo elenco di "coppie", di quella voglia di "unità fatte di due" che pervade il mondo, in cui sono mescolati confini, esseri umani, animali ed elementi naturali e infine le indicazioni pratiche al recalcitrante "assolo umano", allora trentenne, che ancora non si era deciso a seguire le norme dettate dalla natura.
    Nella seconda parte la ventenne Emily inserisce anche un verso che sembra prefigurare gli innumerevoli altri che dedicherà al mistero e all'ineluttabilità della morte.

    July 21

    “Big Chook” di Jeremy Parnell

    "COME TI VEDI". Ecco come si sente in spiaggia chi non ha un corpo perfetto. L'opera è di Jeremy Parnell.

    Si chiama “Big Chook” e in australiano significa “Grosso Pollo”. E’ un uovo fritto gigante in fibra di vetro che in questo momento si trova in una spiaggia vicino a Sydney. L’artista Jeremy Parnell dice di essersi ispirato alla gente che arrostisce sotto il sole cocente di novembre.

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    July 17

    Giuditta e Oloferne

    È una storia che mi ha sempre appassionato quella dei personaggi biblici Giuditta e Oloferne, così come molte altre.

    Ci sono due aspetti di quest’opera che adoro, l’uno è l’intenso realismo con cui Michelangelo amava realizzare le sue rappresentazioni, l’altro è il senso figurativo, la scena, la sua storia.

    Michelangelo amava la rappresentazione non edulcorata, quindi immediata, violenta, proprio come in questo quadro, Giuditta e Oloferne, in cui fissò sulla tela il momento della decapitazione, l'acme drammatico, della storia dell’eroina biblica che, per salvare Betulia, la sua città, dall’assedio, e difendere la fede, mozza la testa al capo delle truppe nemiche, Oloferne.

    Questo episodio in pittura è stato uno dei più rappresentati dell’Antico testamento: da Donatello al Mantegna, e poi Botticelli e da Veronese a Michelangelo e alla Gentileschi…

    Furono molti gli artisti che rimasero colpiti dalla storia della donna “onesta” che si macchia di tirannicidio per salvare il suo popolo oppresso, oltre che dall’eterno conflitto Bene/Male (Giuditta simboleggia la fedeltà e, in generale, il Bene; Oloferne, invece, la potenza pagana accecata dall’orgoglio, dunque il Male).

    Nel quadro di Caravaggio la serva è molto vecchia e brutta, come simbolico contraltare alla bellezza e alla giovinezza della vedova. In questo modo sottolinea (con un artificio artistico legato alla fisiognomica, caro anche a Leonardo) le differenze tra le due figure e fa risaltare maggiormente la prima, che incarna grandi valori morali.

    A proposito di fisiognomica si considera anche un altro aspetto: l’espressione di Oloferne è raffigurata come il culmine emotivo: lo sguardo immobile, fisso, spalancato, potrebbe far pensare che sia già morto, ma lo spasmo e la tensione dei muscoli indurrebbero a pensare il contrario.

    Il tema del tirannicidio fu variamente trattato…. Giuditta al banchetto di Oloferne, Giuditta che uccide Oloferne, Giuditta insieme all’ancella, Il trionfo di Giuditta… Giuditta viene spesso raffigurata affiancata dall’ancella, come se condividere la scena potesse in qualche modo smorzare la violenza e l’orrore del delitto.

    L'inconfondibile caratteristica delle opere del Caravaggio è la dualità luce-ombra, raggi diagonali impressi nel quadro che proiettano ombre molto scure in contrasto con scorci assai luminosi sulle figure che, così, queste emergono dalla tenebra con drammatico rilievo; la luce squarcia la scena come un lampo, penetra come una sciabolata nella materia pittorica, illuminando anche l’angolo più buio, un volto, una ruga, un panneggio, la piega d’una veste... può risaltare ogni particolare ch'egli voglia.

    July 16

    Sogni. Tra presente e passato.. o forse solo presente.

    Ieri notte ho sognato due persone del "presente", una delle quali conosco poco, pochissimo, per niente quasi, ma che mi ha da subito in un certo senso affascinato per qualche ragione. Stanotte invece sogno una persona appartenente al mio passato (che non è M., come qualcuno potrebbe pensare). Che nostalgia mi è venuta... mi domando perché.
    Ma rifletto su una cosa in particolare. Come si fa a dire di una persona che appartiene al passato se questa perviene ancora nel nostro presente? Una cosa, o una persona, quando la si può dare per passata? Quand'è che qualcosa è definitivamente appartenente al passato? Può veramente una persona appartenere soltanto al nostro passato? Oppure c'è pur qualcosa che permane sempre e costantemente nel nostro presente? Come ad esempio dell'Esperienza che se n'è fatta e, quindi, in un certo senso quella cosa, o quella persona, non è forse vero che in un certo qual modo "resta"?


    July 12

    Compransi tempo

    Tempo tempo tempo. Quanto ne vorrei oltre le solite ventiquattr'ore. Ma che stupidaggini che dico, in fondo lo so, per quanto potessi averne in più non mi basterebbe mai comunque, va sempre così.
    Ho iniziato a fare palestra da poco più di due settimane e va alla grande. Non che ne abbia bisogno, ma per una serie di motivi ho deciso (mi hanno convinto) di  cominciare a farla. E con lo studio, la palestra e tante altre piccole faccende quotidiane... non ho un attimo di tempo. Palestra la faccio quasi tutti i giorni dalle ore 16 alle 19.30. Poi quando mi va mi rilasso nella sauna e poi nel bagno turco, seguiti da una doccia gelatissima. Poi ora che esco, che mi faccio la doccia, che mi lavo e asciugo i capelli e torno a casa .. sono circa le ore 21 se va bene, altrimenti anche più tardi. Finisco di cenare alle 21.45 circa... e dopo una giornata così intensa direi che sono cotta al punto giusto da buttarmi sul letto e cadere quasi subito nel sonno più profondo! In compenso ho anche ricominciato ad sentire sonno e ad essere meno insonne. Il mio bioritmo mi fa svegliare sempre e comunque alle 5 e mezza del mattino, ma non mi lamento, perché la notte sto riuscendo a dormire meglio e questo mi rende più felice e meno nervosa nel resto della giornata (cosa fondamentale per me dato che ho giornate veramente pesanti e stressanti).
    La mattina trovo (perché lo voglio) spazio anche per vedermi con amici e andare ad alcune mostre per fortuna, queste non possono mancare. E poi su, un po' di vita sociale no!!? Non può mai mancare questa : )
    L'ultima mostra a cui sono stata è quella di Weegee, a Palazzo della Ragione (Milano), piazza dei Mercanti. IL titolo della mostra è Unknown Weegee. Mostra affascinante e soprattutto originale, ma mai quanto Weegee come personaggio.
    Weegee è uno dei più famosi fotoreporter newyorkesi; aveva persino installata nella sua auto una radio in diretto contatto con quella della polizia (gli era stato concesso il permesso), questo per essere sempre presente nei momenti più drammatici e più "forti", più bizzarri e più strani, che accadevano a NY.
    Ha lasciato un grande segno come fotografo documentaristico, ha colto con straordinaria abilità l'aspetto drammatico della vita quotidiana degli abitanti di NY City. ... La reazione di un criminale, la sicurezza di una Lady dell'alta società tutta ingioiellata, la folla nei centri in una calda giornata estiva, le tragedie di alcuni incendi... gente morta ammazzata, ricoperta dai teli...
    Analizzata e si soffermava molto su tensioni razziali, stratificazionji sociali, guerra... Le sue sono immagini giornalistiche risalenti agli anni Trenta/Quaranta. "Narra" con i suoi scatti anche la Depressione degli anni Trenta, e l'irrequietezza dell'epoca post-bellica. Mi sono trascritta una sua frase, dice: "Quando scatto una foto mi sembra davvero di entrare in trance: è l'effetto del dramma in corso o in procinto di scatenarsi: nasconderlo e andarsene in giro con occhiali dalle lenti rosa è impossibile. In altre parole, abbbiamo bellezza e bruttezza: tuti amano la bellezza, ma la bruttezza permane. [...] Non dimentichiamo che si tratta di un fattore umano."


    Domani mattina parto per la Svizzera, Monte Bré per l'esattezza, non distante da Lugano. Si parte per andare a fare un percorso di trekking, quale sia l'itinerario poi è ancora da decidere, si vedranno le varie difficoltà e durate di percorso, spero di almeno 3 o 4 ore. Tornando ci fermeremo al Fox Town, il grande centro Factory Store di Mendrisio, con più di 160 negozi, 250 grandi marche, e poi bar, ristoranti... e persino un casinò (anche se è normale per essere in Svizzera!).

    Spero di tornare presto con qualche post ^_^

    July 02

    ricominciando da sé

    Bisogna rendersi conto che non si possono sempre fare le cose per gli altri. Gli altri cosa fanno per noi? Con parole che - per loro - sembrano superficiali, che - per loro - han poco valore, riescono a 'violentarci' psicologicamente, senza rendersene neanche conto. E noi lì, a subire la violenza psicologica, che è una delle peggiori. Preferirei essere picchiata, schiaffeggiata, sentire urla, ragioni, sfoghi!

    Bisogna mettere un punto.
    e andare a capo
    ad un certo punto della propria vita.

    Ma prima bisogna convincersene, perché per quanto io "a te", "tu" a me, o chiunque altro possa fare e dire, fino a che non siamo noi stessi a convincercene che qualcosa può e deve cambiare, non servirà a niente. Bisogna capire, poi ricominciare e intanto crederci, fino in fondo. Se vogliam parlare di fede, possiamo anche farlo: fede in noi stessi e in quello che facciamo, o anche fede in quello che ci dicono le persone più care, non tutte ma quelle in cui abbiamo fiducia, quelle che non farebbero né direbbero niente per un tornaconto personale. Quelle persone che, quando ci consigliano, lo fanno puramente per il nostro bene... ecco, quando parlano a noi queste persone, è bene tendere le orecchie perché anche se lì per lì non le consideriamo.. succede che inconsciamente quelle parole in un modo o nell'altro agiscono sulla nostra mente, piano piano, nel quotidiano; magari la prima volta non succede niente, la seconda nemmeno, poi da lì in avanti qualcosa sembra cambiare, ed è che forse quelle parole, assieme alla nostra convinzione e fede, inziano ad fare l'effetto desiderato.
    Fede in noi stessi dunque e nelle nostre più care "vicinanze umane". E bisogna farlo ricominciando a volersi bene in primis. Bisogna ripartire ricominciando da sé.

    Forse il fine settimana passato ho toccato davvero il fondo. Forse a volte - non sempre si spera - occorre toccare il fondo per iniziare a capire, perché la mente trovi nuovi spazi e inizi a vedere nuovi orizzonti, inizi a percepire nuove sensazioni, nuove emozioni.
    Forse, a volte, bisogna toccare davvero il fondo per ricominciare a salire verso la luce. Forse. O forse no. Ma io questa volta ho fatto una lunga tappa su questo benedetto fondale - fondo di cosa poi, non si sa -
    Ringrazio mio fratello Mauro e sua moglie Caterina, la mia adorata cognatina, che mi hanno aperto gli occhi in particolar modo domenica, che mi hanno regalato speranze e aiutato a credere in quello che posso riuscire a fare per uscire dalla mia situazione. Prima di tutto crederci. Secondo, avere fiducia. Terzo, non mollare ed essere costanti nel perseguire il proprio fine, non perdendosi mai.
    Un grazie anche alla mia mamma, che mi sostiene ad ogni mio - seppur piccolo (ma in fondo tanto grande) - passo.