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June 15 Un mattino da raccontare post scritto domenica 14 giugno questo mattino è stato meraviglioso... per questo ci tengo raccontarlo. La sveglia (biologica) mi ha fatto aprire gli occhi alle ore 5.00, all’incirca. Mi sono alzata con l’illuminazione di un nuovo tipo di biscotti. Allora ho preso il mio diarietto dove appunto le mie creazioni e ho iniziato a scrivere e appuntare. Poi vi farò sapere se è venuto bene… è abbastanza originale, particolare, da abbinare… ai formaggi! o almeno questa è l’idea. Formaggi non leggeri, ma piuttosto gustosi, saporiti, “spessi”. Sono biscotti alla noce moscata ed essenza di arancia, ricoperti di granelli di zucchero di canna e un mix di pepi e cacao amaro. Ho preparato l’impasto e messo in frigo a far riprendere consistenza al burro… Lo avrei ripreso poi nel pomeriggio: nel frattempo ho preparato la colazione a mia mamma per quando si sarebbe svegliata.. crema di nocciole al cioccolato fondente, pane tostato, yogurt al lampone (fatto da me), una coppetta di pop-corn dolci glassati al caramello e un piattino di burro da spalmare sul pane. Mi sono cambiata, lavata, vestita… e sono uscita in rollerblade. Avevo intenzione di andare fino all’Azienda Agricola di Bollate per prendere il latte crudo.. e così ho fatto. Armata di zainetto, bottiglia in vetro, mp3… Ho impiegato un’oretta.. e dopotutto ne è valsa la pena. Infatti è stato un tragitto meraviglioso quello che ho fatto per arrivare all’azienda, fino ad oggi raggiunta sempre in macchina. Che paesaggi… e che quiete a quell’ora! ..mi sembrava davvero di essere in campagna, mancavano soltanto le vallate, i recinti di case agricole, pecore al pascolo (e poi magari Heidi e Peter :D)… era bello davvero. Quanto più mi avvicinavo alla cascina, tanto più l’odore di stalle, di fieno, di mucche e cavalli riempiva l’aria circostante. E non aspettatevi che vi dica ‘che puzza’, perché a me infonde una sensazione di benessere ineguagliabile. Il percorso è stato a tratti pista ciclabile - marciapiede pedonale – strada e persino un ponte. Quasi tutte le strade costeggiavano caseggiati con immensi giardini verdi, tantissimi campi di pannocchie, di grano, per ora ancora in fase di maturazione. Infatti la semina dei chicchi di mais – future pannocchie – viene solitamente fatta nel mese di maggio: a inizio mese scorso, passando sempre per quelle strade in macchina, vedevo i contadini che col loro grosso “carro” (non mi viene in mente il nome della macchina apposita che usano per seminare nei campi) inseminavano e inseminavano… avanti e indietro per tutto il campo già dalle 6.00 della mattina. ‘na faticaccia. Un mese dopo la semina i chicchi si possono osservare già i germogli – ed è quello che ho potuto vedere io stamattina - Si vedono spuntare dalla terra delle piccole piantine che arrivano poco sopra al ginocchio. Sono di un verde tale che mette gioia solo a guardarlo… illumina gli occhi… e il colore brillante assieme alla tenerezza dell’ancora giovane piantina fanno quasi sorridere e gioire insieme. Durante l’estate la crescita delle piantine di mais avviene a dismisura… Dopo circa tre/quattro mesi le piante raggiungono quasi il metro e mezzo di altezza. Infine, ad ottobre, avviene la spannocchiatura… e la cosa curiosa è che questa viene fatta quando le piante sono ormai diventate secche, quando assumono cioè un colore giallognolo, più sull’ocra, color ocra chiarissimo. Perché è allora che ci si intrufola fra le piante secche per staccare le pannocchie mature. Ricordo che tanti anni fa una bambina andava insieme ai suoi piccoli amici a rubare le pannocchie in questi campi… dico rubare perché è ovvio che non si potrebbe. Questa bimba, come del resto tutti gli altri bambini, non sapevano nemmeno cosa ne avrebbero fatto con quelle pannocchione giallissime… ma il gusto di andare a prendere qualcosa in proprietà private, riempire sacchetti di plastica del supermercato e fuggire a più non posso con il cuore in gola che batte all’impazzata, la paura di essere visti… e tornare a casa col fiatone della corsa e gridare ‘mamma mamma guarda che cos’ho qui!!’ col sorriso stampato in faccia… ecco, tutto questo non ha prezzo. Quella bimba ero io. Più avanti, oltre i campi e le piantine di mais, v’erano poi delle case e ognuna di esse aveva come delle aie, dei cortili antistanti le case che separano le stesse dalla strada con un piccolo giardino. Le mura relativamente alte dei giardini diventavano quasi inesistenti poiché travestite da piante rampicanti Jasminum, stracolme dei loro profumatissimi fiori. Ed è di lì, che passando veloce con i miei pattini, sfioravo meravigliosi gelsomini in fiore, di cui mi inebriavo dell’intenso e intrigante profumo, quasi pungente, forte e quasi estatico. A seguire, qua e là piante di glicine la cui profumazione era sottile ed evanescente; infatti quei glicini – o finti grappoli d’uva ? – erano di un colore violetto sbiadito, poiché evidentemente giunto oramai al termine della sua fioritura, nonostante la pianta rimanga fronzuta fino ad autunno inoltrato. Il percorso a ritroso non è stato una noiosa ripetizione, ma anzi, occasione di ulteriore meraviglia e piacere. |
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