fiOrdivaniLLa's profilelatte&mielePhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    May 26

    actung!

    Chiedo cortesemente a 'tutti gli utenti' (ussignur che finezza) che mi scrivono in privato... di NON scrivermi più in privato. Se desiderate chiedermi qualcosa o discutere su qualche argomento, potete tranquillamente farlo scrivendo un commento ad un qualche post, anche vecchio... tanto ne trovo traccia a modo mio, non preoccupatevi ^_^

    Grazie


    May 25

    l'elocutio

    L'elocutio (elocuzione o anche 'espressione') è  la terza delle cinque parti della retorica classica, che riguarda la scelta delle parole e delle frasi adatte ai contenuti. Esattamente è l'atto di dare forma linguistica alle idee. Dare forma al pensiero. C'è una scissione di fondo fra i concetti e le parole (tra res e verba),  sicché le parole divengon manifestazione dei concetti, come già anticamente si affermava, nella retorica.
    Una bellissima epigrafe di Daniello Bartoli esplica in maniera favolosa quanto detto, quasi come parlasse di matematica con la poesia...

    "All'argomento trovato, alle parti disposte vien dietro il comporre, che è impolpare l'ossa, e farne d'uno scheletro un corpo"

    amore infelice, amore e dolore.


    Sei la vita e la morte./ Sei venuta di marzo/ sulla terra nuda -/ il tuo brivido dura./ Sangue di primavera/ - anemone o nube - / il tuo passo leggero/ ha violato la terra. / Ricomincia il dolore.
    È buio il mattino/ che passa/ senza la luce dei tuoi occhi

    dalla raccolta ''Verrà la morte e avrà i tuoi occhi"

    -------------------------------------------------------------------

    [...] e chi fu serva, chi straziata, chi uccise i suoi figli, chi stentò giorno e notte., chi non toccò più terraferma e divenne una cosa, una belva del mare.

    [...] Si può accettare che una forza ti rapisca e tu diventi desiderio, desiderio tremante che si dibatte intorno a un corpo, di compagno o compagna, come la schiuma tra gli scogli? E questo corpo ti respinge e t'infrange, e tu ricadi, e vorresti abbracciare lo scoglio, accettarlo», grida Saffo.

    da ''Dialoghi con Leucò'' in Schiuma d'onda.


    Pavese

    May 24

    un pizzico di zenzero sulla lingua

    Le mie muse possono rivelarsi essere anche solo delle semplici parole... spesso sono queste che mi fanno venire l'ispirazione ideale dei vari abbinamenti di gusti, sapori, essenze.... Letta la frase che succede il nick di CàMi, "un pizzino di zenzero sulla lingua", il mio subconscio ha ricevuto un'ulteriore stimolo, che probabilmente già era presente ma aveva bisogno dell'input giusto per essere partorito. Ed è così che mi sveglio questa mattina all'alba - come sempre -e mi viene l'ispirazione per dei biscottini niente male, che si sono rivelati davvero dei piccoli gioiellini sensoriali.

    Apro gli armadietti della cucina e sistemo sul ripiano di marmo gli ingredienti: cioccolato bianco, pistacchi tritati finemente, mix di spezie by fiordivanilla (zenzero, chiodi di garofano e un'altra spezia che vi rimarrà segreta:), un chiaro d'uovo e dello zucchero di canna.

    Lavoro gli ingredienti in base alla mia personale ricetta e infine formo delle palline della dimensione di una noce, le rotolo nel cacao amaro mischiato a zucchero a velo, fodero due teglie con carta da forno, dispongo le palline preparate e infine cuocio a bassa temperatura (110°) per trenta minuti.

    Et voilà. Sforno e dispongo su un grande piatto bianco di portata. Lascio raffreddare. Lascio gocciolare del miele all'arancio sopra ogni singolo biscotto e infine spolvero di cannella mischiata a zucchero a velo.

    May 23

     

     
    Se non si sa cos'è la vita, come si può sapere cos'è la morte?
    Confucio
    May 20

     

    Non guardare al passato con rabbia o al futuro con ansia, ma guardati intorno con attenzione.
    James Thurber
    May 18

    "Nella moltitudine", W. Szymborska

    Sono quella che sono.
    Un caso inconcepibile
    come ogni caso.
    In fondo avrei potuto avere
    altri antenati,
    e così avrei preso il volo
    da un altro nido,
    così da sotto un altro tronco
    sarei strisciata fuori in squame.
    Nel guardaroba della natura
    c'è un mucchio di costumi:
    ragno, gabbiano, topo di campagna.
    Ognuno va subito a pennello
    ed è portato docilmente
    finché si consuma.
    Anchh'io non ho scelto,
    ma non mi lamento.
    Potevo essere qualcuno
    molto meno a parte.
    Qualcuno d'un formicaio, banco, sciame ronzante
    una scheggia di paesaggio sbattuta dal vento.
    Qualcuno molto meno fortunato,
    allevato per farne una pelliccia,
    per il pranzo della festa,
    qualcosa che nuota sotto un vetrino.
    Un albero conficcato in terra. a cui si avvicina un incendio.
    Un filo d'erba calpestato
    dal corso di incomprensibili eventi.
    Uno nato sotto una cattiva stella,
    buona per altri.
    E se nella gente destassi spavento,
    o solo avversione,
    o solo pietà?
    Se al mondo fossi venuta
    nella tribù sbagliata
    e avessi tutte le strade precluse?
    La sorte, finora,
    mi è stata benigna.
    Poteva non essermi dato
    il ricordo dei momenti lieti.
    Poteva essermi tolta
    l'inclinazione a confrontare.
    Potevo essere me stessa - ma senza stupore,
    e ciò vorrebbe dire
    qualcuno di totalmente diverso.  


    W. Szymborska

    Diario (?)

    Mi rendo conto solo ora che è da molto tempo che non scrivo di me. Sono in grado di scrivere critiche, commenti, recensioni, pensieri... ma mai qualcosa che mi riguarda più da vicino. E' che è difficile guardarsi dentro e aprirsi. Difficile perché fa paura, paura che si possa svelare qualcosa di sé a se stessi.
    Il più delle volte si dà per scontato di conoscersi, è "luogo comune" pensarlo, tanto che non passa neppure per la testa di domandarsi 'ma io cosa so di me?'; ma in realtà si conosce di se stessi molto meno di quanto ci si possa immaginare.
    E io? Cosa so di me? Credo di sapere molto, da quando compio un certo tipo di lavoro analitico, ma non è abbastanza, non ancora, è ancora troppo poco.
    May 14

    Esempio, illustrazione e modello....

    ... i tre argomenti, secondo Perelman e Olbrechts, basati sul "caso particolare".
    Tralasciando l'esempio, indubbiamente interessante, e il modello, altrettanto allettante, voglio scrivere una nota interessante a proposito dell'illustrazione.
    Brevemente, la descrizione di un fenomeno o la narrazione di un avvenimento, sono un esempio quando servono a dare un fondamento a una regola e per avere questa funzione devono per forza di cosa essere incontestabili; sono invece un'illustrazione quando rafforzano l'adesione delle menti alla propria tesi, già riconosciuta e comunque ammessa: si forniscono così casi particolari che chiariscono l'enunciato generale. Ciò che si richiede però in questo caso, non è - come nell'esempio - che ci sia un'evidenza indiscutibilmente vera... ma piuttosto la capacità di colpire l'immaginazione per imporSi all'attenzione, ciò non vuol dire esattamente 'persuadere l'altro di...' ma semplicemente attirare l'attenzione su uno o più casi particolari e così persuadere l'altro che l'argomento principale (la tesi) è vera.

    Ecco un caso di illustrazione di un principio (per esplicito, "l'isterismo delle masse non è prorprio degli esseri umani:

                "L'isterismo delle masse non è un fenomeno che si manifesti soltanto negli esseri umani, ma può essere osservato in qualsiasi specie gregaria. Un branco di elefanti, alla vista di un aeroplano, fu preso da un folle terrore collettivo. Ogni singolo elefante era terrorizzato e il suo terrore si comunicava agli altri, creando una vasta moltiplicazione del panico. Tuttavia, dal momento che tra loro  non si trovavano giornalisti, il panico si spense quando l'aereo sparì allontanandosi nel cielo"   (Russel, RDP)

    "La mia migliore amica" di Anne-Sophie Brasme

    "La mia migliore amica" di Anne-Sophie Brasme.

    epigrafe.
    C'è dentro di noi un essere nascosto,
    sconosciuto, che parla una lingua
    straniera, e col quale, presto o tardi,
    dobbiamo cominciare un dialogo.
    - Francois Taillandier, "Anielka" -

    frammento.
    "Il silenzio è la nostra terapia. E' lui che c'insegna a guardare il passato, ad affrontare i nostri atti, a combattere gli errori. E' lui che ci fa riflettere e ci spinge a rimetterci in discussione, sempre lui che ci guida, calma le nostre angosce o le fa rinascere, ci fa uscire dall'incertezza o ci getta nella follia. E' lui che doma quel che siamo, assassina il peso delle ore, lotta contro la parte di noi stesse che vorremmo dimenticare."


    commento.
    Giornata grigia, iniziata male, divenuta nera, perché perseguita nel peggiore dei modi.
    Mi rifugio in una libreria - Mondadori Duomo - Piano Terra. Guardo distrattamente tra le novità, poi un libro cattura la mia attenzione. Leggo il titolo, nulla di entusiasmante, ma la copertina mi piace. Apro il libro, leggo una riga, due, tre, poi quattro. Prendo posto all'interno della libreria, su una di quelle comode poltroncine di colore rosso. Spengo i cellulari - odio ricevere messaggi mentre leggo e ancor di più quando sono in quello stato nevrotico e depresso.
    Arrivo a leggere sino a pagina trentacinque. O c h e i, mi ha convinto. Promosso. Mi alzo, compro, esco.

    Consiglio questo libro, emotivamente molto 'forte'. Bello.
    May 12

    L'Esordio

    Antonio ne Giulio Cesare di Shakespeare:

    Io non sono veunto, cari amici, con la pretesa di rapirvi il cuore. Non sono un buon oratore come Bruto, io; sono quale mi conoscete tutti, un tipo semplice e naturale che adorava il suo amico: e lo sanno benissimo quelli che mi hanno dato il loro beneplacito a parlare, pubblicamente, di lui. Io non ho né l'acume, né la parola, né il talento, né il gesto, né l'eloquio che scalda il cuore di chi ascolta; io parlo come viene, e dico cose che voi stessi sapete...
                      atto III, scena II

    L'esordio è la prima parte più importante di un discorso persuasivo: l'esordio, il proemio... ossia ciò che è all'inizio del discorso, come un avviamento al discorso dell'orazione. Tuttavia Aristotele afferma che, di fronte ad ascoltatori competenti del tema, non c'è bisogno di proemio . La precettistica degli esordi conteneva delle elencazioni, degli accorgimenti da adottare per attrarre l'uditorio; si insegnava anche a sfruttare le opportunità che la condizione stessa di chi parlava poteva offrire. Ad esempio ad un prestifgioso oratore si proponeva di confessare la propria inadeguatezza, di dichiararsi "incapace, inesperto", atteggiamento (o meglio, tecnica) psicologicamente efficace nell'oratoria, perché "c'è un moto naturale di simpatia per chi si trovi in difficoltà", sicché una buona parte del pubblico tende ad identificarsi con il personaggio non troppo sicuro di sé.
    "La dichiarazione di inadeguatezza poteva avere luogo non al principio, ma nel pieno del discorso se non alla fine, nel 'punto caldo' della mozione degli affetti" ed ecco allora un eclatante esempio letterario quale è la conclusione del discorso di antonio nel Giulio Cesare di Shakespeare.

    May 10

    Il fine giustifica i mezzi (?)

    Il fine giustifica i mezzi?

    Bella domanda mi ha fatto una mia amica.
    Attribuivano a Machiavelli questo pensiero, anche se si dice che in realtà lui non l'abbia mai detto propriamente.
    Gli uomini "giudicano le cose dal fine". Guardano "più al fine che ai mezzi".
    Cosa particolare è che detto ciò, non è Machiavelli a pensarlo ma, secondo lui, è la moltitudine a pensarlo. I cittadininormalmente si acontentano del fatto che lo stato ci sia (più largamente parlando, si accontentano dell'esistenza di una determinata cosa), non si pongono il problema dei mezzi adoperati per conquistarlo. Si aspeta che la sua sovranità si traduca in sicurezza e pace: in "bene-essere".
    .. in tal senso sì, il fine giustifica i mezzi. Anche se questi, purtroppo, non sempre son leciti.

    Quindi per il bene collettivo il fine giustifica i mezzi e non invece per il bene individuale o soggettivo? Non sono poi tanto d'accordo...

    Dipende, se si prescinde dall'etica anche io non sono d'accordo, affatto. Ma come si può prescindere dal "senso comune", dai luoghi (le cosiddette topiche, tópoi) nella società in cui viviamo?


    "Ma il fine dell'uomo è il potere? Obiettivamente l'aspirazione ad esso  è presente dappertutto: in una famiglia, in  una scuola,  ospedale,  banca, associazione...    quante liti per comandare , per ritagliarsi un po' di importanza! Qui Machiavelli coglie nel segno:  potere è avere dominio di se stessi, delle proprie passioni. Su di esse proprio la voglia di sentirsi migliori, di comandare, di avere gli altri sottomessi, in altri termini : il potere di evitare che la paranoia infantile sommerga quell'io adulto, responsabile, attento ai rapporti secondo giustizia. Un uomo che ha il potere su se stesso, il cui ragionamento arriva alla verità  di ogni umano problema, che non cede ai luoghi comuni, non può che guidare. La verità stessa si impone per chi non la teme ma ne fà motivo di vita. Per far questo non può non essere onestissimo con se stesso: la verità premia infinitamente di più che le menzogne e le illusioni di comodo (che anzi finiscono per mettere nei guai).

    Potere è risolvere situazioni umane difficili sia nel campo psichico, medico, educativo, economico... Trovare la soluzione giusta al momento giusto, agire per rendere la propria ed altrui vita più dignitosa, serena, costruttiva. Potere è non essere vittime degli inganni e smascherarli. Io non credo che chi confida solo in questo mondo possa davvero fare qualcosa di costruttivo ed evolutivo, credo che solo afferrandone il senso, o meglio cercandone il senso (il potere della ricerca in tutti campi) si trasferiscano naturalmente le proprie conquiste anche nella vita ordinaria. La fede non è un'astrazione nè una credenza, è una pulsione che dà i suoi frutti durante la propria ricerca: azioni concrete, modificazioni non sul piano delle chiacchiere verbali o cartacee ma della vita. Un comico che  fa ridere un bambino ha un potere, chi riesce a dare serenità con le sue parole e la sua presenza ha un potere, chi guarisce  devianze psichiche e  malattie ha un potere, chi sa fare l'amore con gioia ha un potere. Ma soltanto nella consapevolezza dei propri limiti si rivela quanto si può realmente fare." Nazzareno Venturi.

    May 01

    L'abbraccio di Vienna

    Post scritto -ma non pubblicato- alle ore 9:00 di questa mattina.

    Sveglia presto anche questa mattina, come sempre.. anche se non mi dispiace affatto, anzi. Svegliarmi presto mi consente di avere una giornata più lunga quindi di riuscire a svolgere più attività.
    Appena sveglia ho inserito un dvd nel lettore (The Cellular) e ho cominciato a fare cyclette, fino alla fine del film. Tempo di percorrenza: 120 minuti, Km percorsi: circa 40. Buono. "Ora" posso andare a fare colazione..
    Crusca con Orzo al cacao (della Nestlè) e un po' di budino fatto da me (light ovviamente), delizioso: cioccolato con cardamomo e peperoncino, un gusto unico per il mio palato. Niente latte, un goccio appena e il resto caffè diluito con acqua. Fa-vo-lo-so. E ipocalorico in compenso.
    Fatta colazione con mamma mi sono lavata e preparata: è ora di uscire. Destinazione Como - Villa Olmo: L’abbraccio di Vienna – Klimt, Schiele e i capolavori del Belvedere. Mi interessa particolarmente Gustav Klimt che sarà presente con diverse opere di grande importanza come Dopo la Pioggia, Castello di Kammer sul Lago Atter, – uno tra i soggetti preferiti da Klimt – e lo splendido Ritratto di Johanna Staude, dipinto fra il 1917 e il 1918.


    §Qui affianco Giuditta, la biblica eroina che sedusse e decapitò Oloferne per salvare Betulia.


    Ore 16:17.
    Il tragitto, la giornata, la mostra.

    Strada desertica, traffico equivalente a zero. Una giornata stupenda, godibile in toto per l'assenza di caos, quindi a dominare quiete e tranquillità, con un sole affatto fastidioso a rendere il tutto davvero piacevole. Peccato dover essere tornata presto per via dello studio...
    Mostra interessante, non che mi abbia entusiasmata in particolar modo a parte Schiele, Klimt e pochi altri.. tuttavia una visita a Villa Olmo che vale già di per sé la pena fare, accompagnata dalla visita a questa mostra ... è stato tutto sommato molto molto piacevole quindi ... promossa a pieni voti !

    Oltre alle illustri opere klimtiane, preminenti della Secessione viennese, sono presenti altri esponenti di rilievo come Koloman Moser e Otto Friedrich. Di Schiele impressionanti opere come L'abbraccio mi hanno lasciato davvero affascinata: questo capolavoro riproduce una coppia di amanti che si abbandona a una stretta passionale... incantevole.
    E ancora Oskar Kokoscha e tanti altri.

     

    C'è un'opera che mi ha particolarmente colpito, ma non ne ricordo l'artista. Il titolo del quadro è Il Sacrificio della figlia Jefta.. ho cercato qualcosa sui personaggi di questo quadro e non avevo torto ad essermi lasciata colpire così particolarmente. Ecco in breve la storia; il racconto si trova nei libro dei Giudici 11, testo biblico.

    Jefta, il generale israelite, ritorna verso casa a Mizpah dopo la sua vittoria sugli Ammoniti.  Una grande festa per celebrare il suo ritorno è in preparazione.  La sua unica figlia, sua gioia ed orgoglio, è circondata dalle sue amiche, tutte vestite e preparate per una speciale manifestazione musicale in onore di Jefta.   Mentre il suo padre si avvicina alla casa la figlia esce, danzando al ritmo di tamburini.  Ma Jefta invece di gioire, la guarda e poi piange disperatamente, tirando e stracciando i suoi abiti. “Figlia mia” gride “Che dolore mi porti!   Devi essere tu la fonte della mia sfortuna?  Ho fatto una promessa a Yahweh e non posso negare quello che ho detto.”  “Che cosa non può negare?” pensa la figlia.  Poi apprende del voto fatto a Dio dal padre: ”Se gli Ammoniti cadono nelle mie mani” Jefta aveva promesso durante la battaglia “allora la prima persona che mi salute sulla soglia della mia casa quando ritorno in Trionfo, dovrà appartenere a Yahweh e offrirò la sua vita in sacrificio”  Giudici 11 30 – 32.

     


    Immaginate i pensieri della giovane donna che si scopre condannata dal proprio padre come un agnello in sacrificio. Possiamo pensare che avrebbe implorato il padre per salvarsi la vita, per cambiare questo destino tragico. Scopriamo invece che la figlia di Jefta sorprende i suoi uditori perché si rivolge al padre; da una parte accetta pienamente il suo destino e dall’altre chiede un periodo di tempo per se stessa prima di morire. “Voi avete dato la vostra parola a Yahweh, trattatemi a secondo del voto che avete fatto, ma allo stesso tempo, mi concedete la mia unica richiesta. Lasciatemi libera per due mesi. Andrò a camminare nelle montagne e con le mie compagne lamenterò la mia virginità” Giudici 11 36 - 38.

     

    Bellissime le Allegorie dell'alba, di Daniel Gran.

    Per finire, la mostra era ben fatta, le opere raggruppate e disposte nelle molteplici sale in Villa, suddivise seguendo un ordine di sviluppo cronologico. La mostra infatti analizza i periodi storico-artistici: il percorso parte dalle opere delle collezioni di pittura barocca del Belvedere, seguite dal Biedermeier, movimento artistico e ornamentale; due sale sono poi dedicate ad altrettante sezioni particolari, ovvero al Viaggio in Italia e alle Donne. Nella prima si dà spazio ale rappresentazioni di gusto romantico delle città italiane come Roma o Napoli, nella seconda sala dal titolo Donne: pochi quadri che ritraggono sottilmente grazia, sentimentalismo e sottile erotismo... l'immagine della donna riveste l'ideale dela bellezza feminile del tempo, sia come m,adre, sia come femme fatale.
    Successivamente opere del periodo storico della Belle epoque e finalmente l'attesissimo salone dedicato alla Secessione Viennese dove di Klimt trovo Suonatrice di organo (Allegoria della musica religiosa), Signora davanti al camino, Dopo la pioggia, Ritratto di Johanna Staude, Castello di Kammer sul Lago Atter; di Schiele, il già citato L'abbraccio, poi Ritratto del dottor Hugo Koller, La moglie dell’artista e Prigioniero russo (questi ultimi acquarelli su carta), Madre con due bambini, La città sul Fiume Blu...

    Per finire... la sala dedicata alla Modernità, con richiami di cubismo, futurismo e astrattismo. Quest'ultima a dire il vero.. non mi è piaciuta. Diciamo anche che non l'ho compresa...



    detto questo..
    au revoir, au revoir à bientôt! ^_^