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    March 27

    Papà.

    Ieri, dopo tanti, tantissimi anni, abbiamo dormito ancora nella stessa casa papà.
    Proprio ieri, dopo così tanti anni, è come se un po' mi fossi arresa, smesso di fare resistenza, ritirate le armi, tolta l'armatura, abbassato lo scudo. Ho desiderato abbracciarti e stringerti fortissimo ma ti sentivo lontano. Questo mi ha fatto male. Credo sia colpa del cattivo vizio che entrambi abbiamo preso di tener le briglie sempre tirate. Per paura di cosa esattamente? C'è da chiederselo.

    Avevo paura a manifestare i miei affetti e molto probabilmente anche tu i tuoi.. forse, non lo so, credo, non ne sono certa, può essere, può darsi di si come può darsi invece che non ti sia passato nulla di tutto ciò per la testa. A me si però. E volevo il mio papà ieri sera, che mi tenesse stretta tra le sue grandissime e muscolose braccia che da bambina mi buttavano sempre in alto per poi riprendermi al volo. Questa volta non per farmi volare, ma solo e unicamente per abbracciarmi.

    Così ieri sera, così stamattina.
    Mi hai chiamata, svegliata.. tutto qui?

    E' forte, sai papà? E' forte in un certo senso se penso a quanta resistenza io abbia fatto da tanti anni a questa parte per andare contro i miei sentimenti per non permettere di fermirmi più. Questo in generale e non solo con te; sono diventata uno schermo unico e tutt'altro che malleabile. E' "forte" dico, perché potrai non crederci ma è davvero un lungo lavoro quello di imparare a
    sopprimere i sentimenti, quasi rimuovendoli. Ma si sa, il pensiero rimosso è qualcosa che, nel corso del tempo, ritorna sempre in qualche modo e per qualche ragione.

    Ieri sera sono crollate quasi tutte le mie difese. Piccole grandi cose, atti, momenti e gesti come andare a dormire e saperti nella stanza accanto, vedere il tuo volto stanco stanco prima di coricarti, svegliarmi e vedere te prima di ogni altra persona, osservarti mentre prendi la bottiglia di latte dal frigorifero e ne versi in una mug piena a metà di corn flakes, avvicinare il cucchiaio alla bocca, sgranocchiare quella colazioncina figace... prima di prepararti veloce e cominciare una nuova giornata di lavoro.. eh sì, sono cose che mi mancavano, cosa credi. Cose solo in apparenza superate. Cose che se agli inizi mi facevano stare male da morire quando a casa piangevo della tua mancanza - abbracciata al gattone di peluche che mi avevi regalato da piccola - col tempo, proprio per 'proteggermi', ho cercato di rimuoverle vedendo nella rimozione l'unica soluzione possibile. Queste "piccole grandi cose" mi hanno fatto capire tra ieri e oggi, come non succedeva da non so più quanto tempo oramai, quanto mi manchi. Mi manchi papà. Voglio ancora il tuo amore e non solo qualche volta, sempre. So che c'è e anche tanto. Hai paura solo che io possa ancora rifiutarlo.. ma comprendo, perché credimi... ne avrei (ne ho (?)) tanta anch'io. Però io ho bisogno di te e ne avrò sempre.
    Ti è davvero così difficile da capire?

    March 26

    Sfida et armonia [dialoghi]

    Nella filosofia può essere che ci sia sfida - sfida intesa come seguaci di differenti ideologie, ma anche sfida in qualunque altro senso la si voglia intendere - e al contempo armonia? Perché la filosofia è qualcosa che si fa in due soprattutto, o più. Certo uno può anche monologare, però il più delle volte si fanno domande sapendo persino già cosa si vorrà dire dopo la risposta ottenuta dall'altro, qualsiasi essa sia. L'oratore talvolta finisce per spingere il proprio interlocutore - per merito di una buona retorica, dialettica e pragmatica - a dare una risposta tale che sia proprio quella che l'oratore stesso voleva ottenere. Se esistono tre passaggi come "domanda, risposta, conclusione" (una sorta di tesi, antitesi e sintesi), spesso e volentieri il primo a parlare ha già in mente l'ultimo passaggio: la sua conclusione, in vista della quale cercherà di formulare la sua tesi/proposta/domanda/richiesta in base allo scopo che egli vorrà raggiungere.

    fiOrdi.

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    Dialoghi. fiordivanilla&alexis

    Ma a questo punto, quando il primo a parlare ha già in mente l'ultimo passaggio, il dialogo resta solo la "forma", la demagogica parvenza di una democrazia intellettuale che in realtà viene chiusa nei percorsi che l'oratore, forte della propria Ars, ha già creato, e nei quali introduce l'ascoltatore come si fa con un topo lungo un cunicolo

    E in tal modo nemmeno si arricchisce, giusto? Non accresce nulla della sua sapienza. Ma allora è giusto riconoscere una forma oratoria diversa o meglio dire, con un fine, uno scopo diverso: la considerazione di prima è una, e se così fosse allora è vero che l'oratore ha già ben chiaro nella sua mente cosa vuole ottenere e così facendo non saprà (non vorrà) trarre alcunché di nuovo dal discorso; parla perciò solo per ottenere consenso altrui, o per cercare di imporre in modo implicito le proprie teorie.

    Ma supponiamo che l'oratore in questione sia un pubblicitario, un venditore, un parlante che ha come compito quello di persuadere, di convincere il suo pubblico o il singolo interlocutore... allora l'arte del parlare, retorica e dialettica, ha e deve avere come fine ultimo proprio e solo quello di argomentare una tesi e far sì che le menti del pubblico aderiscano a questa tesi. Se allora l'oratore ha questo compito, è giusto che non ci sia altro scopo se non quello di portare le credenze delle altre persone dove lui vuole. Perché non avrebbe altrimenti senso, in questo caso, che un pubblicitario - ad esempio - voglia comunicare e dialogare per ricavare maggior conoscenza. Non starebbe nei suoi interessi.

    Non consideri, se posso permettermi, la difficoltà della persuasione, che rappresenta la congiunzione tra imposizione della propria volontà mediante ars oratoria e l'apprendere nuove forme sempre piu' incalzanti della medesima Ars.
    Ora,considerando le capacità dialettiche dell'oratore come mediamente superiori a quelle del pubblico, l'evoluzione sociale, culturale e anche intellettuale porterà l'oratore a dover sperimentare strade sempre nuove per imporre il proprio pensiero, cosi come un pubblicitario deve sempre trovare nuovi stimoli per colpire un pubblico dai gusti mutevoli.
    Allo stesso modo, l'oratore si scontrerà con una massa dinamica, e dovrà accrescere la propria abilità di coniugare tesi, antitesi e sintesi per mantenere il proprio ruolo, direi la propria leadership

    E' di regola che anche il pubblicitario ha sempre da imparare. Diciamo qualcosa di meglio e di molto più rilevante: il marketing, la comunicazione pubblicitaria, il Mercato!, non esisterebbero senza il cliente. E' il cliente o meglio, i Bisogni del cliente, che muovono il mercato. Il bisogno è un'insoddisfazione, la mancanza di qualche cosa che viene colmata all'insorgere di un bene specifico al proprio bisogno. Dunque, senza i bisogni dei clienti il pubblicitario non lavora. E quindi il pubblicitario ha il compito di prestare non poca ma tantissima attenzione al suo pubblico, alle attese del pubblico, alla concorrenza e via dicendo. E l'attenzione come la pianifica? Credo che qui stia il succo della questione che menzionavo all'inizio: in questo caso allora l'attenzione comporta un rapporto reciproco produttore-consumatore e questo rapporto implica inevitabilmente un dialogo, un dialogo non univoco ma biunivoco, plurivoco, perché per prestare attenzione alle attese del pubblico.. bisogna conoscerlo questo pubblico e per conoscere il pubblico bisogna interagire con esso.

    Dunque? L'Ars oratoria ha allora l'utilità non solo di accrescere l'adesione delle menti ad una propria tesi, non solo di aumentare il sapere di una comunità circa qualche cosa; è anche utile per sé per poter trarre esperienza personale e conoscenza in vasti e ampi campi di "gioco" e di argomento.

    Per certi versi le nostre visioni si sovrappongono, allorché diventa indispensabile analizzare profondamente il pubblico per profilarlo, e per profilarlo nel modo più profondo possibile bisogna provare a farne parte, sentire il pensiero comune,carpirlo, interpretarlo. A questo punto lo si conoscerà cosi bene da non dover più solo comprendere i suoi bisogni, ma lo si avrà cosi in proprio pugno da poter GENERARE i suoi bisogni.  A questo punto, giochi chiusi.

    Difatti sarebbe più opportuno parlare di "bisogni latenti" anziché di "bisogni indotti", nel senso che ci sono motivazioni che restano nell'inconscio del pubblico finché uno stimolo esterno (la pubblicità et similia) li fa emergere.

    Sfruttando sapientemente il sentimento piu' diffuso da sempre: il malessere

    Sfruttando i sentimenti e gli affetti più comuni, malessere così come benessere, etc. Sfruttando e giocando con piaceri e dispiaceri insomma.

    Non essendo l’uomo per natura felice, l'anelare alla felicità è una dimostrazione di malessere...

    Vero, ma più esattamente non è che l'uomo sia per sua natura "infelice": l'uomo è per sua natura mancante di "qualcosa" (così come in Nietzsche, così come per l'ascetismo), imperfetto, incompleto. Cosicché l'uomo, non trovando la ragione della propria esistenza, la cerca altrove, fuori di sé, nelle altre "cose" ed è perché dentro di sé si sente “mancante”, quindi infelice.

    March 23

    Morale, premesse, argomentazione e giudizio.

    Succede spesso di chiedersi cosa sia giusto e cosa sbagliato. Capita innocentemente di domandarselo? E ad un livello più profondo e filosofico chiedersi secondo quali criteri si fonderebbe questo giudizio, del giusto e dello sbagliato, del vero e del falso. Su cosa si fonda insomma un giudizio morale?
    Una certa tradizione filosofica attribuisce grande valore alle intuizioni morali... addirittura le intende il criterio per giudicare un atto moralmente ammissibile o riprovevole. E' però difficile darsi una risposta.

    "Il campo dell’argomentazione è quello del verosimile, del probabile, nella misura in cui quest’ultimo sfugge alle misure del calcolo."  Perelman.

    Perelman mi piace.
    Da questa premessa è possibile dire che la morale può soltanto tendere verso la persuasione, verso il probabile e non verso la certezza assoluta, ciò di cui invece gode la scienza razionale. C'è da dire che applicare il metodo razionale alla morale significa costruire un sistema coerente e convincente (appunto la persuasione, ecc. ecc.) ma  non può però mai significare raggiungere la verità, perché la verità in morale non esiste..
    Una argomentazione convincente è una argomentazione che si ritiene possa ottenere l’adesione di qualunque essere ragionevole, e non soltanto un uditorio particolare. Sta di fatto che tutti noi siamo ognuno caratterizzato da credenze, idee e valori molto diversi... Quindi qual è la cosa che accomuna persone tanto differenti? appunto essere esseri ragionevoli.

    "L’argomentazione rivolta a un uditorio universale deve convincere il lettore del carattere di assoluta validità delle ragioni fornite, della loro evidenza, del loro valore assoluto, indipendentemente dalle possibilità locali o storiche” ancora Perelman.

    Di base c'è una contraddizione tra il negare la verità affermata dalle argomentazioni (perché in queste esiste solo il verosimile e il verosimile è un qualcosa che è simile al vero, qualcosa che può essere o vero o considerato tale. Ma mai falso.) e affermare l'assolutezza del valore dell'argomentazione. Contraddizione dicevo, perché in presenza di uan verità assoluta... l'argomentazione svanisce.
    Allora l'argomentazione ci conduce a una verità mai definitiva, che sappiamo sempre rivedibile.  Nel campo morale è difficile che ci sia una verità da rivelare. Prendo alcuni esempi che ho letto: uno scontro giudiziario o in una disputa scientifica.  Succede che si appoggiano dei valori ritenuti e giudicati più importanti di altri; si cercano soluzioni ai conflitti e alle contraddizioni; è così che se ne esce dunque da un "caso". Il risultato sarà sempre determinato dall’ argomentazione più convincente.

    Questo è abbastanza brutto da pensare, almeno per quanto mi riguarda. Perché mi chiedo, ma in fine allora viviamo nell'arbitrarietà del giudizio? Viviamo secondo regole stabilite e determinate in base ai ragionamenti e alle dimostrazioni più convincenti?

    La base di partenza dell’argomentazione presuppone un accordo. Questo accordo può riferirsi al contenuto delle premesse esplicite. Ma da dove vengono queste premesse? Perché allora anche la scelta delle premesse e la loro formulazione sono privi di valori argomentativi.

    Un rompicapo insomma.

    March 22

    Gasoline return

    Nessuna ora di sonno recuperata. Dopo 38 ore sveglia, tutti si aspettavano facessi una dormita di quelle storiche. Vado a dormire ieri sera alle 23.15 circa e stamattina alle 5.20 eccomi che sguizzo fuori dal letto, come un pesce dall'acqua, però io nel letto non ci sono ritornata. Eccheccà, possibile!?


    Comunque.
    Serata, nottata e mattina fantastica quella di giovedì; serata che inizia nella mia macchina con Michy, con a carico 5 birre da dividere tra me, lui e la Cami, che doveva ancora arrivare.
    Arrivata anche Camiz ci rifugiamo ancora un poco al calduccio nella mia auto a ridere e scherzare di qualcosa che non ricordo bene cosa (ILavBeer ;D), con Michy prima dentro e poi fuori dalla macchina per parlare al telefono con Ste.
    Siamo selvaggiamente  e allegramente in macchina che beviamo birra quando arriva un'auto della polizia e si ferma proprio poco più avanti… sirena accesa, cuore in gola. Uno dei poliziotti che scende dall’auto-polizia fissa dentro la mia macchina… Michy? Ehm… perché guarda qui? Non lo so, secondo me i poliziotti sono come i cani, fiutano la paura. Già ci stavamo preparando per un possibile dialogo da affrontare. Ad esempio se mi avessero fatto fare la prova del palloncino... "Non sono io che guido l'auto". Se ci avessero domandando qualcosa di tutte quelle bottiglie di birra lasciate sul marciapiede affianco alla portiera della mia macchina (ma che gentaglia che c'è in giro! Che incivili!), "non sono mica nostre". Sicurezza e breve dialogo insomma, intrattenere soprattutto poche parole in modo tale da non lasciar intravedere la poca lucità.
    segnali-stradali18
    Non che la macchina fosse parcheggiata a dovere, nel senso che in teoria era prevista la rimozione forzata, 0-24, nulla di grave insomma(!) però era il caso di abbandonare la macchina prima di un sopralluogo da parte dei signori in divisa. Senza contare che si stava facendo tardi e la fila per entrare al Gaso.aveva già raggiunto l'angolo arrivando a metà strada quasi.

    Non vorrei soffermarmici troppo ma non posso sorvolare su queste comicità! Io, Camiz e Michy mancava poco che ci perdessimo NELLA fila, TRA LA fila. Michy era avanti, io legata a lui in qualche modo per un braccio o per la mano (in estremo siamo arrivati a tenerci con un dito!) e Cami a me. Michy schiacciato tra la folla era non più in posizione retta, bensì obliqua. Talmente schiacciato che gli era praticamente impossibile cadere. IO? Beh io ero immobilizzata e con il viso contro il cappuccio del cappotto di un ragazzo (fortuna un cappuccio senza pelo, sennò finiva che me lo mangiavo).. Contando che avevo un freddo cane ho cominciato a prenerci pure gusto e ad un certo punto ho appoggiato addirittura la testa in tutta tranquillità sul cappotto del ragazzo come se fosse un morbido cuscino. Tanto eravamo tutti lì lì lì, attaccati attaccati, come una grandissima famiglia (style Tutti insieme appassionatamente) .. intanto il ragazzo era abbracciato ad una ragazza.. (rischiavo eh?!).
    E Camilla? A saperlo dov'era.. diciamo che, penso, era più o meno affianco-dietro a me, riuscivo a intravederla con la coda dell'occhio (non riuscivo a voltare la tesa)!

    Oh ma il tipo al cellulare che fingeva di parlare con qualcuno!?!? Secondo me faceva finta perché voleva in qualche modo saltare la fila, intrufolandosi come se niente fosse.. Fossi scema. Mi sono messa a scherzare pure io come se ci fosse qualcuno davanti, un po' più in là, di mia conoscenza: "WE! CIAO! SIAMO QUI, VIENI! NO? AH VENIAMO NOI DA TE?" sperando di passare avanti.. la speranza non era di riuscirvi, piuttosto era prendere per i fondelli quel tizio. Naturalmente Michy e Cami stavano al gioco :D

    Arriva finalmente il nostro turno. La guardia/buttafuori, un omaccione pelato di colore, fa: "Siete in lista?" la parola a Michele... "Si, lista Manuela" (che originalità eh?). KingKong fa: ".. non c'è nessuna lista Manuela"e noi O_O solo che Michy come dire.. è molto istintivo il cucciolotto mio... "ma cosa no! la mia amica ha chiamato appena due minuti fa per sapere fino a che ora si poteva entrare! Ha parlato con  Maria!" Maria è una delle pr della discoteca. Interviene una tipa: Maria, tanto per la cronaca e fa "ah si, è vero. ok entrate" Lista Manuela c'era. C'è venuta solo un po' di ansia :)

    Per il resto la serata è trascorsa veramente bene. Ero proprio felice, felice nel senso più pieno della parola. Era tanto che non andavo a ballare e tanto che non mi divertivo così. Bellissima serata, da rifare. Il ritorno in macchina.. meglio lo racconti qualcun'altro se ha voglia : ) io mi risparmio va'!


    Bacio a Camiz e Michyz : ) e a Davide e Marco che abbiamo incontrato là, anche se non credo mi leggerano mai ^_^

    March 20

    MIRAGGI. Un museo a cielo aperto nel centro di Milano

    redazione LAC

    Il progetto Miraggi parte dalla volontà dell’Assessorato milanese all’Arredo, Decoro Urbano e Verde, di dare vita ad un’iniziativa volta a restituire ai cittadini la dimensione di una città che viva l’arte come una necessità, un diritto, un piacere: la parte di un unicum.
    Miraggi realizza, nell’ambito di MiArt 2008, un percorso d’arte nel centro cittadino che, per la prima volta a livello capillare, crea un rapporto simbiotico fra la fiera d’arte e la città.

    Fra Piazzetta Reale e Piazza Scala, fra via Dante, Piazza Affari e Corso Vittorio Emanuele, dal 15 marzo al 7 aprile 2008, sono visibili dodici sculture monumentali realizzate da grandi maestri italiani e stranieri come: Giuseppe Spagnulo, Diango Hernández , Giuseppe Maraniello, Julio Larraz ed altri ancora.

    Si rafforza il rapporto sinergico fra MiArt e la città di Milano allo scopo di costituire un vero e proprio network dell’arte che connetta la manifestazione fieristica, e tutte le sue proposte, al tessuto urbano.

    Dodici straordinarie sculture diventano veri “miraggi” urbani, in grado di dialogare con la città secondo la sensibilità di ogni singolo artista: un percorso, un “museo all’aperto” che cre
    a relazioni e suggerisce interazioni tra l’arte contemporanea ed i cittadini.

    March 17

    Moda, magrezza, malattia

    La la percezione del corpo per le donne è cambiata, fin qui non ci piove. Ormai dal secondo secolo è cominciata la corsa alla magrezza. Da quel momento l’obiettivo è stato cambiare il prototipo della bellezza, quella sana bellezza stile anni 50–60, gli anni del “grasso è bello”.
    Magrezza estrema: moda o Anoressia?
    D
    omanda alla quale è difficile rispondere o dare una risposta universale; ognuno è indubbiamente un caso a sé. Ma ci sarà pur qualcosa che accomuna questo problema mondiale.

    La moda cambia e si modifica in continuazione, ma l’anoressia e già una malattia ben definita e conosciuta, con cause psicologiche e per questo più difficile da affrontare. Fosse solo questione di moda, basterebbe l’accordo stipulato già con le agenzie di moda. Ma tanto di fatto non basta.

    E come si fa allora a sapere se la causa di questo problema è stata veramente la moda o è solo un fattore psicologico? Di fatto non è facile saperlo. Il concetto di bellezza è cambiato, le case di moda cercavano donne ogni volta più magre per mostrare i propri modelli, e da lì le modelle, per crescere professionalmente, essere famose e guadagnare più soldi hanno incominciato a seguire questo status di magrezza, passando dalle taglie 42–44 alle extra-small 36–38.

    Il problema incomincia quando le misure dei vestiti vengono modificati per il pubblico femminile, diventando sempre più piccoli e stretti, quindi hanno sicuramente influenzato
    psicologicamente le donne, facendo pensare che per essere bella e alla moda bisognava essere magre come le modelle sulle riviste patinate o sulle passerelle delle sfilate di alta moda.
    (Poi, aggiungerei, c’è anche lo zampino di amici e genitori: frasi del tipo “non mangiare schifezze”, “hai il culone”, “non mangiare quello che ti fa ingrassare”, “guarda quella com’è magra, come sta bene”. Questo acquista significato e colpa se si considera che delle volte questi enunciati vengono proferiti a figlie ancora adolescenti tutto sommato né grasse né grosse.
    Sorvoliamo le colpe. D’altronde le cose si fanno sempre in “due”, non sta mai solo da una parte la colpa).

    Beh, da quel momento a livello mondiale la cultura dell’alimentazione comincia a sfaldarsi, a sgretolarsi: della sana alimentazione, diventano famosi i dietisti e i nutrizionisti: tutti vogliono fare una dieta, nascono nuove diete “magiche”, “a zona”, “di due settimane” o, all’estremo “di tre giorni” (i famosi tre giorni di dieta e d’inferno) che promettono miracoli di perdita di peso in pochissimo tempo… (assicurato poi il doppio dei chili da lì a distanza di qualche settimana); Comincia il boom del fitness e del benessere, e, purtroppo, della magrezza estrema (e non più sana).

    Leggo: “La situazione sta diventando sempre più incontrollabile, ma dalla morte di molte modelle si sta forse seriamente cominciando a correre ai ripari, per tornare ai canoni della normalità ed evitare morti inutili.” Questo in un articolo del 18 febbraio del 2007. Esattamente un anno fa


    Se il problema fosse la moda, direi che una volta cambiati di nuovo i prototipi attuali di magrezza, le cose dovrebbero migliorare. Infatti come dicevo all’inizio, si è già giunti ad un accordo tra le agenzie di moda e le agenzie di modelle.

    Leggo ancora: “Le agenzie di moda non stanno accettando più modelle che hanno misure al di sotto della 42. E non fanno più contratti alle modelle con misure dalla 34 alla 38, con l’obiettivo mirato di evitare la trasmissione di quel modello alle donne, specialmente alle adolescenti, per ridurre i casi di anoressia a livello mondiale” Se a voi risulta vero vi prego di rendermi partecipe dei canali televisivi o dei giornali e delle riviste che guardate, perché a me non risulta nulla di tutto ciò. Potrà essere vero che non vengono fatti contratti a modelle stile NoLita (anche se non ci metterei la mano sul fuoco) ma che non accettino più modelle con taglie al di sotto della 42 non ci credo e non “a priori”, ma a posteriori! Basta guardare anche le ultimissime sfilate apparse in tv nei telegiornali… insomma non siamo ciechi, no? Non che mi impressionano, non a me almeno. Non mi fanno alcun effetto voglio dire.
    Ma insomma, che cos’è questa anoressia.
    Sicuramente una malattia psicologica, questo si è capito. I soggetti colpito da qualsiasi tipo di anoressia (già… non ce n’è una sola) presentano un rifiuto nel mantenere il peso corporeo al di sopra o al minimo normale per l’età e la statura che ha, per il terrore di acquistare peso e diventare grassi, anche se in realtà sono sottopeso.

    Una delle prime complicazioni che si presentano è la mancanza del ciclo mestruale (amenorrea), a causa della eccessiva perdita di grasso corporeo.
    Alla base dell’anoressia c’è l’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo, causati da una alterazione della percezione dello “schema corporeo”, cioè dell’immagine soggettiva del Sé, che si forma parallelamente allo sviluppo somatico nell’adolescenza, quando massime sono la sensibilità alle mode e l’identificazione con i modelli culturali proposti (anzi, imposti). Non ci si vede più per quello che si è. La nostra immagine reale viene vestita da una maschera-costume che camuffa quello che siamo realmente.
    Dicevo prima… che non esiste un tipo unico di anoressia, ma diversi.
    Esistono 2 tipi di anoressia: Anoressia Sottotipo Restrittivo: l’anoressia nella quale il soggetto ha un rigido e costante controllo dell’assunzione del cibo, con una graduale restrizione della quantità e della qualità. La persona effettua una ossessiva selezione degli alimenti e della loro preparazione, presenta svogliatezza nel mangiare o con un vero e proprio “fastidio” legato all’azione di alimentarsi.
    Anoressia Sottotipo Bulimico: è l’anoressia che combina la forma restrittiva e in più utilizza metodi compensativi per perdere peso come vomitare dopo aver mangiato, l’abuso di lassativi, pillole per dimagrire, ecc. Questo tipo di anoressia non solo restringe la quantità di cibo, utilizza anche i metodi aggressivi e intensivi per perdere peso.
    Ci si deve volere proprio male eh…

    “Interessante” è che l’anoressia Nervosa, per la quale la malnutrizione del paziente anoressico è progressiva nel sottotipo restrittivo. All’ inizio della malattia, la perdita di peso coincide con la perdita di massa grassa e la relativa conservazione della massa magra (muscolo), visto che il paziente anoressico all’inizio della malattia elimina gli alimenti ricchi in carboidrati e grassi e mangiando solo quelli ricchi in proteine (carne e pesce). Con il passare del tempo diminuisce anche i cibi ricchi di proteine, consumando quantità sempre più ridotte oppure semplicemente mangiando cibi ricchi di oligoelementi, vitamine, acqua… come la verdura. Ed è li che cominciano i (seri) problemi di carenza e malnutrizione.
    Il basso apporto di calcio per lunghi periodi può favorire l’osteoporosi, che rappresenta una complicanza a distanza nel futuro della persona che soffre di anoressia.
    Si presenta spesso amenorrea (interruzione del ciclo mestruale per un periodo più lungo di 3 mesi), sintomo fondamentale.
    La colecistochinina (un ormone neurotrasmettitore) inoltre svolge una funzione di segnale di sazietà.

    Sintomi da anoressia grave.

    - Rapido ed incontrollabile
    calo ponderale

    - Diminuzione dell’Indice Massa Corporea (IMC), meno di 16 (il valore normale è da 18,5 ai 24)

    - Bassissimo Indice BMI, meno di 17 (il valore minimo minimimo è 18,5)

    - Ipotermia (temperatura corporea scende sotto il valore minimo, interferendo con il corretto funzionamento del metabolismo. Ecco perché poi chi soffre di anoressia sente costantemente freddo)

    - Bradicardia (abbassamento della frequenza dei battiti cardiaci al di sotto dei 50 battiti al minuto)

    - Ipoglicemia (livello molto basso di zuccheri nel sangue)

    -
    Disturbi dello stato di coscienza

    - Rischio di
    suicidio

    ... and so on...

    March 15

    Peter Fischli e David Weiss - "Altri Fiori e Altre domande".

    Peter Fischli e David Weiss - "Altri Fiori e Altre domande"
    30 gennaio - 16 marzo 2008
    Palazzo Litta
    Corso Magenta 24
    Milano

    E' stata una mostra molto carina e diversa dal solito. Interessante, una visione particolare del mondo, un mix di infantile e sublimale, ipnotica per certi versi, semplice e al contempo ingegnosa per certi altri.
    Certo nulla ha a che fare con le mostre d'alta arte viste a Palazzo Reale a Milano, piuttosto che a Villa Olmo a Como, due generi completamente diversi forse, ma comunque da vedere. La mostra, di Fischli & Weiss, vanta di uno stile completamente proprio, un insieme di opere fatte a mano, materia pura, opere in veste fotografica (fotografie ammalianti), Sculture nere in cui mobili, utensili, alberi e edifici sono ricostruiti in gomma e trasformati in un inquietante monocromo, un tuttonero fantastico.

    Altri fiori e altre domande è la prima grande mostra di questi due artisti, già celebrati dal Leone d'Oro alla Biennale di Venezia e in cui ho visto una forma d'arte molto emotiva in quanto a confronto, quadri e opere del passato son forse più difficili da percepire perché più lontane e lontane son dunque anche le emozioni che possono riuscire a suscitare in ognuno di noi., senonché tra qualcuno di voi c'è qualche esperto d'arte e possiede un buon bagaglio culturale sulla storia dell'arte e sarebbe capace allora di emozionarsi davanti al Guernica di Picasso o davanti a un Van Gogh o in extremis (ma qui ce ne vuole...) ad una delle tante versioni di Salomé, sia essa di Klimt, di Caracciolo, Caravaggio, Tiziano, Carl Strathman ... se così non fosse, volete forse dirmi che davanti a tali opere provereste qualche emozione personale che non sia semplice ammirazione? Domanda retorica, ovviamente.

    dall'opuscolo avuto in dotazione alla mostra.
    La mostra sfuma i confini che separano la normalità dallo straordinario e rappresenta un'occasione unica per esplorare i mondi surreali inventati dal duo svizzero. Tra le pareti di broccato, le cineserie e gli specchi del piano nobile di Palazzo Litta, mai aperti prima per un'esposizione d'arte contemporanea, la mostra raccoglie lavori inediti e oltre quaranta opere storiche di Fischli & Weiss e offre una panoramica completa e originale sulla loro produzione.
    Per Altri fiori e altre domande gli artisti hanno immaginato un percorso per mettere in scena una serie di incontri ora intimi ora spettacolari con le loro opere.
    Le varie stanze allestite per la mostra accolgono gli oggetti banali e le minuscole crisi di Fischli e Weiss - il palazzo si trasforma in uno strano carillon dell'assurdo.

    L'ingresso della mostra è spaesante e appare come luogo di transito in cui le opere si confondono con gli ambienti originali tra mobili antichi e fotografie di Aereoporti (1987, in progress).
    Anche la materia più insignificante si trasforma in qualcosa di magico, dalla dissolvenza ipnotica dei Fiori (1997-98) alle Sculture Nere sopraccitate, fino alla proiezione Kanalvideo (1992), che guida nelle fognature di Zurigo, l’arte dei due artisti svuota la realtà di ogni peso e la trasforma in un miraggio.
    Le diapositive in dissolvenza e trasparenza di Fiori, girasoli secchi, funghi e sottobosco, non sono che una lenta rappresentazione dell’eterna ricchezza e trasformazione della natura, microcosmo vitale sotto i nostri piedi. Una rappresentazione favolosa, scatti magnifici, primi piani nitidi e stupendi, sfumature e dissolvenze davvero ipnotiche.
    Le Sculture Nere sembrano mimetizzarsi e scomparire nel monocromo, come lo spettatore che in qualche modo entra nei sotterranei astratti di Zurigo attraverso Kanalvideo.
    L’impercettibile distanza che separa realtà e finzione è uno dei temi centrali. In una delle loro serie più famose, hanno riprodotto meticolosamente alcuni oggetti
    scolpendoli in poliuretano, un materiale  leggerissimo quanto delicato, che sembra catturare tutta la fragilità del mondo.
    Untiles (Pallets) (2001-04) apre uno squarcio su ciò che di solito resta celato nelle esposizioni d’arte: svela il disordine del dietro le quinte; infatti F.&W. espongono in questa stanza oggetti comuni che sarebbero quel che rimane di un lavoro dopo-allestimento. In realtà sono sculture realizzate con cura maniacale.
    In La zattera (1982), prima opera che hanno realizzato in poliuretano, F.&W. fanno riemergere dagli abissi nature morte da cartone animato e animali da fiaba.
    In Untitled (Rotterdam) (2002-04) trasformano una delle ultime sale della mostra nel ripostiglio di un custode immaginario: una simulazione iper-realista, tanto spettacolare quanto ordinaria, in cui ogni oggetto è scolpito e dipinto a mano.

    La realtà per F.&W. va guardata come un sogno a occhi aperti, che talvolta si tinge di sfumature drammatiche.

    Bellissima l’installazione Domande (2002-03), per quanto mi riguarda e per come sono fatta.. posso dire che mi ha incuriosito tantissimo.. all’inizio sono passata attraverso questa stanza entrando direttamente nella successiva, senza accorgermi di nulla. Poi però qualcosa mi sfuggiva…  torno indietro nella sala tutta buia... non capivo. Mi sembrava strano che una stanza rimanesse in disuso. … guardo bene il libretto guida… Sala 6, Domande; proprio questa l’installazione premiata con il Leone d’Oro alla Biennale
    di Venezia; a parete sono proiettate serpentine di scritte luminose che richiamano, in modo assurdo, alla riflessione infantile satura di perché e interrogativi, apparentemente banali e al tempo stesso molto profondi (perché è tutto improvvisamente così silenzioso? L'indecisione è la più bella speranza? Mi troverà la fortuna? Dobbiamo vedere le cose spassionatamente? Si risolve tutto da se'? Sono stato grossolano? “Si attraversa una parete quando ci si addormenta?”, “E’ forse la mia indecisione la più bella speranza del mio libero arbitrio?”, a domande lievi, che dimorano nel quotidiano “Devo profumarmi e accendere una candela?”, “Ancora un bicchierino?”, a quelle più ironiche e paradossali che rivelano un nonsense, ricco di significati “C’è un trenino che porta fuori dal lerciume?”, “Devo drogarmi per motivi scientifici?". Non e' sempre tutto contro di me? Perche' devo sempre lottare? Potremmo lamentarci della maggior parte delle cose? È sbronza? Devo seminare infamia, odio e invidia? Perché so sempre tutto meglio degli altri? Come mai il mio comportamento normale viene così mal apprezzato? Posso a ragione essere presuntuoso, vanitoso e soddisfatto? La puzza viene da fuori? Devo assalire la Russia? Devo punire il mondo ignorandolo?' La felicità riuscirà a trovarci?); dubbi esistenziali, quesiti inquietanti e “piccole grandi” riflessioni… sono paure e desideri simili a quelli che ci assalgono la sera prima di dormire magari… (filosofia da quattro soldi o rivelazioni esoteriche?).
    Per la stessa assurdità, protetto, ma sotto un riflettore, vi è uno scarpone gigante di creta, consumato dalla strada a sua volta consumata.


    In uno dei video più celebri, The Way Things Go (1986-87) – accompagnato da una sorta di documentario sulla sua creazione – materiali primitivi e oggetti di uso comune (scatole, bottiglie, pezzi di legno, candele, cartoncini, copertoni di ruote delle macchine, palloncini, teiere) si risvegliano in un deposito-laboratorio scatenando una catena causale di eventi che accadono con calcolata precisione, scandendo il loro ritmo interno, lineare e oscillatorio, lento o improvviso come una scintilla che appicca il fuoco.  
    I materiali più diversi si rincorrono in una serie esilarante di reazioni a catena, un “effetto domino” in cui caos e ordine si sfidano all’infinito.
    Ecco, questa mostra la definirei proprio una sfida tra opposti; una sfida, anche, tra equilibrio e forza di gravità (vedi Equilibri – un pomeriggio tranquillo).

    ancora dal coupon …
    “Saggi profeti e buffoni di corte, i due artisti proiettano uno sguardo incantato sul mondo che ci circonda e lo trasformano in un laboratorio dove scoprire preziosi paradossi e affinità segrete. Le visioni di Peter Fischli & David Weiss sono animate da uno stupore infantile che mescola rigore e fantasia, leggerezza e tragedia, sempre in bilico tra sublime e kitsch, tra noia e psichedelia. Capace di sgretolare ogni certezza, l’opera di Peter Fischli & David Weiss scorre come un’enciclopedia impazzita in un’esplosione di forme e colori, illuminazioni e oscurità.”

    Nella serie Equilibri – un pomeriggio tranquillo (1984) oggetti in equilibrio precario sfidano la legge di gravità e danno vita a nuove creature ibride. Nelle fotografie di F.&W. anche la noia diventa spettacolo, la banalità si declina in infinite variazioni e tutto scorre nella sua meravigliosa molteplicità.

    Perfino la storia dell’umanità passa attraverso il caleidoscopio di questi artisti: nell’ambiziosa serie Suddenly This Overviews (1981) descrivono gli eventi cruciali della storia dell’uomo in una sequenza di oltre 90 piccole scene di creta… che mi facevano sorridere così tanto che mi sentivo davvero una stupida con quel sorriso da bambina, in mezzo ad altra gente. Ma così mi andava, mi provocavano quell’effetto. Davvero minuscole sculture in creta che davano ben l’idea dell’oggetto rappresentato. Bellissimissime.

    Nelle ultime sale un filmato di un gatto gigante che si lecca i baffi mentre poco lontano si diffondono già i suoni di una radio… infatti nella sala successiva e ultima della mostra, l’opera è proprio Radio (2008), cela una sorpresa misteriosa: è in presa diretta con il passato, la radio suona musiche e diffonde notizie vecchie di ormai qualche mese fa. Voci lontane ma sempre presenti.


    March 11

    4. ancora per te, per voi, Lara e Thea.

    ancora per te, per voi, Lara e Thea.
    Un'altra di quei testi poesia che  insieme
    abbiamo condiviso.

    F. Guccini

    E correndo mi incontrò lungo le scale, quasi nulla mi sembrò cambiato in lei,
    la tristezza poi ci avvolse come miele per il tempo scivolato su noi due.
    Il sole che calava già rosseggiava la città
    già nostra e ora straniera e incredibile e fredda:
    come un istante "deja vu", ombra della gioventù, ci circondava la nebbia...

    Auto ferme ci guardavano in silenzio, vecchi muri proponevan nuovi eroi,
    dieci anni da narrare l'uno all' altro, ma le frasi rimanevan dentro in noi:
    "cosa fai ora? Ti ricordi? Eran belli i nostri tempi,
    ti ho scritto è un anno, mi han detto che eri ancor via".
    E poi la cena a casa sua, la mia nuova cortesia, stoviglie color nostalgia...

    E le frasi, quasi fossimo due vecchi, rincorrevan solo il tempo dietro a noi,
    per la prima volta vidi quegli specchi, capii i quadri, i soprammobili ed i suoi.
    I nostri miti morti ormai, la scoperta di Hemingway,
    il sentirsi nuovi, le cose sognate e ora viste:
    la mia America e la sua diventate nella via la nostra città tanto triste...

    Carte e vento volan via nella stazione, freddo e luci accesi forse per noi lì
    ed infine, in breve, la sua situazione uguale quasi a tanti nostri films:
    come in un libro scritto male, lui s' era ucciso per Natale,
    ma il triste racconto sembrava assorbito dal buio:
    povera amica che narravi dieci anni in poche frasi ed io i miei in un solo saluto...

    E pensavo dondolato dal vagone "cara amica il tempo prende il tempo dà...
    noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa...
    restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento,
    le luci nel buio di case intraviste da un treno:
    siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno..."
    March 10

    3. a te, Lara.

     


    Se ti tagliassero a pezzetti
    il vento li raccoglierebbe
    il regno dei ragni cucirebbe la pelle
    e la luna tesserebbe i capelli e il viso
    e il polline di Dio
    di Dio il sorriso.

    Ti ho trovata lungo il fiume
    che suonavi una foglia di fiore
    che cantavi parole leggere, parole d'amore
    ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
    ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.

    Rosa gialla rosa di rame
    mai ballato così a lungo
    lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
    io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
    alla fine siamo caduti sopra il fieno.

    Persa per molto persa per poco
    presa sul serio presa per gioco
    non c'è stato molto da dire o da pensare
    la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
    spettinata da tutti i venti della sera.

    E adesso aspetterò domani
    per avere nostalgia
    signora libertà signorina fantasia
    così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
    con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

    T'ho incrociata alla stazione
    che inseguivi il tuo profumo
    presa in trappola da un tailleur grigio fumo
    i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
    camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

    Ma se ti tagliassero a pezzetti
    il vento li raccoglierebbe
    il regno dei ragni cucirebbe la pelle
    e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
    e il polline di Dio
    di Dio il sorriso.

    2. A Lara.

    Continuerai a vivere nelle canzoni dei nostri amati poeti, come De André e tanti altri. Continuerai a vivere in quei mattini di nebbia che tanto ci descrivevamo, nei campi di grano; il grano alto, le corse in mezzo ai campi all'alba, mentre il silenzio regnava, mentre la nebbia era il respiro della terra.
    Continuerai a vivere nei nostri cuori e soprattutto in Thea, in ogni suo momento, in ogni secondo della sua vita.
    Continuerai a vivere nei paesaggi, nello splendore di un'alba, nella pace di un tramonto, nei colori più inverosimili, nelle note meno scontate e nei silenzi...
    Non ho parole, almeno non per ora, che possano colmare questa mancanza, questa sensazione terribile e micidiale di impotenza, questo sentirsi piccoli rispetto ad un tale evento, un tale dramma.
    Non riesco a trovare parole adatte, mi sento bloccata, incatenata, senza respiro. Mi sento stupida e incapace, mi sento piccola e sciocca, come un insetto sotto il mondo, come una gocciola in mezzo ad un uragano, come un soffio contro un tornado.

    Arrivederci Lara, qualche frammento di canzoni.poesia, di quelle che tanto ci piacevano.

    .. da chimico un giorno avevo il potere
    di sposar gli elementi e farli reagire
    ma li uomini mai mi riusci’ di capire
    perché si combinassero attraverso l’amore,
    affidando ad un gioco la gioia e il dolore...

    *
    ...È strano andarsene senza soffrire,
    senza un voto di donna da dover ricordare.
    Ma è fosse diverso il vostro morire
    vuoi che uscite all'amore che cedete all'aprile.
    Cosa c'è di diverso nel vostro morire...

    *
    Ma guardate l'idrogeno tacere nel mare
    guardate l'ossigeno al suo fianco dormire:
    soltanto una legge che io riesco a capire
    ha potuto sposarli senza farli scoppiare.
    Soltanto la legge che io riesco a capire.

    Fui chimico e, no, non mi volli sposare.
    Non sapevo con chi e chi avrei generato:
    Son morto in un esperimento sbagliato
    proprio come gli idioti che muoion d'amore.
    E qualcuno dirà che c'è un modo migliore.


    *
    ....Libertà l’ho vista dormire nei campi coltivati
    a cielo e denaro, a cielo ed amore, protetta da un filo spinato.
    Libertà l’ho vista svegliarsi ogni volta che ho suonato,
    per un fruscio di ragazze a un ballo, per un compagno ubriaco....


    *

    Quei giorni perduti a rincorrere il vento / a chiederci un bacio e volerne altri cento.


    *

    ...Ma tu che vai, ma tu rimani
    anche la neve morirà domani
    l'amore ancora ci passerà vicino
    nella stagione del biancospino...

    *
    Gli arcobaleni d'altri mondi hanno colori che non so
    lungo i ruscelli d'altri mondi nascono fiori che non ho.
    Sopra le tombe d'altri mondi
    nascono fiori che non so
    Ma fra i capelli d'altri amori
    muoiono fiori che non ho.


    *
    ...Ti ho trovata lungo il fiume
    che suonavi una foglia di fiore
    che cantavi parole leggere, parole d'amore
    ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
    ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso....

    ...
    E adesso aspetterò domani
    per avere nostalgia
    signora libertà signorina fantasia
    così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
    con la tua nuvola di dubbi e di bellezza...


    *

    Vanno
    vengono
    per una vera
    mille sono finte e si mettono lì
    tra noi e il cielo
    per lasciarci soltanto una voglia di pioggia..
    (..le nuvole)




    " ...e come tutte le più belle cose
    vivesti solo un giorno, come le rose... "

    e riportandoti queste ultime parole di De André tu dissi... breve, intenso, che basta un attimo e svanisce... sta a noi trasformare questo momento, questo giorno solo, in qualcosa di eterno, di speciale e di unico...




    Mi hai donato e trasmesso tanto, insieme a Thea siete state capaci di farmi sorridere anche nei momenti più cupi, di trasmettermi  serenità, tranquillità, gioia, voglia di vivere e di vedere terre nuove e lontane, come la vostra, in cui da poco eravate andate ad abitare.

    Un caro bacio Lara. Non ti dimenticherò.

    1. Lettera a un angelo


    Non che interessi a qualcuno, ma ci tengo farlo: pubblico di seguito la lettera di un'amica, più unica che rara, un angelo direi. Un'amica che scrive alla sua amata, che purtroppo venerdì scorso, 29 febbraio, alle ore 23.13, ha lasciato questo mondo.



    Lettera a Lara, da Thea.
    Addio Lara,
    un fato avverso ti ha strappato troppo presto a questa vita, a questo mondo che amavi urlare quanto fosse fatato, quanto fosse bello, quanto nonostante l'ipocrisia della gente, di coloro che ti avevano e ci avevano giudicato, fosse possibile trovarvi un soffio di magia, uno splendore diverso e unico per cui sorridere ad ogni alba e per cui ballare nella rugiada.

    Ti ho seguita per mesi e anni, ti ho scoperta poco a poco e assieme a te ho imparato a comprendere che il vento può portare carezze, parole, baci, sogni e quant'altro. Ho imparato che l'amore può superare ogni cosa, che anche una terra straniera, all'apparenza ostile, dopo poco può divenire un luogo amato, può contenere e vegliare sulle nostre radici che pensavamo di aver dovuto recidere.

    Ho imparato con te a passare le notti nei boschi, ad inerpicarmi sui monti e a perdermi nella nebbia. A gioire di ogni rumore che la natura sa creare, di ogni immagine che sa mostrare a noi che siamo qui ad osservarla come spettatori ignari, incapaci di farci sorprendere come solo un bambino sa fare. E tu lo sapevi fare, tu sapevi correre a piedi nudi nella rugiada, sapevi amarmi in riva ad un lago di montagna e sapevi rimanere immobile, per ore, mentre osservavi un fiore, un ago di pino, o più semplicemente abbandonata dietro i viaggi onirici che la tua mente sapeva compiere.

    Addio mio piccolo e dolce fiore, riposa ora, mentre le tue ceneri tornano a quella terra che hai amato sin da bambina, a quei monti che ti hanno accolto come una figlia e da cui eri dovuta fuggire. Riposa in pace e veglia su chi rimane qui, a ricordarti per una vita, a sorridere al tuo pensiero e a lasciarsi scappare una lacrima sebbene già io senta la tua voce fioca rimproverarmi come solo tu sapevi fare.

    Addio, mio amore, addio per te che hai saputo prendermi per mano e mostrarmi che la vita può essere altro, che si può sempre sperare ed essere fiere di ciò che siamo.

    Addio, sarò sempre qui, in questa rete, per mantenere vivo il tuo ricordo con tutti coloro che lo vorranno, che ti hanno conosciuta e che hanno compreso quanto eri splendida e bella.

    Addio con una delle canzoni che più amavi, sapendo che ora anche tu fai parte eterea di quei fuochi fatui.

    Addio,

    tua per sempre

    Thea


    Un chimico - Fabrizio de Andrè

    Solo la morte m'ha portato in collina
    un corpo fra i tanti a dar fosforo all'aria
    per bivacchi di fuochi che dicono fatui
    che non lasciano cenere, non sciolgon la brina.
    Solo la morte m'ha portato in collina.

    Da chimico un giorno avevo il potere
    di sposare gli elementi e di farli reagire,
    ma gli uomini mai mi riuscì di capire
    perché si combinassero attraverso l'amore.
    Affidando ad un gioco la gioia e il dolore.

    Guardate il sorriso guardate il colore
    come giocan sul viso di chi cerca l'amore:
    ma lo stesso sorriso lo stesso colore
    dove sono sul viso di chi ha avuto l'amore.
    Dove sono sul viso di chi ha avuto l'amore.

    È strano andarsene senza soffrire,
    senza un voto di donna da dover ricordare.
    Ma è fosse diverso il vostro morire
    vuoi che uscite all'amore che cedete all'aprile.
    Cosa c'è di diverso nel vostro morire.

    Primavera non bussa lei entra sicura
    come il fumo lei penetra in ogni fessura
    ha le labbra di carne i capelli di grano
    che paura, che voglia che ti prenda per mano.
    Che paura, che voglia che ti porti lontano.

    Ma guardate l'idrogeno tacere nel mare
    guardate l'ossigeno al suo fianco dormire:
    soltanto una legge che io riesco a capire
    ha potuto sposarli senza farli scoppiare.
    Soltanto la legge che io riesco a capire.

    Fui chimico e, no, non mi volli sposare.
    Non sapevo con chi e chi avrei generato:
    Son morto in un esperimento sbagliato
    proprio come gli idioti che muoion d'amore.
    E qualcuno dirà che c'è un modo migliore.






    Klimt - L’ABBRACCIO DI VIENNA. Klimt, Schiele e i capolavori del Belvedere,


    nuovo-

    (Relazioni Pubbliche/ufficio stampa/ http://www.impressionisticomo.it/press.htm)

    A Villa Olmo ottanta opere, provenienti dal museo viennese, ripercorreranno la genesi dell’arte del Novecento, partendo dal Barocco, passando per la Belle Époque, per il Biedermeier, fino a giungere alla Secessione e al primo Espressionismo.

    Un raffinato evento dedicato ai capolavori provenienti dal Museo Belvedere di Vienna.

    La mostra, curata da Sergio Gaddi, assessore alla cultura del comune di Como e Franz Smola, curatore del museo Belvedere, raccoglie ottanta opere in grado di ripercorrere la genesi dell’arte del Novecento, partendo dal Barocco, passando per la Belle Époque, per il Biedermeier, fino a giungere alla Secessione e al primo Espressionismo.

    Nel percorso espositivo spiccano sei opere di Gustav Klimt, tra cui il ritratto di Johanna Staude, dipinto tra il 1917 e il 1918, sei di Egon Schiele, tra le quali si segnalano Madre con due bambini III (1915 – 1917), Il medico e fisico dr. Hugo Koller (1918), e lo splendido L’abbraccio (1917), una delle opere più famose del maestro espressionista austriaco.

    bacio dalla pioggia

    Piove. Lascia che una goccia cada sulla tua pelle. Ovunque sia, sarà il mio bacio per te.
    March 08

    Quante domande (non) per nulla

    Si può essere nostalgici per .. per nulla?
    Si può sentire il vuoto dentro senza un perché?
    Si può essere infelici pur senza motivo?
    ..

    Se la risposta è no - come io penso che sia - allora non è vero che queste domande non sono servite a nulla. Mi sono servite a rendermi conto che no, non si può essere nostalgici per nulla: semplicemente si preferisce non capire per chi o per cosa lo siamo; e non si può sentire il vuoto dentro senza un perché: probabilmente quel qualcosa o qualcuno che ne è stato la causa, abbiamo cercato di rimuoverlo. Per l'infelicità.. bah, che cosa è poi questa infelicità. E cosa significa essere infelici. Chi è infelice è senz'altro qualcuno che è stato felice, qualcuno che ha provato cos'è la felicità. Detto questo.. la risposta è presto data: non si può essere infelici senza motivo.
    March 07

    Lo strano destino delle mostre a Milano

    Sgarbi infuriato (sempre e comunque). «Blitz» alla mostra di Avedon. L'assessore alla Cultura annuncia battaglia legale. La mostra è rimasta chiusa per un giorno per la mancata esibizione del documento di agibilità provvisoria (mancava anche alla mostra di Mimmo Jodice, ma a questa niente ritardi o chiusure).

    Corriere della sera - Sono durati solo un pomeriggio i sigilli alla mostra del fotografo americano Richard Avedon allo spazio Forma di Milano. Venerdì i vigili urbani ne avevano imposto la chiusura per la mancata esibizione del documento di agibilità provvisoria. Ma l'assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi non ci sta. Dopo che un fatto simile era accaduto per l'inaugurazione della mostra di Von Gloeden a Palazzo della Ragione il 23 gennaio, ora annuncia battaglia legale.


    E che dire della Triennale Bovisa, inaugurata di lunedì e chiusa il mercoledì e riaperta dopo 15 giorni sempre per motivi legati all'agibilità.

    Ma ancora non è finita..
    Palazzo Reale. Bacon. La mostra ritarda l'apertura: "colpa della moquette". Sgarbi: "è una follia".
    Wilhelm von Gloeden, Avedon e ora anche Bacon.
    "La commissione di vigilanza non ha dato il permesso per aprire la mostra al pubblico prevista per ieri mattina" (06/03/08) "alle 9.30. Il motivo? Provlemi all'impianto elettrico di emergenza e, ancor più grave, aver scritto  nel verbale che la moquette delle sale era appoggiata al pavimento. No! Non è vero, hanno replicato i tecnici della Commissione. La moquette è attaccata al pavimento con del nastro biadesivo. Che fare? Chiudere la mostra, non permettere di aprirla al pubblico.
    Bacon e la moquette. Vittorio Sgarbi con un diavolo per capello. Il sindaco Letizia Moratti, infastidita che una mostra bella e omportante come quella di Bacon, fosse guastata dalle polemiche."
    Corriere della Sera.

    Che strano destino quel de "le mostre di Milano".

    Nuovo messaggio

    Odio gli ospedali. Li odio con tutta me stessa.

    March 05

    Bacon a Palazzo Reale

    Fonte: EpolisMilano.
    // Tutto possono sembrare tranne che un inno alla vita: i volti deformati, con le narici dilatate e gli occhi gonfi, chiusi, come pestati oppure annebbiati da una nuvola grigia che ne amplifica i turbamenti più che l'espressione. L'opera di chi si definiva «un ottimista del nulla, solo per il fatto di esistere», incuriosisce e inquieta, come gli studi sul corpo umano o quei pezzi di carne immortalati dalle macellerie («Luoghi straordinari. Quando entro là dentro mi meraviglio sempre di non essere appeso lì, al posto dell'animale»). Conoscere la vita di Francis Bacon, che ama parimenti l'arte e l'umanità completa la sensazione di trovarsi di fronte a un momento straordinario per l'arte. //Un particolare dei Tre studi per il ritratto di Henrietta Moraes del 1969

    Palazzo Reale dedica da oggi (e fino al 29 giugno, anche se ieri la commissione di vigilanza ha negato il placet per l'apertura, ndr :) all'artista di Dublino un'antologica asciutta ed efficace: ottanta opere, del periodo compreso tra il 1929 e il 1990. Diversi gli Studi per ritratto che pare dipingesse perché i suoi amici morivano «come mosche», per l'alcol o la droga, anche se Bacon li considerava esercizi di stile «li faccio occasionalmente. E qualche volta mi sono fatto degli autoritratti, solo perché non c'era nessuno nei paraggi». La mostra, curata da Rudy Chiappini (e prodotta anche con Skira e Artemisia, sempre ndr:), anticipa il centenario della sua nascita e sarà ospitata l’anno prox alla Tate Gallery di Londra.

    «Appare evidente che Bacon ha fatto esattamente l'opposto di quello che ci si sarebbe aspettato da un pittore della sua generazione, stretto tra Picasso, De Chirico, Max Ernst, il Surrealismo», dice l'assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi. «Bacon nasce quando riabilita la centralità della figura umana del secondo dopoguerra. Altri cancellano l'uomo, lui lo restituisce lacerato». Tra le eccezioni c'è il quadro Innocenzo X, che rompe del tutto con il resto della produzione: fu una sua ossessione ripresa dall'opera di Velàzquez. Lo sguardo cupo dell'uomo, che a sedici anni fu mandato via di casa dal padre (lo scoprì in una stanza vestito da donna), traspare dalla serie di Teste e dagli Studi sui ritratti. E tanto si è detto della sua produzione dopo l'opera dedicata a George Dyer il ladruncolo che diventò suo amante e che dopo il suo suicidio segnò quasi un'eterna ruga grigia sulle sue opere. 

    Lo Studio: dedicato a Dyer ne mostra le due anime: quella in completo grigio in una mossa distratta, attorniata da mozziconi di sigarette e l'altra delineata nel ritratto alle sue spalle, un quadro nel quadro, dove il suo amante è nudo, con il viso lacerato. «La forza con cui Bacon realizza le sue immagini fonde vento e gesto in un'immagine pittorica liberata da ogni rigido obbligo di verosimiglianza», spiega il curatore (Rudy Chiappini). «Nei suoi dipinti risuonano l'azzardo e il rischio che ogni atto dell'uomo reca in sè». Bacon scriveva del suo mestiere: «Senza un soggetto che prenda e ti divori l'anima, si tende a ricadere nella decorazione. La vera, grande arte rimanda sempre alla vulnerabilità della condizione umana».

    March 04

    "Oggi sposi"

    Sabato mio fratello si è sposato.
    Il matrimonio, il si, lo voglio, lo scambio delle fedi, il bacio, i sorrisi sinceri, il bouquet di rose rosse e biancospino... - Ogni fiore ha un suo significato, soprattutto nel matrimonio. Ma la rosa... la rosa meriterebbe un dizionario tutto per sé. Ogni colore porta con sè un messaggio diverso. Il significato che le accomuna tutte è però il simbolo del segreto, delle cose da rivelare con delicatezza. La rosa il cui bocciolo è ben nascosto dai petali incarna anche la castità femminile mentre la rosa sbocciata rappresenta bellezza della gioventù.
    La rosa bianca è il silenzio, la rosa canina delicatezza e piacere ma anche sofferenza e dolore. La rosa gialla si sa, la gelosia. La rosa rosa la tenerezza... E infine la rosa rossa: passione, vero amore.

    Assistere per la prima volta ad un matrimonio mi ha fatto un effetto strano, felice. Stranamente felice. La sposa, Katerina, e la mamma sono polacche.. io ho quindi fatto da testimone alla mia ora cognata. E' stato emozionante stare al fianco della sposa ed essere così vicino a mio fratello in un momento di così grande valore e importanza.

    L'ho già detto ad alcune amiche e lo ripeto qui. Non voglio perdermi in dettagli, ma c'è una cosa che mi sta particolarmente a cuore, una cosa che a pensarci trovo assolutamente fantastica: ed è la forza e la profondità delle parole che ci si può dire e scambiare dopo essersi sposati: "mia moglie", "mio marito". Parole fortissime. Parole che mi danno tanto, riescono a trasmettermi qualcosa di particolare.


    .... Viaggio di nozze alle Mauritius... (.. posso aggiungermi anch'io!?! no eh..)






    Lascio qualche foto tra le trecento totali scattate (tutte da me, tranne quelle in cui ci sono anch'io che sono state scattate da mio padre).