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February 15 La metropoli e il suo doppio. Mauro Pala, saggi.[...] gli unici casi in cui Quinn prova ancora gioia genuina, sono le passeggiate attraverso Manhattan: “la cosa che preferiva fare in assoluto era camminare: quasi ogni giorno, col bello o col brutto tempo, col caldo o col freddo, usciva dal suo appartamento e andava a zonzo per la città: non è che avesse una meta precisa, andava semplicemente ovunque lo portassero le gambe”. Camminare in città diventa allora per Quinn una terapia e il confuso susseguirsi dei luoghi agisce su di lui come un efficace ansiolitico: Ogni volta che faceva una passeggiata, era come se si lasciasse alle spalle la propria persona e, arrendendosi al movimento delle strade, riducendosi a un occhio che guarda, riusciva a sottrarsi all’obbligo di pensare, il che, più di ogni altra cosa, gli concedeva un po’ di pace, un salutare vuoto interiore [...]. New York era uno spazio inesauribile, un labirinto di passi interminabili, e per quanto lontano si spingesse, per quanto a fondo arrivasse a conoscerne i quartieri e le strade, la città lo faceva sempre sentire smarrito. Smarrito non solo dentro la città, ma anche dentro se stesso [...]. Durante le sue passeggiate migliori, riusciva ad avere la sensazione di non essere in nessun posto. [...] New York era il nessun posto che si era costruito intorno, e adesso sapeva di non aver più alcuna intenzione di andarsene (CG, p. 6). Passeggiare apre le porte dell’esperienza, anzi rende coscienti della genesi di qualsiasi esperienza genuinamente moderna. “Chi cammina a lungo per le strade senza meta viene colto da un’ebbrezza. Ad ogni passo l’andatura acquista una forza crescente; la seduzione dei negozi, dei bistrot, delle donne sorridenti diminuisce sempre più e sempre più irresistibile si fa, invece, il magnetismo del prossimo angolo di strada”. Walter Benjamin teorizza così la figura del flâneur il quale, mescolandosi alla folla nel suo girovagare, prova un’ebbrezza che annulla la sua identità. È lo stesso anonimato cui tende David Quinn, quando si fa sopraffare dalle sensazioni molteplici che solo la metropoli può offrire. Per molti teorici della modernità tra cui lo stesso BEnjamin, la città, crescendo oltre certi limiti diviene così metropoli, luogo “dove si impone il Geist, non l’individuo”, schiaccia il singolo nella sua immensità. La letteratura modernista registra questo disagio, deprecandolo, mentre nel modo di sentire postmoderno abbiamo una “Babele priva dei tratti inquietanti e distopici della città satanica che Eliot aveva lasciato in eredità”. February 12 12 . 09 . 09Sono giorni di sole e di vento. Il cielo terso, le nuvolette che si spostano veloci, i mulinelli di vento che sollevano piccole spirali di cianfrusaglie – giornali, fogliame, carte, cartine. February 10 morte, politica, chiesa, etica... e chi più ne ha, più ne metta Palazzo Madama, giunge la notizia della morte di Eluana. Gaetano Quagliariello (pdl) è rabbioso come un cane, incontrollabile e grida: "Eluana non è morta, Eluana è stata ammazzata!". Pochi secondi e l'aula del Senato diventa un luogo dal quale più che restare, sarebbe meglio scappare. "Assassini! Assassini!" quelli del centrodestra. ..manco fossimo in guerra. Quasi danno il via ad una rissa al Senato. Di certo quel "Assassini" si rivolge in particolare al Presidente, sì... il nostro Presidente della Repubblica... che io lodo invece con tutto il riguardo possibile perché ha preso la migliore decisione. Le accuse del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: "E’ grave il rammarico che sia stata resa impossibile l’azione del governo per salvare una vita". Quella di Maurizio Gasparri, capo dei senatori del Pdl, accusa: "Su questa vicenda peseranno per sempre le firme messe e le firme non messe". A seguire quella peggiore di Renato Farina: "Non potendo debellare la malattia, hanno debellato Eluana. La decisione di Napolitano appare gravissima dinanzi a Dio e agli uomini. Davvero egli rappresenta l’Italia?". Pesante, questa. Ma voglio andare oltre. Voglio capire una cosa. Possibile che una morte debba essere intrisa a tal punto di politica? Addirittura l’avvocato Taormina rispunta fuori facendo sapere che denuncia tutti "per omicidio premeditato". Si parla di politica, si parla di legge, si parla di omicidio... si parla di tutto meno che di questioni umane, puramente e meramente umane. D'accordo, la sua non era una morte cerebrale, era in stato vegetativo, il che è ben diverso. Ma ... diciassette anni. Cristo, DICIASSETTE! Ma come si può tenere attaccata ad una macchina una persona per diciassette anni!? Come possono ridursi i suoi cari a starle affianco così a lungo!? E poi, cosa possono fare, in cosa possono sognarsi di sperare!? Tanto per la cronaca: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_09/mentana_gf_mediaset_1581f848-f6ed-11dd-9c7e-00144f02aabc.shtml |
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