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    December 29

    Retablo

    Gianni Vattimo (per chi non conoscesse, filosofo e politico italiano) nel suo La società trasparente parla di derealizzazione. Derealizzazione è la perdita di senso della concretizzazione della realtà.
    Ebbene, di fatto è così, stiamo assistendo ormai da tempo ad una derealizzazione del mondo.

    Se i mass media non si lasciassero influenzare dalle ideologie, dagli interessi di parte... se si limitassero a rispecchiare il reale nella sua completezza, allora la società tenderebbe verso quell'ideale di autotrasparenza cui ispirano le scienze sociali. Ma non è così.
    L'individuazione e la tematizzazione dei fatti del mondo da parte dei media non tende più quindi a muoversi verso quell'ideale di autotrasparenza bensì verso una progressiva decostruzione del reale, la derealizzazione appunto.
    Quindi il mondo delle comunicazioni contribuisce alla decustruzione o meglio alla costruzione di un "de-reale". Ed è così che le immagini che riceviamo dal mondo dei media e, più in generale, dalle scienze umane, finiscono con l'essere non altro che l' "obiettività del mondo", vale a dire che quasi inconsapevolmente noi abbiamo un'idea del mondo che è già di per sé una "favola": i media infatti presentano eventi/avvenimenti che sono già interpretazioni. Il mondo così presentatoci lo interpretiamo a nostra volta e così, di interpretazione in interpretazione... non è forse vero che il mondo che si vede è un mondo-fantascienza?

    Raccontare una notizia è diventata una sorta di affabulazione, cioè non è più tanto importante dare la notizia, ma quanto fare notizia. E fare notizia comporta affabulazione, spettacolarizzazione dell'evento-notizia. Anzi, una notizia che diventa evento.
    Raccontare una notizia diventa come un'impresa narrativa e si ricorre anche all'estetizzazione della pagina: i quotidiani usano questo metodo per narrare, per affabulare e soprattutto per soddisfare i cosiddetti "desideri semplici" (come li chiamava Bloch) del lettore. Il quotidiano diventa un RETABLO, un'opera d'arte pittorica costituita da più di parti. La pagina di un quotidiano è una vera e propria opera d'arte, ed in questo senso è un retablo: la pagina viene riempita 'ad arte' e in tempi più o meno stabiliti.

    Quel che più mi colpisce è questo mo do immaginario in cui a volte sembra di vivere... Perché pensandoci è vero, i media ci impregnano la testa persuadendoci, ci raccontano quello che loro vogliono raccontarci e noi, spesso inconsciamente, non possiamo fare altro che immagazzinarlo, interpretarlo a nostra volta magari, sia nel bene che nel male, ma sta di fatto che in ogni caso partiamo già svantaggiati, partiamo già in assenza di una vera realtà.

    "...C'è solo Un mondo, ed è falso, spietato, contraddittorio,
    seducente, senza senso...Un mondo siffatto è il mondo vero....
    Noi non abbiamo bisogno di menzogna, per ottenere la vittoria
    su questa realtà, su questa 'verità', per vivere.."

    Nietzsche.

    December 27

    Cum plicum, cum plexum

    Non è raro che mi senta smarrita, persa, nella strada che vado percorrendo. Così come mi capita oggi.
    Una strada tutt'altro che semplice ammetto, senza entrare in dettagli. Un po' intricata, complicata. Ma più che complicata, complessa. Sicché la complessità è qualcosa di ben diverso dalla complicatezza. Comunemente il complesso si può definire come un'ossessione, una fissazione. Psicologicamente parlando è invece più specificamente un insieme di pensieri, di desideri, di ricordi, in parte o del tutto inconsci, che si formano nell'infanzia e influenzano via via la vita psichica della persona adulta.
    La complessità è una sensazione che ha da sempre permeato l’esistenza delle persone. E' una sorta di smarrimento, se ci si fa caso.
    Dante Alighieri esprime questo senso di smarrimento in modo sublime nelle prime righe della Divina Commedia:

    "Nel mezzo di cammin di nostra vita
    mi ritrovai per una selva oscura,
    ché la diritta via era smarrita".

    È proprio "nel mezzo di cammin di nostra vita" che perdiamo la strada. È proprio mentre si accumula sempre maggiore conoscenza che ci si accorge degli abissi di ignoranza. E, inevitabilmente, ci si perde nella selva oscura, che altro non è che la complessità del mondo che ci circonda e di cui facciamo parte. La selva oscura è la complessità.

    Dioguardi (2000, p. 59) cita Ugo Businaro per esprimere questi concetti:

    "Più le nostre conoscenze si approfondiscono – tanto che ci sembra di avvicinarci
    a conoscere tutto (c’è chi parla di una teoria del tutto) – più la conoscenza si allontana
    nel senso che si restringe l’area di padronanza che ciascuno può averne.
    Lo scibile è così grande e così complesso che sempre meno è possibile che una
    sola persona, anche un genio, riesca a dominare tutte le conoscenze. Il mito di
    Leonardo è sempre più lontano."

    (N.B.: il mito di Leonardo era quello di una conoscenza illimitata)

    A volte ci sembra di trovarci davvero in una selva oscura come quella dantesca e di avere perso la strada.. e questo succede proprio nel momento complessita2in cui credevamo di averla trovata.
    Davanti ad una situazione di complessità dunque, la prima sensazione che abbiamo è quella di smarrimento. Tuttavia... voglio concludere dicendo che questa perdita di controllo può anche trasformarsi  in in una situazione a nostro vantaggio.

    giovenale

    December 23

    moments.

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    December 16

    Un po' di ... pubblicità

     

    Queste pubblicità offrono ironici quanto efficaci esempi di incongruenza tra materiale verbale e materiale iconico. A livello didattico potrebbero stimolare attraverso la proposta del repêchage fiabesco della leggenda in questo caso della mela avvelenata di Biancaneve e della Strega cattiva e della favola italiana per antonomasia che è il Pinocchio di Collodi. Di seguito le due pubblicità ...

    Melinda Pinocchio Si ripropongono allo spettatore-lettore (in quanto lo spettatore attento è colui che legge un'immagine o meglio nell'immagine) immagini universalmente note costruendo loro intorno un messaggio che può esservi collegato in maniera più o meno esplicita, così da suscitare il desiderio di elevarsi culturalmente alle altezze evocate dall’icona o da indurre, al contrario, ad un rovesciamento di valori attraverso un utilizzo ironico dell’immagine artistica, dissacrandola più o meno, o decontestualizzandola.


    Per fare qualche esempio lampante e carino... cito il celeberrimo autoritratto di Vincent Van Gogh, che FalsoVanGoghviene irriverentemente caricaturizzato per sottolinearne la falsità, in contrapposizione all’autenticità del vero cioccolato "Droste". L'opera insomma diventa il cioccolato confronto al falso d'autore.

     





    Una delle immagini più conosciute e utilizzate dalla pubblicità è senza dubbio quella della Gioconda di Leonardo da Vinci, da sempre simbolo di fascino e di mistero e al tempo stesso evocatore di nobile eleganza; un’icona ideale per la pubblicità. Chissà se sarebbe mai potuto passare per la testa al caro Leonardo che la sua Gioconda sarebbe diventata una tra le più gettonate icone pubblicitarie!?

    ...la Monna Lisa ha girato un sacco di pubblicità, sarebbe ricca se esistesse. Siccome tempo e tempo addietro avevo già scritto un post su questa particolare icona, quando è uscita la pubblicità del Motor Show 2006, ora ne faccio presenti altre: quella mitica della Ferrarelle ad esempio.

    La Gioconda per la pubblicità della Ferrarelle viene raffigurata con 3 pettinature differenti, una per ogni tipologia di acqua:
    Liscia? (gioconda con i capelli liiiisci lisci e lunghi lunghi)
    Gassata? (la gioconda tutta riccia)
    o Ferrarelle? (la gioconda al naturale).
    Era divertente, sintetica, efficace.

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    La forza del messaggio si basa sulla certezza che il destinatario non può non riconoscere la Gioconda come un’opera altamente raffinata e preziosa, di estremo equilibrio spirituale ed espressivo: modificandone l’acconciatura, questo equilibrio, fino ad ora scontato, viene ad essere deturpato da una nota dissonante e quasi sacrilega.
    Il contesto didattico a mio parere sta nel riconoscimento e nell'analisi dei tre passaggi essenziali che riconfermano, nella sequenza finale, le aspettative cognitive. Nella versione originale, che conclude lo spot con il tranquillizzante ritorno alla Monna Lisa che tutti conosciamo (insomma quella vera e propria), il quadro è ricollocato nella sua dimensione "giusta". E lo spettatore può ritenersi così "soddisfatto" perché vede infine riconfermata la validità del suo gusto – che è poi quello universalmente riconosciuto e celebrato – che lo colloca nella categoria di coloro che amano l’arte e le cose autentiche e non adulterate, ben distante dagli incolti che non apprezzano la bellezza e si accontentano di una versione anonima, sciatta, liscia (in questo caso facendo riferimento appunto alle altre acque).

     

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      Infine infine infine... la Gioconda per
    Pantene ProV. Nessun commento qui però, così vi lascio semplicemente con un sorriso, riguardando questo mucchio di geniali immagini pubblicitarie
     

    December 14

    “La citazione e l’oggetto” ovvero “l’oggetto citato”

    "Ammettiamo (si dice) che l’arte sia intuizione; ma imageintuizione non è sempre arte: l’intuizione artistica è una specie particolare, che si distingue per di più dall’intuizione in genere.”

      Benedetto Croce

     

    December 12

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    December 07

    Warhol - Beuys. Omaggio a Lucio Amelio

    imageLo storico incontro tra questi due grandi figure dell'arte contemporanea - Warhol e J. Beuys - fu reso possibile grazie a Lucio Amelio.
    Lucio Amelio, grande gallerista e persona di grande poliedricità, fece della propria galleria a napoletana un punto di riferimento per tutti gli artisti di livello internazionale.

    Nel 1980 a Napoli furono presentati alcuni lavori di Warhol, ritratti che l'artista aveva fatto di Beuys.
    Qualche mese dopo si verificò qualcosa che cambiò profondamente la coscienza e le cose, stravolgendole: un terremoto devastante si abbatté su Napoli e su territori vicini. Quella notte cambiò bruscamente il destino delle persone, di genti e di luoghi, e anche la storia di Lucio Amelio si diresse all'inseguimento di un percorso che avrebbe portato al
    Progetto Terra e Motus.
    Ancora qualche mese più tardi da questa catastrofe, ci fu una prima ‘risposta’: Beuys progetta una mostra dal titolo “Terremoto in Palazzo – una mostra e una serie di performance ormai storiche” – che presto diventò più che una mostra, una collezione permanente, significativa, poiché fu quella che poi divenne il cuore della futura Fondazione Lucio Amelio.

    La seconda riposta sicuramente di forte impatto visivo ed emozionale, fu quella di Warhol: un favoloso FATEPRESTO_ trittico, tre grandi tele con la riproduzione serigrafica della prima pagina del Mattino del giorno successivo  alla catastrofe, che amplificavano come all’infinito il titolo-Urlo del giornale: FATE PRESTO! Dopo questa esposizione realizzò la serie Vesuvius by Warhol, una immagine ottocentesca del vulcano in eruzione riproposta ossessivamente.
    Beuys e Warhol sono quindi le grandi identità che tracciano i confini del progetto per la collezione Terrae Motus (o Terra e Motus), una collezione che divenne ossessione per Lucio Amelio; vi fece aderire anche altri grandi artisti del genere come Haring, Barcelò, Pistoletto, Raushenberg , Schifano, Schnabel, Vedova e tantissimi altri, presenti appunto anche in questa
    mostra-omaggio a Lucio Amelio esposta a Milano alla Fondazione Antonio Mazzotta.

    Ma veniamo al concreto.
    Sono stata alla mostra e ne sono rimasta molto soddisfatta. Non pensavo potesse piacermi tanto.
    Alla mostra sono presenti molte delle principali opere di questi due grandi artisti, Warhol e Beuys, come le grandi tele di Warhol con i ritratti di Beuys, di Amelio e ritratti sempre di Warhol su altri personaggi; la diagramma serie dei Vesuvi dell’artista americano e poi diverse azioni, partiture, sculture e installazioni di Beuys come La rivoluzione siamo Noi, un quadro molto espressivo; poi Diagramma Terremoto, sempre di Beuys, che mi ha particolarmente impressionata.. carta millimetrata per elettrocardiogramma che riproduce gli impulsi elettrici esagerati, inverosimili, con matita; linee evidentemente fatte da Beuys. Sempre di Beuys Vitex agnus castus, Il thè di Bruno Corà per la lotta continua vera, Capri - batterie (straordinaria messa in opera), Progetto per Palazzo regale.


    I pezzi proveniente da Caserta e occasionalmente esposti in questo periodo a Milano sono un evento unico e raro. Infatti questa collezione fu esposta nella sua totalità e completezza soltanto una volta, a Parigi. E' anche per questo che consiglio vivamente di visitare questa mostra.

    In particolare Terremoto in Palazzo è un allestimento spettacolare, anche questo presente alla mostra, con  tanto di filmato che anticipa come hanno fatto gli specialisti a ricostruire l'allestimento (un'impresa, veramente). image

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    Tra le presenti opere (92 circa, di cui 30 di Warhol, 42 di Beuys e 20 di altri artisti) la selezione di queste è completata dall'inserimento di alcuni oggetti feticcio: un paio di stivali rossi di Warhol, donati a Lucio Amelio con tanto di dedica, un prototipo di Macchina Fotografica Polaroid regalato da Warhol a Jodice, anche questa con dedica (1980)....  come potevano mancare i feticci laddove c'è il nome Warhol e Pop Art?

    Dalla collezione Terrae Motus vengono presentati contributi - oltre ai già sopraccitati artisti - di Kiefer, Robert Mapplethorp, fotografo che cito molto ammirevolmente poiché vanta di un'impeccabile spirito comunicativo-fotografico e benché lo conosca appena posso in ogni caso affermare sia uno dei migliori fotografi che abbia mai avuto occasione di "vedere" e le cui foto sono state emotivamente capaci di muovermi qualcosa dentro, come pochi altri.
    Sicuramente non posso dimenticare l'amabile Mimmo Jodice, di cui ho potuto vedere e ammirare di recente la sua Personale fotografica presso il Centro Internazionale di Fotografia Spazio Forma a Milano. E guarda caso, alla mostra Warhol-Bauys, erano presenti scatti dello stesso Jodice. Viene infatti documentato l'incontro dei due artisti e altri avvenimenti di rilievo in una sezione fotografica, attraverso scatti di Jodice appunto e poi Ferdinando Scianna, Avallone, e altri.

    Cosa potevo volere d'altro. Una mostra che vale.


    Alcuni frammenti della Mostra Warhol - Bauys Omaggio a Lucio Amelio e del Catalogo Edizioni Gabriele Mazzotta.

    Terra e motus
    Il processo che porta a Terra e Motus era già in atto da molti anni nella mia galleria... Quando il terremoto colpì con la sua forza brutale, il nostro impegno divenne più frenetico.
    Fu come se la frattura tra arte e società - la comunità degli individui - divenisse drammaticamente invisibile".

    Lucio Amelio, 1980


    Il tema del "vulcano" è il più famoso e ricorrente tra i soggetti dell'iconografia partenopea. Simbolo della forza distruttiva e al contempo generatrice della natura.
    Andy Warhol non si fa sfuggire l'ossessione di scegliere quest'immagine attraente e paurosa al tempo stesso. L'artista azzera tutte le implicazioni contenute fino ad allora nel simbolo del Vesuvio, carico di stratificazioni culturali, utilizzando il tipico "metodo" della comunicazione di massa: realizza diverse versioni con variazioni di coloree utilizza tele o fogli di diversa dimensione, così che ogni serigrafia appare accattivante e movimentata.

                                    Warhol:
                                              
    "L'eruzione è un'immagine sconvolgente,
                                      un avvenimento straordinario e anche un grande pezzo di scultura".

                                        1985
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    Beuys:
    "Ogni uomo possiedee il Palazzo più prezioso del mondo nella sua testa".    1981

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