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    November 29

    Sono più miti le mattine

    Sono più miti le mattine
    E più scure diventano le noci
    E le bacche hanno un viso più rotondo,
    La rosa non è più nella città.
    L'acero indossa una sciarpa più gaia,
    E la campagna una gonna scarlatta.
    Ed anch'io, per non essere antiquata,
    Mi metterò un gioiello.


    Emily Dickinson

    November 25

    Artè

    Alkharion: curiosita'...mi piace leggere racconti e poesie...ne hai scritta qualcuna qui?
    fiOrdivanilla: No, qui più che poesie.. ci sono tutti i miei pensieri.
    Alkharion: vorra' dire che mi leggero' i tuoi pensieri allora..dal pensiero nasce l'arte.. :)
    fiOrdivanilla: non è dal pensiero che nasce l'arte: il pensiero nasce, ed è già arte.
    Alkharion: non in tutti i casi il pensiero e' arte...
    fiOrdivanilla: no infatti, c'è qualcosa che distingue un mero pensiero da un pensiero artistico. L'intenzionalità.
    Alkharion: intenzionalità e fine del pensiero stesso :)
    fiOrdivanilla: Può darsi, ma non perdiamo di vista l'argomento iniziale: non si parlava del fine, parlavamo di come e perché l'opera d'arte è opera d'arte. Che cos'è che fa di un'Opera l'essere Opera.
    Alkharion: ma chi definisce l'Opera? Per alcuni potrebbe esserlo, per altri no... tutto e' relativo...
    fiOrdivanilla: ...ad esempio, il valore dell'arte di Heidegger viene descritto nel suo "Origine dell'opera d'arte". INteressantissimo testo. Noi mentre vediamo un'opera o mentre leggiamo dei versi scritti di qualche autore, cosa comprendiamo? Nel caso del quadro p e r c e p i a m o un'atmosfera, un' "auricità", il mondo dei personaggi del quadro, gli odori, i colori, le epoche... nel caso degli scritti, delle poesie... leggiamo l'infinito, il tema della luce come la veracità delle cose. .. Quando Chaplin mette in scena i suoi lavori non fa arte? Non mette in opera la verità? Quindi cos'è arte? Arte è la Messa in Opera, la messa in opera della Verità. Ecco cos'è. La messa in opera della verità è la maniera più pura in cui l'essere dell'artista, in senso lato, si rivela a noi al di là della sua "cosalità", termine utilizzato per indicare la cosa in quanto al suo uso, al suoi fine.
    E alla base di questo insisto e dico che è importante anche l'intenzionalità dell'artista.
    Vedi Duchamp, Warhol, Manzoni, eccetera. Cosa c'è d'artistico nella loro estremizzazione e esaltazione di meri oggetti d'uso quotidiano? .. domanda retorica, non esige una risposta diretta. Vuol solo portare a riflettere.
    Alkha: Ciò che intendevo io detto in modo molto semplice è solo questo ''non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace'', in parole povere per me una cosa anche definita ''normale'' può esser intesa come arte, per altre persone in contrario, così come cose definite come ''arte'' ai miei occhi possono apparire come degli abomini senza ragione d'esistere (per esempio la maggior parte dei quadri astratti o sculture moderne a mio avviso son spazzatura.


    fiOrdivanilla: Beh io non oserei chiamare nulla spazzatura (spazzatura? parliamo di arte o di politica? scusate ma non si può usare il termine spazzatura in quest'ambito, non si può), dopo che persino una Merda D'artista è diventata famosa, oppure il Fiato d'Autore, o

    Rauschenberg che realizzò un’opera basata sulla cancellazione di un dipinto di un altro artista (Willem de Kooning).
    C'è da chiedersi allora cosa ne penserebbero le persone come l'individuo sopracitato Alkharion, sull'arte contemporanea, o più specificatamente sulla pop-art, sui ready-made... 
    Il Ready-Made
    indica opere realizzate con oggetti reali, non prodotti con finalità estetiche, e presentati come opere d’arte. Un’invenzione del noto Duchamp che è egli stesso ad inventarne il termine.
    I "ready-made" nascono ancor prima del movimento dadaista; il primo ready-made di Duchamp è la ruota di bicicletta. Questi diventano nell’ambito dell’estetica dadaista uno dei meccanismi di maggior dissacrazione dei concetti tradizionali di arte. Soprattutto quando Duchamp propose uno dei ready-made più noti: la fontana.

    In pratica, con i ready-made si rompe il concetto secondo cui l’arte era il prodotto di una attività manuale coltivata e ben finalizzata, un'arte "secondo logica", ragionata. Un'arte pressappoco intelligiente diciamo. Così facendo l'opera d’arte poteva essere qualsiasi cosa, ma ciò affermando si afferma come consegenza necessaria anche che nulla è arte. Ma questa evidente tautologia era superata dal capire che, innanzitutto l’arte non deve separarsi altezzosamente dalla vita reale ma confondersi invece con questa; e che l’opera dell’artista non consiste nella sua abilità manuale, ma nelle idee che riesce a proporre. Infatti, il valore dei ready-made risiede unicamente nell’idea. Abolendo qualsiasi significato o valore alla manualità dell’artista, l’artista non è più colui che sa fare delle cose con le proprie mani, ma è colui che sa proporre nuovi significati alle cose, anche per quelle già esistenti.
    Il gesto di Duchamp con il ready-made è gesto con cui l’oggetto viene risignificato, viene “prelevato” e ricollocato in un altro contesto (metamorfosi) della funzione.

    Voglio precisare che quando dico è frutto di uno studio, non sono idee mie personali. Quando si scrivono determinate cose credo che, così come si fa in un articolo di cronaca giornalistico, i commenti vanno lasciati ad un secondo momento.
    Quindi quando dico ad esempio che "l’opera dell’artista non consiste nella sua abilità manuale, ma nelle idee che riesce a proporre" è quando afferma un concetto e di tutta quell'arte affine, non quanto affermo IO. altrimenti mi dilungherei troppo troppo troppo.
    Ok.

    Con il cubismo i quadri cominciano come a venir fuori dalla tela, sembrano essere reali, sembrano prendere forma, sembrano Cose. Tutto nella contemporaneità può diventare arte.
    Duchamp gli oggetti fatti in maniera seriale li astrae (li toglie, li preleva) dal loro ambiente, dal loro essere utensili, mezzi. Quel gesto è l’intenzione ed è sufficiente che il suo occhio cada su un oggetto per indicarlo con un dito e trasformarlo. Lo sottrae al mondo degli “oggetti puri” per trasformarlo in opera d’arte. Di contro c'è una figura piuttosto insolita che è quella di Robert Morris, non essendo stato pagato per una sua opera va da un notaio e fa una dichiarazione di ritrattazione estetica “Statement of Aesthetic with phrasal”. Morris con una dichiarazione, toglie l’aspetto artistico da un’opera (la sua opera), scrivendo:

    "Dichiarazione di ritiro estetico. Il sottoscritto Robert Morris, che è l'autore della costruzione descritta nel documento annesso, ritira da tale costruzione qualsiasi significato estetico o contenuto freudiano, e dalla data di questo documento detta costruzione non ha tali qualità o attributi. Firmato Robert Morris"

    Quel che è da privilegiare non sono tanto le opere, ma cosa gli artisti cercavano di esprimere, di estrinsecare, con le loro opere. Ad esempio, non bisogna preoccuparsi di quel che voleva Morris o di quel che pensava, ma di quel che ha fatto o detto, cioè delle cose in cui si è estrinsecato (espresso) il suo pensiero: cioè nell'annullare o percorrere la soglia tra cosa e opera.
    Quindi abbiamo Duchamp da una parte, che trasforma una cosa in opera d’arte, dall’altra parte Morris, che fa il contrario, trasforma cioè un’opera in Cosa e così facendo fa diventare arte quella cosa.

    Si tratta di idee, si tratta di avanguardie. Non posso dire quali siano le arti, le correnti artistiche che preferisco, posso solo dire che certo è che l'arte del Medioevo, del 300 o 400.. da Michelangelo a Raffaello, dove dominava la concezione di arte come imitazione della natura, tanto che Bembo (il noto letterato) scrisse un epitaffio sulla tomba di Raffaello che recitava "Qui giace Raffaello, dal quale la natura temette mentre era vivo di essere vinta; ma ora che è morto teme di morire". Infinitamente toccante.. Raffaello ad esempio era interprete di un ideale di pura bellezza, classica, canonica... E come cita il grande Goethe.. "Raffaello è sempre riuscito a fare quello che gli altri vagheggiavano di fare".
    La Natura intesa nell'arte in quell'epoca è qualcosa di ben diverso e complesso dalla semplice 'capacità di imitare l'apparenza delle cose'. E' semplice (per un artista) ri-trarre una cosa, una mela ad esempio o ancora di più uno sguardo, degli occhi. Più difficile, se non addirittura raro, per quanto un artista possa essere artista, è saper ritrarre non solo la cosa in quanto cosa,ma ritrarla lasciando trasparire la sua essenza, includendo in sé un senso di armonia con tutto il Creato, includendo tutto un insieme di caratteristiche.. caratteristiche che sono poi i tratti unici (e univoci suggerirei) di un'arte tutta sua, propria di Raffaello.
    Se parliamo di una simile Arte è più corretto rifarsi al sostantivo di artefice allora, inteso come colui che esercita un'arte fatta con finezza, intelligenza. E' opportuno esprimersi con il senso più antico del termine, etimologia di arte, di artificio quindi. Un'arte del Fare, Costruire, Produrre. Come l'artigiano.
    Ma qui stiamo sempre parlando di un'arte ormai passata; per tutta l'antichità e per non molti anni addietro, l'arte in tutta la sua produzione fu imitazione-della-natura.
    Ma poi con la nascita dell'estetica (della Aesthetica) e quindi con la nascita del Bello e dello studio dei concetti di Bello eccetera.. l'arte cambia. Il senso di Arte cambia. Il senso artistico, il pensiero dell'artista, il modo di volersi porre e di voler dimostrare qualcosa. cambia il modo di vedere e di osservare e, quindi, cambia totalmente il genere artistico. Come mai non esistono più artisti che dipingono quadri o affreschi in stile Cappella Sistina? Perché non c'è più quel Tipo di sensibilizzazione, non c'è più quel tipo di visione delle cose. Cambia il mondo e cambia l'essere umano (oppure cambia l'essere umano e, quindi, cambia il mondo.. e, conseguenza ovvia, cambia l'arte e tutto ciò che ad essa è legato. Quindi la pittura, la danza, ecc.

    Ma siamo veramente sicuri di essere capaci di riconoscere le opere d’arte?
    ..Kant nella sua Critica del Giudizio dice che quando noi vogliamo avere un atteggiamento di contemplazione estetica non ci interessa che corrisponda a qualcosa di esistente. Ciò che è bello più che essere tale in sé è piuttosto reso bello da chi lo ritiene tale, da chi lo descrive e lo gusta come tale. Chi non ha l’animo educato (esercitato diciamo) alle cose belle e all’arte, difficilmente può ammirare il valore dei grandi capolavori anche se può essere còlto istintivamente da stupore. E ciò è facilmente esemplificabile se si fa un riferimento alla più elevata arte contemporanea, senza dubbio meno "comprensibile" di quella classica.

    Si pensi al "Guernica" di Picasso o "Le Muse inquietanti" di De Chirico in contrapposizione a "La Gioconda" di Leonardo. Quest’ultimo capolavoro esprime chiaramente il suo significato e l’immagine della donna è sapientemente delineata sullo sfondo di un paesaggio dai colori armoniosi e suggestivi. I primi, pur nel felice accostamento di colori e nella maestria del tratto del pennello, nascondono il loro significato e lo rivelano solo dopo una certa meditazione. Con ciò non si vuol certo asserire che il bello sta solo nel significato del capolavoro o nel contenuto, tuttavia tutte le cose belle possono essere più apprezzate quando vengono "comprese".

    Kant parlava di un atteggiamento estetico da tenersi davanti all'opera d'arte. A qualcuno piacerà sapere questo, anche a me personalmente, in quanto con l'atteggiamento estetico pronunciato da Kant "io mi accontento del mondo delle immagini, sono solo uno spettatore e guardo l’opera".

    Kant non cerca di definire subito il bello in sé, ma comincia col parlare del Gusto. Infatti il bello, più che essere in-sé, è per-sé. Un po' come dire che il giudizio dev'essere un parere soggettivo e non oggettivo.

    Un oggetto dunque è bello solo se è tale, disinteressatamente. Bello quindi per-sé e non in-sé. Non perciò per il suo possesso o per interessi di ordine morale (quanto odio i moralismi...). Non perché discende da qualche ragione politica, storica, culturale. Secondo Kant l’atteggiamento estetico da tenersi davanti ad un’opera d’arte deve prescindere da quello che dovrebbe socialmente significare.

    Se io sto contemplando un ruscello in un contesto pittoresco non mi interessa se esiste realmente o la storia che potrebbe avere, la storia che potrebbe riportare e/o raffigurare. Non abbiamo un atteggiamento utilitaristico (di interesse) di quello che guardiamo. Contempliamo la natura come paesaggio e ci piace così come è, spontaneamente riusciamo a prescindere dal fatto che quel paesaggio esiste oppure no.

    “L’arte è un’amante gelosa”, una citazione da Waldo Emerson. Perché l’arte è la propria donna e anche l’amante, è una storia d’amore che si vive in diretta con l’arte, un amore assoluto e totale che richiede impegno, dedizione, passione, fervore, concentrazione, annullamento di sé, quasi senza lasciare spazio ad altre forme d’amore.

    Il dolce e l'amaro.

    Stamattina un'amica mi comunica che su Raiuno stavano trasmettendo un programma che trattava l'argomento sulla pre-adolescenza e di come essa sia sparita, di come la società sia cambiata... trovando bambine di appena dodici anni già al loro primo rapporto sessuale.
    Il programma, "Buongiorno Italia", è stato trasmesso su Raiuno alle 9.30. E’ un programma che va in onda sia il sabato che la domenica mattina dalle ore 6.30 alle ore 10.00; è composto da circa 30 blocchi-spazio e dalle 9.30 fino alle 10 c'è lo spazio dedicato all'approfondimento di temi sui quali discutere e riflettere... ed è proprio in questa ultima sezione – chiamata "Il dolce e l'amaro" - che il programma ha affrontato questo argomento stamattina.

    Penso che ormai è questo il presente ed è questo e forse molto peggio che il futuro della nostra generazione ci tiene in serbo.
    Madri in carriera e accecate dal lavoro sulla loro realtà familiare e che non hanno più tempo di intrattenersi in discussioni madre-figlia/o per più di tre-3-minuti.
    Padri che fingono di non vedere quel che gli accade intorno nell'ambito famigliare oppure che, sentendosi sempre più a disagio, cercano il proprio agio, la propria soddisfazione altrove. Il fuggiasco padre, che si sottrae dalle questioni famigliari e scappa al riparo da chissà quale incombente pericolo (quando poi forse il pericolo è proprio lui). Padri che per cercare di tenere a bada i figli l'unico modo che conoscono (o che gli fa comodo?) è la violenza, il castigo, l’uso di imperativi e uso del dito accusatore, il dito "puntato contro", il dito indice peccatore, quell'indice maledetto da cui si impara soltanto a condannarsi, a vergognarsi, a sentirsi colpevole. Se il bambino vive nella critica, impara a condannare. Se vive nell’ostilità, impara ad aggredire. Se vive deriso, impara la timidezza. Se vive vergognandosi, impara a sentirsi colpevole.
    Madri e padri incapaci di intraprendere una conversazione seria, matura, incapaci di trattare con i propri figli e il più delle volte non perché è il ragazzo ad essere 'ancora bambino', non perché è il ragazzo ad essere 'ancora poco maturo', ma i genitori ad essere bambini e spesso troppo poco competenti, per non dire addirittura incompetenti, per non dire –addirittura- che diavolo avete fatto un figlio a fare.
    Madri e padri che sempre più spesso non sanno più comunicare con i propri figli, né intrattenere con loro alcun tipo di dialogo se non "ciao com'è andata oggi? tutto bene? Ti raccomando fai il bravo eh" o, semmai, capaci solo di esserci per sgridare, per dirti cosa non devi o cosa non devi fare, per dirti che hai sbagliato e come avresti dovuto fare, senza chiedersi perché, senza domandarsi che motivo potrebbe essersi celato dietro all'azione sbagliata, senza mai un come né perché. Niente. Al peggio, usano mettere anche le mani addosso, usano picchiare, schiaffeggiare.

    Ed è così che la famiglia si disgrega. Eppure ci si indegna anche a chiedersi perché ci siano più divorzi che matrimoni. Ci si domanda perché i figli siano diventati ribelli, figure così antagoniste, avverse, talvolta ostili. Che domande!

    Le conseguenze che tutto ciò possa avere sui figli sono più che ovvie, più che prevedibili, lecite: sono aspettative oramai.

    Lewis Carroll


    - Preoccupati del significato, e il bel suono verrà da sé -
                            
       - È sempre l'ora del tè, e negli intervalli non abbiamo il tempo di lavare le tazze -


    - Sii quello che sembri -
    November 23

    Close to you.

    Una persona che sia una. Che non si faccia bastare la telefonata e l'uscita programmata per considerare forte un legame.
    Che sia capace di concepire il silenzio e la distanza, comprendendo che certi fiori vivono anche quando non sono bagnati.
    Che capisca quanto un incontro raro ma profondo riesca a moltiplicare la vicinanza e la forza di una presenza fisicamente lontana.
    Che voglia scrivere, e non solo parlare.
    Che una sola volta mi stringa forte forte e mi guardi per ore ed ore, lasciando scorrere le sensazioni e non le voci.
    Un abbraccio lungo una vita e mille discorsi.
    Io la stringerei a mia volta, le scriverei, sarei silenziosa se ne avesse bisogno, o parlerei se le pesasse il rumore del vuoto. Le dimostrerei in ogni modo il mio amore, porgendole i miei sentimenti senza difese.
    Sapere che l'altro c'è, ovunque sia. Close to you.

    Vicino
    di Ellie Arroway

    poesie e taccuino per l'anima.

    Ho scoperto che trascrivere sul taccuino le mie poesie preferite, paca e mi allieta l'anima.

    November 21

    Uno strano risveglio.

    E' una giornata strana questa. Mi sono svegliata bene, ma oggi sento che questo svegliarmi bene non ha senso (ma ciò ha una sua giustificazione). Teoricamente non è così che mi sarei dovuta sentire stamattina, dopotutto. Ma forse è che certe situazioni, per quanto gravi e negative siano, con tutte le conseguenze a cui possono portare, ci stanno bene così. Nel loro male ci fanno stare bene. Ci rendono paradossalmente addirittura felici talvolta. E poi anche perché ammettiamolo, alcune volte ci piace restare in balia di questi "vizi maligni", questi vizi di pensiero. Ci fa comodo tutto sommato, il vizio di pensiero è come una poltrona-sofà dalla quale è difficile alzarsi, per pigrizia, per stanchezza, per... comodità.

    Questi che io chiamo vizi di pensiero sono come abitudini. Ne parlavo ieri con un amico e gira che rigira ci ritrovavamo sempre con in bocca questa parola: a b i t u d i n e. Orribile bestia, diceva lui. Ed è proprio vero. Da quante abitudini siamo quotidianamente dominati senza rendercene conto?
    C'è l'abitudine di amare, l'abitudine ad una incomoda situazione, l'abitudine di un certo stile di vita, l'abitudine dei gesti, l'abitudine di dire una parola o una frase, quasi per convenzione e l'abitudine ad una persona che sta male. E ci tengo a spiegare quest'ultima in caso non fosse chiara:
      capita di stare vicino a persone che non stanno bene, psicologicamente, moralmente, fisicamente... a maggior ragione alcune volte capita che esse siano dichiaratamente in condizioni non buone, te lo confidano. Ok. All'inizio ci si preoccupa se è una persona per la quale nutriamo un certo affetto. Ma a lungo andare anche questa preoccupazione via via svanisce, cala, si spegne, sfuma... fino quasi a scomparire, dileguandosi assieme al problema di fondo della persona in questione. Allora si può dire che, ahimè, il malessere di quella persona diventa per noi quasi un'abitudine appunto, una situazione a cui abbiamo dato attenzione per un certo periodo di tempo oltre il quale ci si è come accomodati, adagiati, incominciando a sembrarci non più tale, ossia un problema, o almeno non più tanto grave come all'inizio. E lo si calpesta, ci si passa sopra come un carrarmato, lo si perde di vista per quello che è
    . Si comincia a considerarlo/a superficialmente, probabilmente anche inconsciamente. A me non è mai successo di comportarmi così nei confronti di una persona con dei problemi, ma mai dire mai, potrebbe capitare anche a me di cadere in questa "usanza" o meglio dire.. abitudine. Mi auguro di non cadere così in basso sinceramente. Per ora mi sono resa conto almeno che all'infuori di me questo succede molto spesso.
    Ecco, questa è un'abitudine davvero orribile. Già.


    Il tempo non cancella. E chi dice "il tempo guarirà ogni ferita" sono soltanto cazzate, permettetemi la finezza. Il tempo non guarisce nulla se non parte dalla propria volontà la voglia di fare un lavoro con se stessi e di "guarire".

    November 20

    Ernest Hemingway

    Uno scrittore dovrebbe sforzarsi di scrivere una cosa in modo tale da farla diventare parte dell'esperienza di coloro che la leggono.
    November 18

    Campagna pubblicitaria Eurostar

    IL "Daily Telegraph": «Ecco come ci vendono all'estero»
    I manifesti Eurostar dividono l'Inghilterra
    Polemiche per la campagna pubblicitaria lanciata in Belgio: foto di skinhead che urinano nelle tazze da tè

    BRUXELLES - Voleva essere un modo ironico per promuovere il turismo in Inghilterra, ma ha urtato la suscettibilità di parte dell'opinione pubblica britannica. È l'ultima provocatoria campagna pubblicitaria lanciata da un'agenzia belga per pubblicizzare il nuovo Eurostar superveloce (impiega solo un'ora e 51 minuti) che collega Bruxelles a Londra. Il più imbarazzante di una serie di manifesti, che in questi giorni coprono i muri delle più importanti città del Belgio, mostra uno skinhead inglese, probabilmente un hooligan, che urina in una tazza da tè.

    CRITICHE
    - Non tutta l'opinione pubblica inglese sembra aver apprezzato: la Bbc dichiara di aver ricevuto centinaia di email di lettori indignati per questa rappresentazione becera del Regno Unito. Il quotidiano conservatore "Daily Telegraph" afferma con sdegno: «Ecco come l'Eurostar ci vende alla popolazione belga». Da ogni angolo dell'Inghilterra, parte della popolazione ha protestato e ha chiesto che la campagna pubblicitaria fosse fermata o che almeno il manifesto-galeotto dello skinhead fosse rimosso 

    SCUSE - La portavoce di Eurostar, Lesley Retallack, ha cercato di minimizzare e, dopo essersi scusata con quella parte della popolazione britannica che si è sentita offesa dalla réclame, ha sottolineato che i poster non saranno rimossi dalle strade: «Chi vive in Belgio prova passione e affetto per tutto ciò che è inglese e ammira profondamente il senso of humour britannico». La Retallack ha anche affermato che tale campagna sarà pubblicizzata solo in Belgio perché la popolazione del luogo prova una sincera ammirazione per l'eccentricità della vita inglese: «I Belgi inviano lettere ed email per congratularsi con noi. L'idea principale che producono questi poster è che Londra è dietro l'angolo. I cittadini del Belgio si sentono molto vicini all'Inghilterra». 

    NESSUNA DENIGRAZIONE - Probabilmente il poster più simpatico della campagna pubblicitaria è quello che mostra tre ex primi ministri inglesi, Tony Blair, Margaret Thatcher e John Major in procinto di far scoppiare palloncini sui quali vi è la bandiera britannica. Anche "VisitBritain" l'agenzia governativa che promuove l'Inghilterra nel mondo sembra apprezzare la campagna pubblicitaria: "Non pensiamo che questi spot siano denigratori verso il nostro paese. Riteniamo invece che essi siano un modo nuovo per promuovere l'Inghilterra e la britannicità nel mondo" conclude un portavoce dell'agenzia governativa.


    Ecco alcuni dei manifesti pubblicitari lanciati da un'agenzia belga per pubblicizzare il nuovo Eurostar superveloce (impiega solo un'ora e 51 minuti) che collega Bruxelles a Londra. Il più imbarazzante mostra uno skinhead inglese, probabilmente un hooligan, che urina in una tazza da tè...

    Ecco alcuni dei manifesti pubblicitari lanciati da un'agenzia belga per pubblicizzare il nuovo Eurostar superveloce (impiega solo un'ora e 51 minuti) che collega Bruxelles a Londra. Il più imbarazzante mostra uno skinhead inglese, probabilmente un hooligan, che urina in una tazza da tè









    fonte Corriere.it

    November 14

    Punti di Vista

    Il punto di Gianpiero Gamaler
    Second Life d'Italia e il virtuale ci travolge

    Duecentocinquanta ragazzi e ragazze attentissimi,
    bloccati nei loro banchi di fronte al
    grande schermo su cui si muovono gli avatar
    di Second Life. A tenere questa singolare
    lezione è Gianluca Nicoletti, già conduttore
    di Golem su Radio Uno e ora di Melog su Radio 24. La
    domanda che attraversa la grande aula del Dams di Roma
    Tre è fondamentalmente una soltanto: è più "reale" la
    nostra vita quotidiana oppure quella "virtuale" che si
    svolge sul Web, quella che appare in Second Life, quella
    che alimenta i numerosi blog, quella che attraversa le
    immagini di You Tube? E’ una domanda tutt’altro che
    retorica. Anzi si innesta nel profondo della cronaca di
    questi nostri giorni tanto travagliati. E’ sotto gli occhi di
    tutti noi l’inquietante immagine di Raffaele Sollecito avvolto
    come un fantasma nella carta igienica e con una
    mannaia (di plastica?) impugnata nella mano destra. O la
    foto, sempre su You Tube, di Amanda che imbraccia una
    mitragliatrice (giocattolo?). E poi ci sono le armi, questa
    volta sicuramente autentiche, puntate contro l’obiettivo
    della telecamera dallo studente finlandese che pochi giorni
    dopo ammazzerà la preside e sei compagni di scuola,
    prima di suicidarsi. E questi casi potrebbero moltiplicarsi,
    aggiungendo quello dei giovanissimi studenti milanesi
    che camminavano sulle rotaie del metrò con in mano i
    cellulari per riprendere il òroprio gesto insensato, delirante.
    La profezia di Andy Warhol si sta avverando:
    ciascuno di noi sarà famoso, ma per non più di cinque
    minuti
    . Ma mentre Warhol pensava alla Tv, oggi la nostra
    vita reale-virtuale viaggia sul Web. Non basta fare una
    bravata, una trasgressione, una violenza, bisogna anche
    riprenderla e farla circolare in Internet, perché ciò che
    non entra nella rete, nel circuito della comunicazione è
    come se non fosse mai esistito
    . Oggi Foscolo non attribuirebbe
    l’immortalità alla memoria dei sepolcri, ma
    alla permanenza in Internet. Mi chiedeva un amico: se io
    incontro intimamente una donna sul blog o in Second Life
    ho già superato la soglia di quello che romanticamente
    chiamavamo tradimento? Nella realtà non fanno altro che
    realizzarsi i comportamenti che abbiamo simulato nel
    Web: armi che sono uscite fuori da You Tube per colpire
    veramente altri esseri umani, in carne ed ossa. Attenzione
    perché troppe volte sul Web i sogni non finiscono all’alba.

    (fonte: ePolisMilano)

    November 11

    Attrazioni.

    Il paradosso da sempre attrae l'Uomo. Siamo irrefrenabilmente attratti dall'opposto rimanendone talvolta quasi soggiogati. Con opposto non intendo dire una qualunque cosa o persona dotata di proprietà o caratteristiche diverse, opposte a noi. Quello che intendo dire è che siamo attratti dalla forma di opposizione interna al nostro stesso pensiero.
    Noi spesso pensiamo ad una cosa e al contempo ne pensiamo un'altra; ma, sottolineo: non solo al tempo stesso ne pensiamo ad un'altra ma quest'altra è quasi sempre in opposizione, in netto contrasto alla prima. E da questi, ripeto, ne siamo attratti in maniera quasi incontenibile.
    November 07

    giocondaseriale

    senzacommenti

    7513206

    November 05

    Qualche sigla di cartone che ancora mi emoziona.

    Non ci potevo credere...
    Ne sono rimasta incantata... non pensate ad un pensiero infantile o ad un pensiero stupido, sciocco. Solo pensate a come e a quanto sia incantevole il gesto. Si tratta di un cartone... per caso una mattina, mentre bevevo il mio orzo al gusto cacao e mentre vi intingevo il mio biscottino plasmon (ebbene sì, mangio i Plasmon! Sono magri, buoni e fanno benissimo!).. cambiavo canale, facevo un po' di zapping per trovare il miglior telegiornale del mattino - solitamente guardo il TG5 la mattina presto... ma così presto che infatti si tratta ancora del tgNotte.. Ma va beh - e mi sono fermata su raidue. C'era un cartone animato che non conoscevo per niente, mai visto prima. Ma sentite qua [..e avrei voluto togliere quelle immagini dalla tv e disperderle nella mia camera per i miei sogni notturni].. mi riferisco alla sigla, ed ecco cosa mi ha colpito:
    si tratta di una stella precisamente. Una stella e un bambino. Il bambino dai capelli ricci e dorati, prima di andare a dormire toglie una stella luminosa dal cielo, la prende, la stacca dal cielo, e cosa fa? Le mette un certotto. Un cerotto capite?, le mette un cerottino e con questo, una volta tornato nella sua camera, la appiccica al suo cuscino. E così, con la stella attaccata ad un lato del cuscino e con un orsacchiotto di peluche dall'altro, il bimbo si addormenta. Presto il mattino seguente il bambino si sveglia, stacca attentamente la stellina dal cuscino e la lega al cordino pendente di un palloncino rosso ad elio e poi.. lo lascia andare. Il palloncino rosso vola sù, sempre più sù, riportando la luminosa stella al suo cielo.

    E io queste immagini le ho trovate fantastiche.
    November 03

    Il buio oltre la siepe

    Dopo l'ultima lezione del modulo A in Comunicazione Letteraria nell'Italia Novecentesca, ho voluto approfondire alcuni aspetti attinenti alle lezioni fatte e ai suggerimenti del Docente; film, romanzi, testi, bibliografie, ecc. ; questo per una migliore comprensione degli argomenti trattati e per penetrare ancor meglio il carattere di romanzo poliziesco, il giallo "prima" e il giallo di "adesso", il giallo di un tempo e il giallo attuale, come si è evuluto e trasformato il pensiero e il modo d'intenderLo nel tempo.

    "Il buio oltre la siepe" è uno dei romanzi citati dal mio Professore, r
    omanzo di Harper Lee del 1960.
    INcipit:
      "Jem mio fratello, aveva quasi tredici anni all'epoca in cui si ruppe malamente il gomito sinistro. Quando guarì e gli passarono i timori di dover smettere di giocare a palla ovale, Jem non ci pensò quasi più. Il braccio sinistro gli era imagerimasto un po' più corto del destro; in piedi e camminando, il dorso della sinistra faceva un angolo retto con il corpo, e il pollice stava parallelo alla coscia, ma a Jem non importava un bel nulla: gli bastava poter continuare a giocare, poter passare o prendere il pallone al volo"

    E' uno dei primi gialli di quell'epoca, molto bello. Pluritematico. E in quanto al genere onestamente non pensavo potesse piacermi. Partiamo dal presupposto che a me i gialli non sono mai piaciuti o almeno questo è il giudizio che avevo aprioristicamente stabilito. Tuttavia, per l'università ho dovuto leggere "Cane di Terracotta" di Camilleri (un Giallo) e "Testimone Inconsapevole" (un legal-thriller, mix di romanzo di formazione e romanzo giudiziario) di Carofiglio che, con mia grande meraviglia, mi sono piaciuti moltissimo e ancor meglio: mi sono appassionata alla lettura di questi romanzi.
    Mi sono dovuta ricredere dunque, riconoscendo pertanto che i polizieschi hanno il loro grande fascino e la loro ammirevole complicatezza. Sono testi davvero ben strutturati, in modo assai dettagliato, magnificamente e artisticamente definiti, pensati meticolosamente, psicologici e spesso metaforici. Tengono inchiodati al libro dall'inizio alla fine, sono così coinvolgenti che viene voglia di leggerli tutto-d'un-fiato. Questo almeno per quanto riguarda i pochi romanzi polizieschi letti finora. Io che a priori dicevo in continuazione che non ce l'avrei mai fata a leggere un libro del genere, un romanzo poliziesco intendo, giallo, thriller o noir che sia.

    ...ma tornando a Il Buio oltre la Siepe. Seppi che da questo romanzo ne fu tratto un film, diretto da Robert Mulligan, prodotto da Alan J. Pakula e interpretato da Gregory Peck (attore protagonista). Atticus Finch (Gregory Peck) lascia il tribunale
    Il film è del 1962. I temi narrati sono diversi, un film inevitabilmente pluritematico, così come il libro. Il più
    interessante ed evidente è quello sulla discriminazione razziale, analizzata con grandissima tecnica dal regista che riesce a trasportare perfettamente su pellicola degli aspetti che, pur dopo circa quarantacinque anni dall'uscita della pellicola, rimangono di un'attualità impressionante (o no?).
    Dopodiché, c'è da dire che la vicenda giudiziaria è narrata con un ritmo incalzante e appassiona tantissimo lo spettatore che vive quasi in prima persona le vicende. L'interpretazione di Gregory Peck è formidabile.
    Un altro aspetto che il film di Mulligan analizza è la maturazione del giovane Jem, ottimamente assistito da un bravissimo ragazzino, che incontra i primi problemi della vita da adulto.. A questo punto mi vengono imagein mente allora i principali tratti che caratterizzano un romanzo di formazione. Gli ingredienti di questo tipo di romanzo infatti, in genere, sono: il protagonista come figura incompleta (che è in qualche modo non appartenente al mondo degli adulti); la presenza di un maestro e la presenza anche di un antagonista; fondamentale nel romanzo di formazione è il processo di trasformazione a cui si assiste, si parte da una situazione negativa e attraverso delle "prove" si arriva al raggiungimento di una maturità, tavolta precaria.

    Infine, un altro tema che il film tocca (strettamente collegato al primo) è quello della diversità. Oltre ad analizzare quella tra uomini di diverso colore, questo film analizza anche le sensazioni che una persona prova di fronte allo "sconosciuto" che dopotutto, non corrisponde necessariamente al "malvagio".

    Insomma, un gran bel film.