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October 28 Mi aveva ispirato il titolo "L'uomo privato". Mi ha riportato alla mente di quel interieur benjaminiano, dell'uomo nella Parigi del XIX sec., specialmente visto nei Passages di Parigi. Le mie ricerche si sono evolute così: Ritagliavo come di consueto articoli da Il Corriere della Sera..
Mi fermo a leggere per bene sezioni di Attualità, Cultura, Spettacolo e Tempo Libero, dopo aver ingurgitato -forzatamente quindi- un po' di ottusa politica. Leggo dell'evento Festa Internazionale del Cinema di Roma che si è tenuto in questi giorni e guardo alcune recensioni, alcuni sottotitoli, alcuni altri titoletti.. rimango colpita da alcuni come La Terza Madre e altri, in particolar modo appunto quello dal titolo "L'Uomo Privato", che titola in centro pagina - circondato dal resto "normale" del testo - una piccola didascalia che dice così: "Emidio Greco, in gara con "L'uomo privato": il cinema italiano è ridotto male perché è povero e costa troppo" Ritaglio col cutter, vado al computer e cerco qualcosa di utile che soddisfi la mia voglia di vederci più chiaro e capire meglio. La storia effettivamente mi sembra interessante; generalmente mi importa anche sapere almeno vagamente chi è il regista, che tipo è, le sue ideologie e soprattutto quali altri film ha girato; faccio una veloce ricerca sulla filmografia dallo stesso ma noto al contempo che nella pagina che mi descriveva la trama de L'Uomo Privato erano già presenti alcuni link: L'invenzione di Morel, Una storia semplice, Il Consiglio d'Egitto. Clicco -non so perché- su Una Storia Semplice: mi ritrovo nella pagina di destinazione che narra la trama del suddetto film e leggo: "l'ultimo racconto di Leonardo Sciascia, pubblicato pochi giorni prima che morisse, è una storia siciliana che del giallo ha il meccanismo: un apparente suicidio, seguito da un duplice delitto.. ecc. ..." Caso vuole che mi imbatto proprio in Sciascia! Mai tante coincidenze relazionate a quello che studio mi erano capitate quanto in questi ultimi tempi! Continuo a trovare tracce di gialli ovunque, tracce di autori che sto leggendo e studiando per l'università.. è incredibile tutta quanta questa coincidenza. Poi, va bene, scopro che anche Il Consiglio d'Egitto è un film tratto dal un romanzo di Sciascia. Una cosa che ho notato è che temi prevalenti in Sciascia sono società, sì, ma raccontata in modo assai diverso da come l'ho percepita nello stile adottato da Camilleri piuttosto che da Carofiglio, dove prevalgono (così mi pare) di più i valori, temi come la giustizia, il pregiudizio, eccetera. Almeno nel confronto tra questi autori intendo. Ad ogni modo, benché il titolo "L'uomo privato" mi abbia tanto ill uminato, suggerendomi sin dal principio una certa ispirazione, le critiche non sono state poi così 'buone'. Il film in questione viene presentato così nella cartella stampa: "Un professore universitario, quarantenne affascinante, socialmente e professionalmente affermato, è corteggiato da donne verso le quali mostra un'accorta disponibilità. Tuttavia l'uomo, acceso individualista, frappone sempre uno schermo tra sé e la realtà, e non esita a reprimere i propri sentimenti e a sacrificare quelli degli altri, fino a troncare, senza una ragione plausibile, la relazione che ha con Silvia. Ma il destino s'incarica di incrinare il sistema di regole a salvaguardia della sua vita privata: a Torino, nelle tasche di un giovane studente suicida la polizia trova solo un foglio con il numero di telefono e l'indirizzo del professore. La realtà, tenuta a distanza, si infiltra nella sua vita privata, la invade e la travolge". Dopodiché, questa è la critica al film: <<Dunque dovrebbe essere un giallo, ma al film manca proprio l' A,B,C, del giallo! Non c'è nulla di travolgente o di sorprendente. I dialoghi risultano troppo spesso inutili, incomprensibili, come se gli attori dovessero parlare tra se, disinteressandosi del fatto che c'è un pubblico che ascolta. La recitazione è molto teatrale, il che non è necessariamente un difetto, ma spesso si trascende nel ridicolo come nel caso del monologo, (anche questo incomprensibile!), di Vanessa Gravina. Per non commentare poi la commessa interpretata da Giorgia Wurth, che regala uno dei momenti più divertenti (e non in senso buono!) del film! Un film di tante pretese e poca sostanza e lo hanno dimostrato i fischi che si è preso al termine di ogni proiezione. I commenti in sala lo definivano: "una specie di fiction di bassa categoria".
Una spettatrice, uscendo ha commentato: "Ma se proprio volevo vedere un giallo, non potevo restare a casa a vedere una puntata de "la signora in giallo"!? forse era meglio"!>>
La trama, lo so, è un elemento un po' povero e misero per potersi permettere di criticare o giudicare un film... penso che sia privo dei cosiddetti 'elementi basilari' del genere giallo, o no?
... attendo l'uscita del film (nelle sale dal 2 novembre). October 23 Da una ventina di anni i quotidiani continuano a perdere copie. Philip Meyer (professore di giornalismo dell’Università della Nord Carolina e competente nel ramo oramai da tantissimo tempo ) in un suo libro iscrive al 2043 l’anno in cui sarebbe stampata l’ultima copia del New York Times. Gli studenti della Columbia University in un documentario sul futuro dei media, anticipano la fatale data al 2014. Ad ogni modo, tutti concordano che l’ultima copia prima o poi arriverà... "Troppe notizie, focalizzate secondo uno schema vecchio e logoro sulle istituzioni e la politica. Bisogna re-inventarsi o morire"; così afferma Rupert Murdoch, continuando ... "che il glorioso passato delle società editoriali non basterà a proteggerle dalle forze cambiamento dovuto alle avanguardie tecnologiche". Una nuova generazione di consumatori di media è davanti a noi e chiede di ricevere informazioni quando le vuole, dove le vuole e come le vuole. Di contro c'è Warren Buffett che dice di non avere nessuna intenzione di comprare un giornale, spiegando che il business è in permanente declino e se c'è una novità è proprio quella che il declino sta prendendo sempre più velocità. C'è di fatto che "I lettori dei giornali stanno andando verso il cimitero" e "i non lettori stanno ancora uscendo dal college". Questo per un mezzo di comunicazione come la stampa direi che è molto preoccupate.. Con l'arrivo del World Wide Web - il nostro beneamato WWW -, Internet, My Space, YouTube, cellulari, palmari, computer Wi-Fi, iPod, le notizie viaggiano veloci e non hanno più bisogno della carta. I giornali tradizionali invecchiano velocemente non riuscendo più a stargli dietro a questo tecnologia che viaggia e s'accresce sempre di più nel tempo e nello spazio alla velocità della luce. Il Web permette una flessibilità che i giornali stampati di certo non possono avere: link/collegamenti dedicati, possibilità multimediali, non solo foto - utlizzate anche dai giornali, certo - ma anche video per approfondire un fatto. E ve lo immaginereste mai un video su un giornle? Io no. Almeno che non sia uno di quei giornali stregati stile Harry Potter, e allora potremmo di conseguenza aspettarci anche che ia un gufo a consegnarcelo, non più il postino. E poi banche dati enormi, classifiche.. Di tutto. Per di più con la tecnologia il tempo che la gente dedica alla lettura di un giornale si è enormemente ridotta. È stato calcolato che per leggere un intero numero del Washington Post (per dire.. Questo ad es. è un quotidiano americano, il più illustre, celebre, diffuso e antico giornale di Washington) ci vogliono 24 ore. Mentre il tempo dedicato oggi ad un giornale è in linea di massima 20 minuti, mezzora al massimo. Ecco perché i free press sono così gettonati; non richiedono enormi "perdite" di tempo, sono "notizie al volo", non importa come vengono scritte, come e quanto vengono approfondite: di fatto il femomeno dei giornali gratuiti corre con ad un ritmo preoccupante per i tradizionali editori. Addirittura c'è chi sostiene che nel giro di pochi anni tutti i giornali saranno gratuiti.
Ci si domanda quali saranno i fattori che "uccideranno" il New York Times. Il nemico più temibile -imbattibile- , sono i giovani. Gli under 35 non leggono i giornali. O meglio, li leggono ma online, leggono la free-press.. Tutti gli studi effettuati dicono che le nuove generazioni non intendono pagare per essere informate. E mentre alcuni giornali muoiono e il più vecchio quotidiano del mondo passa online e gli under 35 vogliono solo notizie veloci e gratis... resta solo il monito di Repert Murdoch: "Cambiare o morire". Questo è il dilemma.
L’ultima copia del “New York Times”? Un esperto come ho detto l’ha prevista nel 2043. Altri parlano invece del 2014. non c’è dubbio che oggi Internet, iPod e telefonini minaccino la stampa. Ma in edicola oltre che alle quotidiane informazioni si va anche per avere commenti, approfondimenti, retroscena, novità… Per questo la buona informazione (si spera) non morirà mai.
October 21 Lascia che sia la sera
A spargersi nei viali
Mentre mi volto indietro e svuoto una valigia
Rimangono i capelli
Con le punte fragili
E gli occhi rossi rossi
Controvento
Angelo mio saltiamo
In fondo al buio andiamo
Cadendo giù per sempre liberi
Angelo mio saltiamo
Spaccami il cuore piano
Portami ovunque senza andare via basterà
Abbracciami
Niente ci può sciogliere
Ancora i tuoi sospiri
Le notti a ridere
Lascia che sia la sera
A farci illudere
Prima che pensi questa notte
Invano
Angelo mio saltiamo
In fondo al buio andiamo
Cadendo giù per sempre liberi
Amore mio ti amo
Spaccami il cuore piano
Solo uno sguardo prima di andar via basterà
Abbracciami
Ci troverà la sera
Ci troverà la sera
Ci troverà insieme
Gianna Nannini - Suicidio d'amore
October 16 La pubblicità appena appena sente qualcosa di possibile p a l p a b i l i t à, qualcosa che luccica non più di una monetina sconsumata, opaca.. ecco che lei là è. Immancabilmente. Con occhio non proprio impavido, perché fin troppe volte la pubblicità ci appare scontata e banale - ma attento sì e impeccabile. Lei c'è, è lì: basta che qualcosa anche di misero a malapena scintilli -cose di ogni genere e tipo, frammenti di valori e/o modelli di riferimento, gocce di stereotipismi tra i più svariati, etc. etc.- che lei li restituisce più lustri che mai ai mezzi di comunicazione di massa. La pubblicità si impossessa di tutto ciò che nel sociale assume una qualche forma di brillantezza restituendocela lucidata. La pubblicità questo è: una lucidatura. E c'è una cosa che è magnifica, ed è che la creatività pubblicitaria NON è creazione di nuove forme ma è un amabile gioco di assemblaggi, di combinatorietà; è giocosità, è una ricombinazione giocosa del materiale scenico sottratto al sociale. Pubblicità quindi come combinatorietà e reimpiego di forme preesistenti, già date. Sto quasi terminando l'album delle cartine dei Baci Perugina, ma quanto ssshono felice! Per favore.. chiunque abbia qualche cartina in qualche angolo nascosto in casa sua... o chiunque mangi un Bacio o che altro sia... mi scriva la sua cartina con rispettivo numero please!! :) 
October 06 Ascoli Piceno - È stato condannato a sei anni e mezzo, ma non andrà in carcere. Marco Ahmetovic, rom di 22 anni, guidava il furgone della madre con un tasso alcolemico sei volte superiore al consentito. La sera del 22 aprile investì un gruppo di adolescenti di Appignano del Tronto che in scooter andava a prendere un gelato. I motorini presero fuoco, morirono in quattro. Da allora Ahmetovic è in un residence al mare, la seconda casa di un 45enne di San Benedetto, un amico del padre che lo vuole aiutare: lo va a trovare tutti i giorni, gli porta le sigarette e prepara da mangiare. I genitori non si fanno vivi da due settimane, il proprietario dell’appartamento è l’unico che si sia preso a cuore le sorti di Marco.
Il giudice ha disposto che per sei mesi vada in una comunità per alcolisti, a disintossicarsi. E per un anno non potrà frequentare esercizi pubblici dove si somministrano bevande alcoliche. «Ha confessato anche un vecchio tentativo di rapina - accusa Giuseppe Antolini, lo zio di una delle vittime - e in premio l’hanno mandato al mare, in una nota località turistica. Ma che Italia è questa?». Così, in effetti, non si onora la memoria dei quattro ragazzini di 16-18 anni: Eleonora Allevi, Davide Corraddeti, Alex Luciani e Lillo Traini erano fra i duemila abitanti di Appignano, si fermavano spesso sul muretto di una curva: tanti coetanei li ricordano con scritte affettuose e fiori. Familiari e parenti ieri mattina hanno avuto un moto di sdegno, di fronte alla richiesta del pm, Carmine Pirozzoli: quattro anni, per omicidio colposo plurimo e resistenza a pubblico ufficiale, e 20 giorni di arresto per la guida in stato di ebbrezza. Marco era seduto in aula, a capo chino, con i jeans e felpa azzurra con la scritta «Italia». Non una provocazione, lui chiede di essere perdonato e secondo l’avvocato, Felice Franchi, è sinceramente pentito per quel che ha fatto. «Prega ogni giorno».
Ci è voluta meno di un’ora di camera di consiglio al giudice Marco Bartoli per arrivare a pronunciare la sentenza. E l’ha inasprita di due anni e mezzo rispetto alla richiesta. Il giudice ha quindi applicato le aggravanti della colpa cosciente (la previsione della possibilità dell’incidente, avendo assunto così tanto alcol) ritenendole prevalenti sull’attenuante dello status di incensurato. A ciascuna delle famiglie delle vittime vanno intanto 200mila euro, che l’assicurazione del furgone di Ahmetovic risarcirà in sede civile. La sentenza è arrivata al termine di un processo contrassegnato da forti tensioni, con tanto di minacce all’avvocato difensore e al gip che decise per gli arresti domiciliari. E dopo la sentenza sono arrivate numerose reazioni politiche, tutte provenienti dal centrodestra, tutte all’insegna della richiesta di maggior rigore.
«Il fatto che resti fuori - riflette il maresciallo Luigi Corradetti, il padre di Davide - è un’altra coltellata che ci prendiamo. Ha sbagliato e deve stare in carcere, anche se mi dispiace per lui, che in fondo è un ragazzo. La sentenza è equa, gli avessero dato vent'anni però mi sarebbe andato bene lo stesso». Ma Timoteo Luciani non è così soddisfatto: «Le leggi vanno cambiate», ha detto il padre di Alex un altro dei ragazzi. E una zia di Lillo Traini, Maya Galato, è convinta, come il marito Nazareno Marinelli, che Marco non fosse solo al momento dell'incidente. «Non si era neanche fermato a soccorrere i ragazzi. E deve dire chi c’era con lui». Il Corriere della Sera «Ma che Italia è questa?». E c'è da chiederselo veramente. Non è possibile! Un fottuto rom, ubriaco fradicio, si mette alla guida di un furgone e ammazza quattro innocenti persone... e lo lasciano così!? Lo lasciano così!?!?!?!? Non posso crederci. Roba da pazzi. Da pazzi. October 05 Trattenendo me stesso, come a un convegno, sino all'ultimo battito del petto, tendo l'orecchio: l'amore riprende a ronzare, umano, semplice. Fuoco, uragano ed acqua s'avanzano con un sordo brontolìo. Chi saprebbe dominarsi? Potete? Provateci...
Vladimir Vladimrovic Majakovskij – "Trattenendo me stesso" October 04 noia noia e noia. Fortuna che ci sono le amiche, l'università, gli eventi a Milano a cui partecipo spesso e volentieri, i cinema, i film seri da analizzare, le cene al ristorante in buona compagnia, le buone conversazioni da Simposio con Micol e Rachele qualche volta, le piccole quotidiani riflessioni e... e allora vi chiederete che a cosa sarà mai riferita questa noia cui tanto lamento. Beh saranno anche fatti miei ^_^ sta di fatto che la cosa che idealmente dovrebbe rendermi "felice e contenta" "serena e spensierata", mi da - come ho sempre immaginato sarebbe stato - solo pensieri angoscianti, pensieri che mi soffocano, mi opprimono, schiacciano tutto ciò che d'altro c'è di buono in una lieta giornata. Ma chi me lo fa fare? Chi mi obbliga a stare così? Certo non qualcuno in persona. Forse io stessa, è il mio pensiero, la mia "idea" di sentirmi in dovere di, ecc. ecc. a farmi pazientare ancora. Non che sia passato chissà quanto tempo così, ma solo un paio di mesi o anche qualcosa meno. Ma per quasi tre anni sono stata così bene... e non capisco proprio perché se ora questa situazione non è una delle migliori, nel senso che di fatto non mi fa stare a mio agio (semplicemente perché non adatta a me), io debba continuare a reggerla. Però ammetto - e chi mi conosce (vedi Fra. ;P) capirà bene - che questa volta mi sono sbloccata. Questa volta non mi sono fermata tagliando nuovamente i ponti, questa volta posso dire di non aver agito come di consueto "escludendo a priori". Questa volta è stato diverso. E, ripeto, chi mi conosce da tanto tempo lo sa bene quanto per me sia stato difficile non "procedere per eliminazione". hihi (e c'è poco da ridere). Se contiuo di questo passo il mio cervello subirà mutazioni del genere..
Detto questo scappo, ho da incontrarmi con un'amica tra poco, con la quale poi andrò in biblioteca e poi a lezione *16.30-18.30* (Comunicazione Letteraria nell'Italia Novecentesca). SAluTi. October 03 Quest'anno per la Giornata del Contemporaneo 2007, AMACI (Associazione Msei d'Arte Italiani) è all'artista Maurizio Cattelan che ha chiesto di rappresentare l'evento, a raccogliere l’invito e a portare una carica di ironia e irriverenza, affidandogli la locandina che serve a promuovere la manifestazione per sostenere l'arte contemporanea: l'evento La Giornata del Contemporaneo è alla sua terza edizione ed è organizzata per il 6 ottobre. Parteciperanno oltre 500 organizzazioni culturali - fra gallerie, musei ecc. - che apriranno gratuitamente le loro porte alpubblico in un mix di eventi ad hoc e mostre già programmate.
Occasioni e inaugurazioni anche a Roma (alla Galleria Nazionale di Arte Moderna), a Bergamo (il GAMeC resterà aperto fino a mezzanotte), a Verona (a Palazzo Forti visite guidate alla collezione permanente L'infinito dentro lo sguardo...), a Bologna e a Napoli (Castel S. Elmo). L'intero calendario degli eventi è sul sito www.amaci.org
Asino che si nasconde dietro l'albero: saggia, ironica, forse scatenerà altre controversie (l'asino è un pubblico sordo e testardo alle novità?)
così come è stato per i manichini a forma di bimbo impiccati a un albero milanese (opera-installazione del 2004).
October 01 Sabato sera. Un'ottima serata! ...Dunque, arriviamo x aperitivo/happy hour in corso Como circa per le 18.45; discorsi, chiacchiere, risate.. sto bene e mi metto anche a raccontare del mio primo incontro al corso di psicodinamica (avuto il sabato mattina stesso).. tra "introduzione", teoria, pratica (riflessione, uso del pensiero e della mente, Conoscenza ed Esperienza con il Creato), esposizione orale delle conclusioni avute di ognuno dei presenti partecipanti a questo primo incontro del corso (durato quattro ore)... . Poi giretto a piedi per le vie del Corso e sosta in un localino per un altro drink + caffè. Ore *20.20*. Ci dirigiamo verso il Teatro Smeraldo finalmente! Lo spettacolo in questione è STOMP, uno spettacolo a metà tra musical e arte. È uno spettacolo nato nei teatri di New York e arrivato da poco anche in Italia. L'ho considerato sin da subito come "un'arte in movimento". Una forma d'espressione di uno stile artistico in cui movimenti, luci, gesti e oggetti sono le fondamentali cose sulle quali porre la propria attenzione, anche perché è proprio in quelle cose che sta l'essenziale dello spettacolo. Non è un balletto, né un musical vero e proprio, ma uno spettacolo che si ispira al movimento artistico della "street art", la cosiddetta arte da strada, in cui oggetti usuali, di uso quotidiano, luci forti, veloci, scure, di contrasto, che assecondano si e no i movimenti dei personaggi, sono elementi particolarissimi in quest'ambito scenografico-teatrale e lasciano quasi a bocca aperta. Uno spettacolo dunque ove la percezione visiva è strabiliata dai movimenti corporei. Con la sua combinazione – più unica che rara - di teatro, ballo, “commedia” visiva e percussione (sicché il colpo di un oggetto percuote un corpo o un altro oggetto), questo multi-vincitore di premi continua ad entusiasmare il pubblico in tutto il mondo... qui forse non è ancora famoso ma in UK di certo lo è molto.
STOMP trova bellezza e musica nella mondanità. Trasforma scope e scoponi in strumenti e battiti di mani quasi in conversazioni. STOMP non ha “parole”, come molti avranno capito. Ha ben poca se non addirittura nessuna melodia, nel senso tradizionale del termine, così non importa se i propri gusti in musica sono jazz, classica, pop o rock… perché stomp è un ritmo, un ritmo comune a tutte le culture. STOMP è su un gruppo di persone, con diverse personalità tutte molto “forti”, che funzionano usando insieme i semplici fondamenti della musica: il ritmo, per creare qualche cosa via via sempre più complesso.
In conclusione posso dire che questo spettacolo è stato f e n o m e n a l e. Bello, grandioso. Mi sembrava di vedere davvero un’arte..in movimento, come ho già detto. Si è svolto tutto su “rumori”-musica/suoni, generati e creati tutti con oggetti comuni, mondani, a partire da scope, palette e scopini.. e poi secchi, secchielli, lavandini pieni d’acqua (si, pieni d’acqua!), tubi, contenitori per acqua (quelli che si vedono all’interno di certi uffici, dai dentisti, ecc… quei bottiglioni giganti che contengono acqua; e qui sono rimasta davvero affascinata dal suono quasi fabulare, giravano tra le mani quei bottiglioni, e davano dei colpetti cosicché il suono diveniva un rimbombo ovattato, e poi tanti altri modi ancora di rumoreggiare e ritmare con questo bottiglione.. bellissimo). E poi ancora con stura lavandini, che con le ventose di questi le attaccavano a terra e stoc stoc .. le staccavano alternativamente e a ritmo. Sembra quasi banale a raccontarlo, ma è già tanto che ci stia provando.. perché queste cose bisogna vederle – ma ancor di più sentirle – poiché a raccontarle perdono tutta quella particolarità ed essenza di senso che uno spettacolo del genere ha. E ancora… accendini, sedie, sacchetti di carta, giornali e fogli di giornale. Incredibile. Si è svolto tutto così, tra pezzi ironici anche in cui gli artisti scherzavano tra di loro coinvolgendo anche noi del pubblico. Erano forti sul serio. Tratti anche di balli in stile quasi break-dance anche se non proprio, ma anzi qualcosa di coreograficamente inferiore ma tutto sommato giustificabile, poiché l’intendo era ben altro e non di certo quello di dimostrare le capacità di ballerini e danzatori. È stato tutto molto movimentato, coinvolgente e travolgente.
Lo consiglio vivamente a chiunque interessi fare esperienza di una cultura che potrebbe dirsi anche una cultura di tutti, una cultura popolare. La nostra cultura, la tua, la sua, la loro… espressione di una cultura che racchiude in sé tutto e niente; niente perché non fa utilizzo di cose eccezionali, stravaganti, ma anzi… cose comuni, quasi banali, ma è appunto per questo che essa ha in sé… il tutto.
Nell’ultima sezione degli Album Fotografici ho messo alcune foto dello spettacolo. Le ho trovate in rete e le foto sono della stessa compagnia che ha tenuto lo spettacolo al Teatro Smeraldo.. non lo stesso per questi video qui di seguito, che ho cercato e inserito qui solo per darvi la possibilità di farvi un’idea di che tipo di spettacolo si tratta.
Un saluto a tutti, buona visione ^^
p.s: se i video dovessero vedersi male, frammentati, cliccare direttamente sul link sottostante: videoStomp
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