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fiOrdivaniLLa

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La chiave che nessuno ha

latte&miele

Più bianco del latte, più dolce del miele.

Painting of the week


Golconda. Magritte
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"Io sono matto, tu sei matta."
"Come fai a sapere che sono matta?"
domandò Alice
"Devi esserlo" rispose il gatto "altrimenti non saresti qui".

> Alice nel paese delle meraviglie
July 04

E' ancora tempo

E' da molto tempo che non scrivo più qui di me. Di me né delle mie riflessioni, dei miei pensieri, delle mie giornate e "avventure".
Se c'è un perché? Non me lo sono chiesto fino ad ora.  Stanotte poco prima di addormentarmi, d'istinto mi è venuto da scendere dal letto per scrivere un post proprio da mettere qui, ma dalla troppa stanchezza ho dovuto rimandare.. Pensavo me ne sarei dimenticata.. invece eccomi qui.
Se c'è un perché quindi chiedevo.. Sì, un perché c'è, anche se ancora non troppo certo. Non avevo più desiderio che la gente mi leggesse. Perché leggermi significa leggermi dentro. Quando io scrivo, le mie parole sono letteralmente il riflesso della mia anima. Ed è questo ciò di cui non avevo più voglia (voglia o semplicemente paura?), che la "gente", o amici più intimi, sapessero troppo di me, dei miei continui cambi di umore, delle disavventure, ire, gioie e felicità, dolori e angosce.



E ora, intanto, mi chiedo... Che cosa scaturisce un pensiero?
e' vero che la parola "pensiero" può essere utilizzata in riferimento a molti altri verbi...
come ricordare, decidere, immaginare, fantasticare, creare, valutare, credere, ragionare...
Ma è di per sé, le parole connesse al pensiero si usano quando nel vissuto soggettivo di una persona
"c'è qualcosa in più" rispetto a ciò che deriva direttamente dai processi sensoriali.
Un qualcosa in più che può riferirsi al presente, al passato, al futuro..
Ma che cosa muove IL pensiero?


Credo che ricomincerò a scrivere. Sicuramente dopo che avrò dato imminente esame in Economia della cultura mi dedicherò di nuovo moltissimo al mio blog di cucina ma cercherò di ritagliarmi del tempo per tornare a scrivere anche in questo spazio che a lungo mi ha consentito di liberarmi da molte angosce, mi è stato caro e di grande aiuto. Uno spazio troppo prezioso, per me, per buttarlo ora nel dimenticatoio.

A presto..
July 03

Parole nel vento

Parole nel vento - Stadio

  
Dove sono adesso dimmi,quelle parole d'amore
dove sono quei baci e quel tuo modo d'amare
così disperato e dolce, tenue come la neve
così naturale in tutto, così violento e lieve.

E dove va a finire dimmi, l'amore quando non c'è più
se tu conosci il posto vado, magari vieni anche tu
che ci riprendiamo indietro, quello che abbiamo buttato,
perché non posso pensare, che è stato un sogno mancato,
e che erano solo...

Parole nel vento un lampo un momento
un sogno di gloria, la nostra vittoria.
Su questo mare piatto di una vita tranquilla,
che noi non cercavamo, ma che poi ci
attorciglia.
Modella i pensieri, amore di ieri,
dove sei, dove sei.

E come sono adesso dimmi, come stanno le tue mani
sono lisce come allora, quando nel buio mi sfioravi.
Quando c'era da scoprire, ogni giorno qualcosa
quando mi dicevi senti, che buon profumo di rosa
ma forse erano solo...

Parole nel vento un lampo un momento
un sogno di gloria, la nostra vittoria.
Su questo mare piatto di una vita tranquilla,
che noi non cercavamo, ma che poi ci attorciglia.
Modella i pensieri, amore di ieri,
dove sei, dove sei.
June 15

Un mattino da raccontare

post scritto domenica 14 giugno


questo mattino è stato meraviglioso... per questo ci tengo raccontarlo. 
La sveglia (biologica) mi ha fatto aprire gli occhi alle ore 5.00, all’incirca. Mi sono alzata con l’illuminazione di un nuovo tipo di biscotti. Allora ho preso il mio diarietto dove appunto le mie creazioni e ho iniziato a scrivere e appuntare. Poi vi farò sapere se è venuto bene… è abbastanza originale, particolare, da abbinare… ai formaggi! o almeno questa è l’idea. Formaggi non leggeri, ma piuttosto gustosi, saporiti, “spessi”. Sono biscotti alla noce moscata ed essenza di arancia, ricoperti di granelli di zucchero di canna e un mix di pepi e cacao amaro.
Ho preparato l’impasto e messo in frigo a far riprendere consistenza al burro… Lo avrei ripreso poi nel pomeriggio: nel frattempo ho preparato la colazione a mia mamma per quando si sarebbe svegliata.. crema di nocciole al cioccolato fondente, pane tostato, yogurt al lampone (fatto da me), una coppetta di pop-corn dolci glassati al caramello e un piattino di burro da spalmare sul pane.

Mi sono cambiata, lavata, vestita… e sono uscita in rollerblade. Avevo intenzione di andare fino  all’
Azienda Agricola di Bollate per prendere il latte crudo.. e così ho fatto. Armata di zainetto, bottiglia in vetro, mp3… Ho impiegato un’oretta.. e dopotutto ne è valsa la pena. Infatti è stato un tragitto meraviglioso quello che ho fatto per arrivare all’azienda, fino ad oggi raggiunta sempre in macchina.
Che paesaggi… e che quiete a quell’ora! ..mi sembrava davvero di essere in campagna, mancavano soltanto le vallate, i recinti di case agricole, pecore al pascolo (e poi magari Heidi e Peter :D)… era bello davvero. Quanto più mi avvicinavo alla cascina, tanto più l’odore di stalle, di fieno, di mucche e cavalli riempiva l’aria circostante. E non aspettatevi che vi dica ‘che puzza’, perché a me infonde una sensazione di benessere ineguagliabile.
Il percorso è stato a tratti pista ciclabile - marciapiede pedonale – strada e persino un ponte. Quasi tutte le strade costeggiavano caseggiati con immensi giardini verdi, tantissimi campi di pannocchie, di grano, per ora ancora in fase di maturazione. Infatti la semina dei chicchi di mais – future pannocchie – viene solitamente fatta nel mese di maggio: a
inizio mese scorso, passando sempre per quelle strade in macchina, vedevo i contadini che col loro grosso “carro” (non mi viene in mente il nome della macchina apposita che usano per seminare nei campi) inseminavano e inseminavano… avanti e indietro per tutto il campo già dalle 6.00 della mattina. ‘na faticaccia. Un mese dopo la semina i chicchi si possono osservare già i germogli – ed è quello che ho potuto vedere io stamattina - Si vedono spuntare dalla terra delle piccole piantine che arrivano poco sopra al ginocchio. Sono di un verde tale che mette gioia solo a guardarlo… illumina gli occhi… e il colore brillante assieme alla tenerezza dell’ancora giovane piantina fanno quasi sorridere e gioire insieme. Durante l’estate la crescita delle piantine di mais avviene a dismisura… Dopo circa tre/quattro mesi le piante raggiungono quasi il metro e mezzo di altezza. Infine, ad ottobre, avviene la spannocchiatura… e la cosa curiosa è che questa viene fatta quando le piante sono ormai diventate secche, quando assumono cioè un colore giallognolo, più sull’ocra, color ocra chiarissimo. Perché è allora che ci si intrufola fra le piante secche per staccare le pannocchie mature.
Ricordo che tanti anni fa una bambina andava insieme ai suoi piccoli amici a rubare le pannocchie in questi campi… dico rubare perché è ovvio che non si potrebbe. Questa bimba, come del resto tutti gli altri bambini, non sapevano nemmeno cosa ne avrebbero fatto con quelle pannocchione giallissime… ma il gusto di andare a prendere qualcosa in proprietà private,  riempire sacchetti di plastica del supermercato e fuggire a più non posso con il cuore in gola che batte all’impazzata, la paura di essere visti… e tornare a casa col fiatone della corsa e gridare ‘mamma mamma guarda che cos’ho qui!!’ col sorriso stampato in faccia… ecco, tutto questo non ha prezzo.
Quella bimba ero io.

Più avanti, oltre i campi e le piantine di mais, v’erano poi delle case e ognuna di esse aveva come delle aie, dei cortili antistanti le case che separano le stesse dalla strada con un piccolo giardino. Le mura relativamente alte dei giardini diventavano quasi inesistenti poiché travestite da piante rampicanti Jasminum, stracolme dei loro profumatissimi fiori. Ed è di lì, che passando veloce con i miei pattini, sfioravo meravigliosi gelsomini in fiore, di cui mi inebriavo dell’intenso e intrigante profumo, quasi pungente, forte e quasi estatico.
A seguire, qua e là piante di glicine la cui profumazione era sottile ed evanescente; infatti quei glicini – o finti grappoli d’uva ? –
erano di un colore violetto sbiadito, poiché evidentemente giunto oramai al termine della sua fioritura, nonostante la pianta rimanga fronzuta fino ad autunno inoltrato.
Il percorso a ritroso non è stato una noiosa ripetizione, ma anzi, occasione di ulteriore meraviglia e piacere.


May 17

Quando si dice che si "parla solo perché si ha la bocca"

Troppo spesso le persone parlano di qualcosa di cui non conoscono nemmeno il significato. Così come parlano di Amore, senza averne mai neppure provato la consistenza materiale, il suo odore, la sua forma.
Così come parlano del Dolore, persone in sé povere e superficiali, cosa mai avranno di vero da dire sul dolore?

E così come parlano di questo, osano pronunciarsi su molto altro ancora senza alcun rispetto dell'altrui sensibilità.



(e non pensate stia parlando indirettamente di me, non è del tutto così. Magari sì, ma solo in parte. Tendo sempre a universalizzare le esperienze, mie ma anche di terzi).


February 15

La metropoli e il suo doppio. Mauro Pala, saggi.

[...] gli unici casi in cui Quinn prova ancora gioia genuina, sono le passeggiate attraverso Manhattan: “la cosa che preferiva fare in assoluto era camminare: quasi ogni giorno, col bello o col brutto tempo, col caldo o col freddo, usciva dal suo appartamento e andava a zonzo per la città: non è che avesse una meta precisa, andava semplicemente ovunque lo portassero le gambe”.
Camminare in città diventa allora per Quinn una terapia e il confuso susseguirsi dei luoghi agisce su di lui come un efficace ansiolitico:

Ogni volta che faceva una passeggiata, era come se si lasciasse alle spalle la propria persona e, arrendendosi al movimento delle strade, riducendosi a un occhio che guarda, riusciva a sottrarsi all’obbligo di pensare, il che, più di ogni altra cosa, gli concedeva un po’ di pace, un salutare vuoto interiore [...].
New York era uno spazio inesauribile, un labirinto di passi interminabili, e per quanto lontano si spingesse, per quanto a fondo arrivasse a conoscerne i quartieri e le strade, la città lo faceva sempre sentire smarrito. Smarrito non solo dentro la città, ma anche dentro se stesso [...]. Durante le sue passeggiate migliori, riusciva ad avere la sensazione di non essere in nessun posto. [...]
New York era il nessun posto che si era costruito intorno, e adesso sapeva di non aver più alcuna intenzione di andarsene (CG, p. 6).

Passeggiare apre le porte dell’esperienza, anzi rende coscienti della genesi di qualsiasi esperienza genuinamente moderna. “Chi cammina a lungo per le strade senza meta viene colto da un’ebbrezza.  Ad ogni passo l’andatura acquista una forza crescente; la seduzione dei negozi, dei bistrot, delle donne sorridenti diminuisce sempre più e sempre più irresistibile si fa, invece, il magnetismo del prossimo angolo di strada”.

Walter Benjamin
teorizza così la figura del flâneur il quale, mescolandosi alla folla nel suo girovagare, prova un’ebbrezza che annulla la sua identità. È lo stesso anonimato cui tende David Quinn, quando si fa sopraffare dalle sensazioni molteplici che solo la metropoli può offrire.
Per molti teorici della modernità tra cui lo stesso BEnjamin, la città, crescendo oltre certi limiti diviene così metropoli, luogo “dove si impone il Geist, non l’individuo”, schiaccia il singolo nella sua im
mensità. La letteratura modernista registra questo disagio, deprecandolo, mentre nel modo di sentire postmoderno abbiamo una “Babele priva dei tratti inquietanti e distopici della città satanica che Eliot aveva lasciato in eredità”.
February 12

12 . 09 . 09

Sono giorni di sole e di vento. Il cielo terso, le nuvolette che si spostano veloci, i mulinelli di vento che sollevano piccole spirali di cianfrusaglie – giornali, fogliame, carte, cartine.
All’orizzonte – la mattina presto – il sole sembra accendersi su uno spartifiamma: la luce si propaga, orizzontalmente all’infinito (l’infinito delle mie possibilità visive); è un fascio rossiccio che tende all’arancio, un arancio di stagione, l’arancio colore dell’amore per la vita e colore di chi guarda lontano davanti a sé; questo fascio di luce indescrivibile sovrastato dall’azzurro naturale di un cielo appena sveglio e su cui si stagliano fili giocosi e colorati che si divertono ad intrecciarsi lungo quel fascio di luce, che si stende e si abbandona sconfinatamente.
E così mi sembra di vedere questi fili all’orizzonte (si, mi rifaccio all’opera di Sciascia. E chissà se anche il Vice si soffermerebbe altrettanto su queste visioni…) che si incontrano e si scontrano, si intrecciano e si divertono, trastullandosi allegramente.

February 10

morte, politica, chiesa, etica... e chi più ne ha, più ne metta

Palazzo Madama, giunge la notizia della morte di Eluana.
Gaetano Quagliariello (pdl) è rabbioso come un cane, incontrollabile e grida: "Eluana non è morta, Eluana è stata ammazzata!". Pochi secondi e l'aula del Senato diventa un luogo dal quale più che restare, sarebbe meglio scappare. "Assassini! Assassini!" quelli del centrodestra. ..manco fossimo in guerra. Quasi danno il via ad una rissa al Senato. Di certo quel "Assassini" si rivolge in particolare al Presidente, sì... il nostro Presidente della Repubblica... che io lodo invece con tutto il riguardo possibile perché ha preso la migliore decisione.
Le accuse del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: "E’ grave il rammarico che sia stata resa impossibile l’azione del governo per salvare una vita".
Quella di Maurizio Gasparri, capo dei senatori del Pdl, accusa: "Su questa vicenda peseranno per sempre le firme messe e le firme non messe".
A seguire quella peggiore di Renato Farina: "Non potendo debellare la malattia, hanno debellato Eluana. La decisione di Napolitano appare gravissima dinanzi a Dio e agli uomini. Davvero egli rappresenta l’Italia?". Pesante, questa.
Ma voglio andare oltre. Voglio capire una cosa. Possibile che una morte debba essere intrisa a tal punto di politica?
Addirittura l’avvocato Taormina rispunta fuori facendo sapere che denuncia tutti "per omicidio premeditato".
Si parla di politica, si parla di legge, si parla di omicidio... si parla di tutto meno che di questioni umane, puramente e meramente umane.
D'accordo, la sua non era una morte cerebrale, era in stato vegetativo, il che è ben diverso. Ma ... diciassette anni. Cristo, DICIASSETTE! Ma come si può tenere attaccata ad una macchina una persona per diciassette anni!? Come possono ridursi i suoi cari a starle affianco così a lungo!? E poi, cosa possono fare, in cosa possono sognarsi di sperare!?




Tanto per la cronaca: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_09/mentana_gf_mediaset_1581f848-f6ed-11dd-9c7e-00144f02aabc.shtml
January 15

Burro e latticello

Che bello, finalmente il mio primo panetto di burro. Questa novità mancava nella mia esperienza di culinaria! La straordinarietà con cui si vede il burro formarsi e separarsi dal liquido, è stupefacente! Se non l’avessi fatto e visto con i miei occhi avrei stentato a crederci. Il ‘liquido’ di cui parlo non è semplicemente liquido ma è il latticello, il siero di latte, ovvero il suo principale componente. In inglese (e mi piace anche molto di più come suona!) è chiamato buttermilkdelizioso buttermilk.
Nelle ricette lo si usa di frequente per fare i dolci  (ma anche i salati, ad es. focacce…) ma ci si vede quasi sempre costretti a sostituirlo (con equivalente di panna acida, oppure con equivalente latte più un cucchiaio di limone o in altri modi…) visto che siamo in molti a piangerne la scarsa reperibilità!  L’unico modo quindi è… farlo! Come? Facendo il burro : ) quella delizia che si separa dal burro dalla lavorazione della panna è appunto il latticello.

Esistono degli alimenti che non hanno la fama che meriterebbero: il latticello è sicuramente uno di quelli.
Il latticello ha delle ottime proprietà. Anzitutto c’è da dire che è l’integratore alimentare ideale nelle diete dimagranti e nella regolazione del peso corporeo, poiché fornisce un apporto calorico modesto, bassissimo, persino inferiore a quello del latte: solo 26 cal/100ml ed è inoltre poverissimo di grassi. E’ ricco di alcune delle più importanti proteine, proteine tra l’altro altamente digeribili ed è inoltre ricco di minerali e di vitamina B2, fondamentale per la prevenzione dei disturbi cutanei e visivi.
Tra i tanti pregi nutrizionali di cui vanta il latticello, bisogna ricordare che ha un basso tenore di sodio e la forte presenza di sali minerali basici (come ho già detto), in particolare il potassio (diuretico), il calcio, il magnesio e il fosforo, necessari al mantenimento delle ossa. E ancora, ha proprietà depurative, disintossicanti, aiuta a regolare l'intestino (niente più incubi di Alessia Marcuzzi che sbuca fuori dal frigorifero dunque), diuretiche, energetiche... Beh, avrete capito: il latticello è ingiustamente sconosciuto ai più e sottovalutato!

E che dire del burro.. Io di certo non lo consumo, ma la mia mamma sì ed io lo uso per fare dolci e altre prelibatezze in cucina (che preparo sempre per gli altri però, non x me; ).
E’ stata una soddisfazione immensa aver fatto questo panetto soffice soffice di burro; averlo osservato mentre miracolosamente si separava dal latticello; averlo “spremuto” fino a farne colare tutto il liquido, sino all’ultima goccia; averlo arrotondato e compattato dentro un idoneo contenitore; avere visto e goduto del colore così sublimemente candido e morbido e averne respirato il profumo che nulla ha a che fare con quello che si compera già pronto… Non so se è la freschezza a conferirgli quel vero e proprio “profumo di burro al naturale”, fatto in casa, so però che di certo è molto più buono e per niente fastidioso (premetto che appunto quello che si trova e si compra nei frigo dei supermercati, a me, come odore, non piace molto).

Da 400 ml di panna ne è venuto fuori un bel panetto di burro (metà l’ho portata questa mattina alla mia nonna… Mi sento un po’ Cappuccetto Rosso…) e 250 ml di latticello, che ho usato subito subito per fare un dolce.

Lascio qui un piccolo reportage post-produzione.. Baci a tutti ^_^

e click su “Presentazione”.
January 06

"#Natale '09"

Con tutta questa neve, questo candore. E questa parte di mondo bianco magico che sembra disegnato, con luci e colori lucenti e contrastanti, sembra Natale una seconda volta.

La mia auto la vedevo dal balcone di casa mia stamattina presto, sommersa da quei cristallini bianchi che scendevano lievi ma incessanti da chissà quale sorgente. Così mi sono imbottita per bene, ho messo gli stivaletti di mamma, mi sono munita dell'occorrente necessario per spalare e sono scesa in cortile.
La macchina ora riposa tranquilla in garage, al sicuro e al riparo.

*

I semafori sono gli unici colori che si oppongono al dominio del bianco, così come anche le cupole di tessuto di alcuni ombrelli colorati che vagheggiano sopra le teste di alcuni passanti.
I fari delle auto si disperdono, la loro luce è vana confronto a quella circostante.


La mia macchina fotografica è immobile sul cavalletto, posto all'altezza della finestra della mia camera. Aspetta ansiosa un altro mio comando: mi ero presa del tempo per scrivere queste poche ma intense righe dettate dal mio sguardo su questa parte di mondo.
November 02

Dieci romanzi all'interno di un romanzo

"Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo 'Se una notte d'inverno un viaggiatore' di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla: di là c'è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: ' No, non voglio vedere la televisione!' Alza la voce, se no non ti sentono: 'Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!' Forse non ti hanno sentito, con tutto quel  chiasso; dillo più forte, grida: 'Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!' O se non vuoi non dirlo: speriamo ti lascino in pace."

>>
Incipit di "Se una notte d'inverno un viaggiatore" di Italo Calvino - 1979

Questo è uno di quei libri che ti incantano e ti fanno esclamare: "geniale!" davvero geniale.

Ecco come il grande Italo Calvino descrisse questa sua originale opera:
«'Se una notte d'inverno un viaggiatore' è un romanzo sul piacere di leggere. Protagonista è il lettore che per dieci volte comincia a leggere un libro che, per vicissitudini estranee alla sua volontà, non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l'inizio di dieci romanzi di autori immaginari. Tutti, in qualche modo, diversi da me e diversi tra loro.»

Se una notte d’inverno un viaggiatore di Calvino è un iper-romanzo. Sostanzialmente un gioco in cui Calvino ostenta in modo quasi provocatorio i suoi "trucchi" di narratore. Il protagonista è il lettore. "Io Lettore" sono in una stretta morsa dialogica direttamente con l’autore, il quale mi parla dandomi del tu, scaraventando ogni logica comune della narrazione tradizionale. E questo lo trovo fantastico.
Ha come caratteristica quella di non avere né un inizio né una fine, "ma solo molteplici punti di entrata e di uscita" perché come diceva Calvino "il mondo di fuori per definizione è continuo, non ha limiti visibili", e l'inizio è appunto un atto di limitazione, di interruzione del continuo...  come ne "Il castello dei destini incrociati", dove «ogni racconto corre incontro a un altro racconto» perché, come descrive uno dei personaggi:
«mentre un commensale avanza la sua striscia un altro dall'altro estremo avanza in senso opposto, perché le storie raccontate da sinistra a destra o dal basso in alto possono pure essere lette da destra a sinistra o dall'alto in basso, e viceversa, tenendo conto che le stesse carte presentandosi in un diverso ordine spesso cambiano significato, e il medesimo tarocco serve nello stesso tempo a narratori che partono dai quattro punti cardinali»
Qui Calvino mette in rilievo quanto sia limitata la nostra scrittura (più in generale, la scrittura occidentale): infatti una testo, una pagina scritta, può essere letta solo in maniera lineare, da sinistra verso destra e dall'alto verso il basso.  Il tarocco invece, il suo rettangolo, offre una molteplice lettura... e questo "simbolo" rappresenta la fluidità tipica del racconto orale, di una conversazione, del pensiero... un po' come il famoso "flusso di coscienza".. fatto di mezze frasi, frasi a metà. Ecco com'è allora strutturato un iper-romanzo, una rete in cui confluiscono molteplici percorsi. E a questo modello di iper-romanzo si è certamente ispirato alla famosa Biblioteca Babele di Borgers, una biblioteca infinita, multicentrica.


Tornando a Se una notte d'inverno un viaggiatore è strutturalmente particolarissimo, un insieme di racconti di diversi viaggiatori, dove ogni racconto contiene altri inizi di racconti (un'inclusione di una storia in un'altra) ed è il Lettore stesso, con la L maiuscola, in quanto protagonista, che si trova di fronte ad una molteplicità di inizi. Quindi il romanzo consiste in tentativi da parte del Lettore di entrare nel testo, di addentrarsi, di andare avanti... tentativi che però lo lasciano deluso poiché il testo a sé stante, cioè il libro che il Lettore pensava di aver acquistato, non esiste, gli si presenta invece una molteplicità di punti d'entrata.

October 15

Jaques Derrida e il decostruzionismo

"La filosofia può essere considerata come una cartolina postale che è stata scritta con l'intenzione di arrivare a destinazione ma che in realtà non lo fa. La filosofia che raggiunge la destinazione e che si distrugge in quest'ultima cessa di essere filosofia vera".
Da "La carte postale", di Jaques Derrida.
Jacques Derrida (filosofo francese) è legato a un movimento filosofico, sviluppatosi soprattutto a partire dagli anni Settanta, noto come "decostruzionismo", corrente critica del Novecento che nega al linguaggio la possibilità di esprimere significati univoci, assoluti e afferma al contrario la necessità di analizzare qualsiasi testo letterario, filosofico, culturale in senso lato – facendone emergere i conflitti interni e decifrando alcuni dei suoi molteplici, possibili significati. Perché sì, un testo non ha una sola interpretazione ma molteplici (e non entro nel campo della Semiotica perché, come al solito, rischierei di dilungarmi assai). Un testo è inteso come un qualcosa di referenziale, parla di qualcosa a qualcuno, fa parte dunque di una dimensione attiva e non passiva, in cui il lettore è chiamato "in causa" a leggere e interpretare.

October 09

Concerto Elisa

Ochei (quanto mi piacciono le italianizzazioni), in questa foto sono venuta tutto sommato abbastanza (no, in realtà molto) orribile. Sono a dir poco o-sce-na. Ma non potevo non metterla, perché è una foto di un momento che diverrà un bellissimo ricordo: il concerto di Elisa, tenutosi il giorno 7 al Datch Forum. Un ricordo bellissimo non tanto per il concerto, quanto per la compagnia, poi anche per il concerto : )
Un grazie particolare dunque va sicuramente alla dolce Cami, che mi ha fatto davvero un regalo speciale e stupendo. E' stato bello vivere insieme quel concerto. emozionante.

Grazie Cami :*

camiemanu   

October 06

Come scrivere bene di Umberto Eco

Come scrivere bene
di Umberto Eco

In questa Bustina Umberto Eco ha tradotto una serie di regole molto popolari tra i business writer americani. Sono passate di sito in sito e di e-mail in e-mail, per cui non si sa più chi sia l'autore. Qui l'originale inglese .

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4. Esprimiti siccome ti nutri.

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7. Stai attento a non fare... indigestione di puntini di sospensione.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9. Non generalizzare mai.

10.Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

11.Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”

12.I paragoni sono come le frasi fatte.

13.Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14.Solo gli stronzi usano parole volgari.

15.Sii sempre più o meno specifico.

16.L'iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.

17.Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

18.Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

19.Metti, le virgole, al posto giusto.

20.Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.

21.Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso e! tacòn del buso.

22.Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

23.C’è davvero bisogno di domande retoriche?

24.Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

25.Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.

26.Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

27.Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

28.Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

29.Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.

30.Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.

31.All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

32.Cura puntiliosamente l’ortograffia.

33.Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.

34.Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.

35.Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

36.Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

37.Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.

38.Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.

39.Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che. 40. Una frase compiuta deve avere.

 

tratto da: Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Bompiani 2000

October 04

Domanda su Yahoo!Answer

Federico, se mi leggi.. vai a questa bellissima domanda sul nostro adorato sito di "domande&risposte"... c'è da mettersi le mani nei capelli: domandayahoo
La domanda è "Plis o bisogno di agliuto se mi capt rx ?"

........... alla cortese attenzione di tutti gli utenti ...........

se qualcuno fosse in grado di tradurmi questa domanda non esiterei a ringraziarlo con tutto il cuore, perché io questa volta non ne sono proprio venuta a capo.. forse perché ero (e sono) troppo concentrata a disperarmi. Ritornando dunque al mio post di qualche giorno fa sull'italiano e il suo cambiamento nell'era moderna/tecnologica... qualcuno mi diceva che non biasimava tale linguaggio, abbreviazioni e quant'altro e che anzi, delle volte sono necessarie le abbreviazioni, per via del tempo, della semplicità di espressione etc. etc. ... Beh, fossi in loro mi ricrederei.
September 29

Conoscenza e giudizio estetico.

Non tutte le persone che scattano fotografie sono artisti. Il fotografo artista è colui che ha occhio artistico per l'appunto. Cosa significa avere occhio artistico? Non so se esiste una definizione, ma ecco quello che penso io. Avere occhio artistico significa principalmente fotografare con un senso. Sapere cosa si vuole esprimere con quello scatto, sapere cos'è che si sta racchiudendo in quel (ri)quadro fotografico.
Della serie: Perché stai fotografando quell'oggetto? E perché proprio in quella posizione, perché da quell'angolatura e perché dai alla luce la possibilità di entrare in macchina da quella provenienza?

Beh ecco.. a dire il vero per chi non ha occhio artistico il problema propriamente non c'è: queste domande neanche se le pone.
Io vedo molte persone che pubblicano propri scatti su siti di fotografia .. di monumenti, di paesaggi, della luna, del sole.. Ammesso e concesso che ogni foto è soggettivamente emotiva e solo POI lo è oggettivamente e, questo oggettivamente, neanche sempre perché dopotutto una foto la si fa (o almeno così dovrebbe essere)
perché la si ritiene bella per sé, secondo il proprio parere, il proprio punto di vista. Una cosa può essere emozionante per me ma può non esserlo per milioni di altre persone; come potrebbe essere invece bellissima per altrettante persone e piacere quindi alla maggior parte. Dipende.
Ma ci sono alcune foto che io proprio non capisco. Sì, proprio così, non le capisco.
(Si possono avere foto ricordo, ma che senso ha pubblicare su un sito dedicato a foto di un certo livello foto di monumenti che, a ben vedere, davvero non dicono nulla. Non esprimono.)
Che senso ha, per esempio, una cattedrale, fotografata per di più centralmente (la cosa più orribile e statica che si possa realizzare, non ha dinamicità una foto siffatta), dai colori indubbi, poca luce, nessun contrasto, nessuna particolarità; magari la parte superiore anche tagliata.
Alcune foto non hanno senso, questo è quanto. E non sto scrivendo tutto ciò per giudicare, né per criticare, ognuno fotografa ciò che vuole ovviamente, l'opera fotografia è come l'opera letteraria: ha un corpus aperto, chiunque può scrivere senza che qualcuno gli abbia attribuito il potere.

Ma il punto a cui volevo arrivare è un altro. Perché alcune foto non hanno senso? Ed è qui che è cominciata la mia ricerca del rapporto tra conoscenza e giudizio estetico. Ed ecco come ne sono venuta a capo.

Una sola premessa. Ciò che scrivo lo ritengo valido 'per la maggior parte' 'perlopiù', ma non 'universalmente'. Esistono sempre - SEMPRE - le eccezioni (che addirittura spesso divengon consuetudini, talvolta regole. E' bene quindi ricordare che c'è sempre un "ma" ).

Il genere estetico ha come referente sempre la percezione e l'esperienza estetica di un soggetto che fruisce un'opera. Questa modalità determina il valore in base al sentimento(proprio) piacevole o spiacevole.
Il genere estetico è dunque il giudizio che noi costruiamo sulla nostra esperienza, non è arbitrario ma è ancorato alle nostre personali conoscenze, conoscenze che Noi abbiamo dell'oggetto.
Il valore estetico è sempre e solo un valore che un oggetto ha per qualcuno, a seconda della sua personale esperienza e non un valore insito nell'oggetto.

Detto e confermato ciò, mi ritrovo ad avere un'opinione ora che è un vero e proprio paradosso, se confrontata a quella con cui ho aperto questo post.
Se è vero che il valore è un riflesso dell'esperienza propria, allora non sarebbe corretto sminuire un'opera (in genere, oltre che fotografica anche letteraria) che mi sembra ingenua, insensata.

Tutto può essere arte, e anche no. Tutto sta nell' i n t e n z i o n a l i t à del mittente/artista e nell' e s p e r i e n z a che egli ha dell'oggetto.

"Per riconoscere se una cosa è bella o no, la riferiamo al soggetto, al suo sentimento di piacere o dispiacere. Il giudizio di gusto non è un giudizio di conoscenza, quindi logico, ma è estetico e, quindi, soggettivo"
> Kant

"La bellezza delle cose non è una qualità delle cose stesse: essa esiste soltanto nella mente che le contempla"
> Hume

Non si può dare nessuna regola oggettiva sul gusto che determini che cosa sia o no bello. L' "assoluta verità" di un giudizio è, in quanto estetica, una universalità soggettiva, riferita alla sfera dei giudicanti; il giudizio è suggerito dalla riflessione del soggetto sulla propria esperienza.


@ Simo. Questa postilla è per te: devi scusarmi se ancora non ti ho risposto, se ho lasciato argomenti (belli, importanti e interessanti) in sospeso. TI chiedo scusa non perché 'te lo devo', ma perché sinceramente mi interessa davvero risponderti; sei la prima persona con cui ho instaurato tramite il blog - e quindi tramite i miei argomenti - un bel dialogo, sui discorsi più diversi e soprattutto riuscendo a viaggiare da un discorso all'altro come niente, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, come se tutto ciò di cui si parla fosse un tutt'uno.... o almeno, così è come lo rendiamo noi con il nostro modo di dialogare e di parlare delle Cose.
In questi giorni tendo però a sentirmi come una donna incinta che deve partorire: come se tenessi in grembo un bambino e fosse arrivato il fatidico giorno: non posso tenerlo dentro, devo farlo uscire, devo partorirlo questo bambino. Il bambino è il pensiero. Il parto è la stesura della creazione mentale, di quel pensiero. Metafora, questa, per dire che ciò che sento di voler scrivere in questi giorni non può aspettare, non deve aspettare, al diavolo tutto il resto mi vien da dire (non tu ovviamente, è per dire ;). Scrivo sempre per necessità, per bisogno personale.
Non appena mi 'fermo' un attimo con lo studio (ossia non appena avrò dato l'esame tanto atteso .. e non chiedermi il giorno perché tanto non lo dico :) cercherò di recuperare qualcuna - se non tutte! - delle cose lasciate indietro.

Un bacino, a te, Simo.

 
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La vera arte è l'arte antica, intesa come techne, ossia un'arte capace non di rendere il raffigurato più bello di quello che è in realtà, ma che in grado di coglierne e raffigurarne l'essenza. Per questo Aristotele spiega che si gode e si prova piacere anche nel vedere raffigurato ciò che è doloroso e brutto, drammatico o spregevole, perché il piacere che si prova non è infatti vista nel senso di un piacere fine a se stesso ma è d'ordine conoscitivo.
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